Abele De Blasio

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Abele De Blasio (1858 – 1945), scrittore, medico e antropologo.

Usi e costumi dei camorristi[modifica]

Guappo camorrista (1866)

Incipit[modifica]

Cerimoniale di ammissione
Elezione del giovinetto onorato
In questa città vi è una classe di monelli, figli quasi sempre di pregiudicati e di prostitute, detti guagliune 'e mala vita o palatini, che si distinguono, come disse il Dores, da tutti gli altri coetanei «per avere un'aria precoce di vizio, di efferatezza e di cinismo. Sono svelti ed intelligenti; guardano e parlano con la sfrontatezza e l'audacia di vecchi malfattori; negli scrollamenti del capo, nelle alzate di spalle, nello strizzare gli occhi, in tutti gli atti rivelano il delinquente, che non si educa, ma diviene più astuto e più formidabile, al contatto della società».
Non appena uno di questi giunge ad una certa età, e si crede meritevole di occupare il primo scalino della gerarchia camorristica, presenta i suoi titoli di... bravura al contajuolo dei picciotti, il quale ne parla al contajuolo dei camorristi, e quest'ultimo ne tiene parola al caposocietà del proprio quartiere.

Citazioni[modifica]

  • Fra i nostri pregiudicati, la classe più abietta è quella che vive alle spalle delle male-femmine, e sono i così detti ricottari o sciammerie. Non appena arriva in qualche casino una nuova colomba, subito le si propone, o dalla mammà o dalle compagne, 'o nnammurato il quale fra i sozzi baci e le scipite carezze, fa alla disgraziata la dichiarazione del suo turpe amore.
    Da principio questa novella Messalina fa un po' la sostenuta; ma tanto si convince che anch'essa, come le tante altre, ha di bisogno, se vuole menare innanzi quella vita, di due protettori: cioè di un santo e di un amante sparatore. (Esazione della camorra, Camorra sulle prostitute, pp. 13-14)
  • Un'altra usanza della società dell'umirtà, [...] è o sfregio, [...] Questo deturpamento permanente del viso si suddivide in sfregio d'ammore e di cumanno.
    Per il modo come viene eseguito, dicesi a scippo, a sbarzo e a caca-faccia. Il primo si mette in pratica con pezzi di vetro o con rasoi affilati (taglienti), il secondo con rasoi seghettati (sgranati) ed il terzo, dopo raccolto lo sterco umano in un pezzo di carta, colla sinistra si tiene per i capelli la donna che si vuole sfregiare e colla destra le si passa sul viso quel poco piacevole profumo, accompagnando la manovra colle più oscene male parole. ('O sfregio, p. 131)
  • Come i selvaggi, anche i camorristi credono universalmente alla stregoneria e ricorrono alla fattucchiara in caso di malattie, d'amor non corrisposto ed allorquando debbono arrischiarsi in qualche impresa di società. Così tre croci fatte col pollice della destra accompagnate da: Cessa da ccà, fuje da ccà, nun me fa cchiù spantecà, sono bastevoli per far cessare le coliche ventrali e mettere in fuga i vermi intestinali. (La superstizione, p. 161)

Bibliografia[modifica]

  • Abele De Blasio, Usi e costumi dei camorristi, a cura di Luca Torre, Napoli 1993.

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