Abbas Milani

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Milani nel 2010

Abbas Malekzadeh Milani (1949 – vivente), storico iraniano.

Citazioni di Abbas Milani[modifica]

Conversazione con Francesco de Leo

da Francesco de Leo, L'ultimo scià d'Iran, Guerino e Associati, 2019, pp. 81-90, ISBN 978-88-6250-738-7

  • Il padre pensava che la modernità potesse arrivare in Iran se avesse limitato il ruolo del clero; il figlio, che temeva il comunismo, pensava che l'unico modo per assicurare la propria sopravvivenza era dare più potere al clero. Questo finì per essere la sua rovina.
  • Non ero un sostenitore dello Scià quando era al potere, ma il modo in cui lo trattarono fu davvero vergognoso; lo Scià non era stato peggio di altri dittatori come Idi Amin, per esempio, o Marcos. A queste persone venne permesso di vivere in pace, venne dato un posto sicuro dove vivere, mentre lo Scià venne trasformato in una sorta di paria, costretto a spostarsi da un Paese all'altro, con la paura di essere arrestato.
  • Io penso che lo Scià amasse l'Iran, che volesse il meglio per il proprio Paese, e raggiunse molti risultati. Ma penso anche che abbia avuto il grande difetto di essere convinto di sapere meglio di chiunque altro cosa fosse il bene per l'Iran, in relazione all'economia, alla sfera politica e culturale.
  • Proprio quando l'Iran necessitava di un po' più di democrazia, diventò più autoritario. E al primo segno di crisi, perse il coraggio, perse la capacità di prendere decisioni sagge e approfondite. Quando era forte, ruggiva come un leone; al primo segno di crisi, diventava debole come un gattino.
  • Ritengo che la Rivoluzione Bianca abbia alcuni aspetti positivi, in quanto voleva porre fine al carattere feudale dell'economia iraniana che durava da secoli, voleva che le donne fossero presenti nella sfera pubblica e politica, voleva contribuire a eliminare l'analfabetismo attraverso la creazione di una base di laureati e diplomati che potessero dedicarsi all'insegnamento. Questi sono elementi certamente positivi. Tuttavia, credo che i metodi adottati dallo Scià per realizzare tutto questo siano stati un po' problematici; un esempio fu l'idea di prendere la terra dall'aristocrazia con la forza, che in un certo senso aprì la strada alla futura espropriazione della terra.
  • L'Iran passò da un'economia prevalentemente rurale a un'economia urbana; milioni di persone si spostarono da paesi e villaggi verso le città, molti di loro si ritrovano a vivere in baraccopoli; molti portarono con sé valori religiosi conservatori. E le uniche forze che potevano muovere gli abitanti di paesi e villaggi erano le forze religiose, perché i democratici erano stati eliminati dalla scena politica. Le forze religiose furono attive nella mobilitazione di questi nuovi abitanti delle città e diventarono un elemento fondamentale della Rivoluzione islamica.
  • Penso che Mossadeq sia stato un nazionalista, un patriota che fece però alcuni gravi errori, secondo il mio punto di vista. Non fece nessuno sforzo per comprendere a fondo l'economia del petrolio, non riuscì mai a comprendere quanto l'economia iraniana fosse in crisi; fu riluttante a raggiungere qualsiasi compromesso, preferì rimanere l'eroe del nazionalismo iraniano, evidentemente questo fu il suo piano. Inoltre, ritengo che abbia intrapreso azioni che indebolirono la sua popolarità, indicendo un referendum che non era nella Costituzione, ignorando i consigli ricevuti. Azioni di questo tipo lo indebolirono, e quando perse il supporto del clero diventò molto vulnerabile. Sono convinto che il suo grande contributo sia stato lo sforzo per nazionalizzare il petrolio iraniano e affrontare la Gran Bretagna, che aveva trattato male l'Iran, ma il suo grande errore fu quello di non riconoscere il reale potere che aveva e di volere ottenere tutto ciò che voleva, a costo di sfidare chiunque. Invece venne destituito e credo che in un certo senso da allora il Paese non si sia mai più ripreso.
  • Credo che ci sia davvero un sentimento, una sorta di interesse romantico verso l'era dei Pahlavi, in particolare verso Reza Scià. Ritengo che sia emerso come una figura davvero iconica di ciò che l'Iran avrebbe potuto essere, di ciò che avrebbe dovuto essere.
  • Per quanto riguarda il futuro, se parliamo del breve periodo sono molto preoccupato a proposito dell'Iran. Credo che il regime stia fronteggiando la sua crisi più grave, è una crisi strutturale che riguarda l'economia, l'ecologia, la cultura, la politica e l'etica. Dal mio punto di vista, è un momento di grandi sfide. Il passo in avanti potrà essere agevole o difficile. Questo dipenderà dalla leadership, se avrà o meno la saggezza di riconoscere che questa è una crisi esistenziale seria, non solo per il regime, ma anche per l'Iran; se accetterà l'inevitabile, ovvero di non essere stata in grado di gestire questa crisi e che quindi abbiamo bisogno di un certo tipo di cambiamento. Ma nel medio e lungo periodo, sono molto ottimista sull'Iran, perché tra tutte le società musulmane del Medio Oriente, questa è quella che ha combattuto più a lungo per la democrazia. È la società che ha uno dei movimenti femminili più attivi, la classe media istruita più vasta, è una società esperta in social media, ha avuto una diaspora di successo che può aiutare nella transizione verso la democrazia.

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