Alessandro Guiccioli

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Alessandro Guiccioli

Alessandro Guiccioli (1843 – 1922), diplomatico e politico italiano.

Quintino Sella[modifica]

  • Un aforisma francese noto ai più, afferma che nessuno è un eroe pel proprio servo, e cioè che i grandi uomini, veduti da vicino, spesso sembrano molto piccini e dappoco; ma l'inverso era del Sella, che a nessuno appariva così buono e grande come a coloro che avevano con lui giornaliera dimestichezza. (vol. I, Prefazione, p. V)
  • Al Sella il club alpino non deve solo le origini, ma anche il grande sviluppo che ebbe di poi, giacché vi consacrò tutta quella energia e prontezza d'ingegno mirabili di cui non era mai avaro per le cose che gli stavano a cuore. E molto a cuore gli stava l'alpinismo, nel quale confidava come un mezzo potente di quella sana e virile educazione tanto necessaria agli italiani. (vol. I, cap. 3, p. 79)
  • La convenzione di settembre [...] ebbe indirettamente due altre conseguenze, buona l'una, cattiva l'altra. La prima fu di far sparire, pel mutamento di capitale[1], le accuse di piemontesismo e le rivalità rispetto a Torino. L'Italia a Firenze cessò di apparire un Piemonte ingrandito e così l'opera unificatrice divenne più rapida e più completa. La seconda di far perdere in parte al nuovo Regno il concorso e l'appoggio di una regione forte, laboriosa, educata a libero reggimento quale era la piemontese, regione onde si traevano non solo valorosi soldati, ma funzionari attivi ed onesti, nei quali il sentimento del dovere e i grandi interessi dello Stato prevalevano a qualsiasi altra considerazione. (vol. I, cap. 3, p. 95)
  • Il Lanza, [...], si avvicinava di molto alle idee del Sella, così per la questione romana, che per la guerra franco-tedesca. La natura lo aveva dotato di un senso pratico molto giusto che la lunga consuetudine dei pubblici negozi aveva affinato, e che gli valse quella influenza politica che altri acquistarono in grazia di qualità più appariscenti. Egli giudicava rettamente delle vere disposizioni dell'opinione pubblica e delle condizioni morali ed economiche del paese, e ciò lo rendeva decisamente avverso ad una politica di avventure. (vol. I, cap. 9, pp. 266-267)

Note[modifica]

  1. Nel 1865, qualche mese dopo la firma della Convenzione, la capitale del Regno fu trasferita da Torino a Firenze.

Bibliografia[modifica]

  • Alessandro Guiccioli, Quintino Sella, Officina tipografica Minelliana, Rovigo, 1887, vol. I.

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