Alla luce del sole

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Alla luce del sole

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Titolo originale

Alla luce del sole

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 2005
Genere drammatico
Regia Roberto Faenza
Soggetto Roberto Faenza
Sceneggiatura Roberto Faenza con la collaborazione di Gianni Arduini, Giacomo Maia, Dino Gentili, Filippo Gentili, Cristiana Del Bello
Produttore Elda Ferri
Interpreti e personaggi

Alla luce del sole, film italiano del 2005 con Luca Zingaretti, regia di Roberto Faenza.

Frasi[modifica]

  • Signore... tu che scrivi dritto sulle righe storte...mostrami il cammino...non lasciarmi solo, ti prego. (Don Puglisi)
  • Pensare tutti con la propria testa: è proprio questo il lavoro che io voglio fare con voi. Abituarsi a pensare con la propria testa. Dire di sì se pensiamo che sia giusto dire di sì, dire di no se pensiamo che sia giusto dire di no. Insomma, non avere paura di rompere le scatole. (Don Puglisi)
  • Non ti ho potuto salutare perché sono partito all’improvviso insieme a Giovanna. Andiamo a Milano, dalla sorella di mia madre. Di mio nonno ho saputo cose che non oso nemmeno dire. È come se fossero morti mio padre e mia madre per la seconda volta. Te ne parlerò quando avrò la forza.
    Ricordi quella poesia di Spoon River che ci hai letto a scuola? Gli aveva catturato l’anima con un laccio che lo dissanguava. Dentro l’anima perdo sangue, ma saprò reagire. Il coraggio di questa partenza lo devo a te, al tuo insegnamento. Tornerò. Grazie Don Pino. (Rosario)
  • Vi aspettavo. (Don Puglisi)

Dialoghi[modifica]

  • Don Puglisi: Ciao.
    Bambino: Ciao.
    Fratello: Ciao.
    Don Puglisi: Che ci fate qua tutti soli?
    Bambino: Aspettiamo la mamma.
    Don Puglisi: E quando torna? [Il bambino fa spallucce]…bé, sentite…dite a vostra madre che quando ha bisogno…può portarvi in parrocchia. Siete mai stati in parrocchia?
    Bambino: Tu che fai tutte ‘ste ddomande, chi sei, sbirro?
    Don Puglisi: [Ride] No, non sono sbirro…sono ‘u parroco. Il padrino. La vedete quella casa? Lì ci sono nato io. Voi ancora non c’eravate.
    Bambino: E quand’eri piccolo eri già padrino?
    Don Puglisi: No, lo sono diventato da grande. A te che piacerebbe fare da grande? [Il bambino fa di nuovo spallucce; Don Puglisi si rivolge a suo fratello.] E a te?
    Fratello: Voglio Comperare una pistola.
    Don Puglisi: [Nel ridere]…Comperare una pistola…?! …E perché?
    Bambino: Per abbattere gli sbirri che hanno arrestato nostro padre.
  • Cardinale: Vuoi rinunciare, questo sei venuto a dirmi?
    Don Puglisi: Eminenza, siamo sinceri…I grandi, la speranza di cambiarli, è pura illusione, ma i piccoli…lei dovrebbe vedere i loro occhi, sono lì che non aspettano altro che giocare....e invece all’età di andare a scuola già fanno da corrieri alla mafia. E poi sembrerebbe una bestemmia, ma per molti la strada è mille volte meglio della casa. Ecco…sottrarli alla violenza, dargli l’opportunità di studiare, di imparare l’italiano, di crescere liberi, questo è il progetto.
    Cardinale: Allora di un sogno sei venuto a parlarmi.
    Don Puglisi: Noo…no, eminenza, anche se i sogni colorano il mondo…no, io sono venuto a chiedere rinforzi. Perché da solo non ce la posso fare.
    Cardinale: Avresti bisogno di un viceparroco. La conosci la situazione? Purtroppo, ancora, ai supermercati preti non ne vendono.
  • Suor Carolina: Sei ancora arrabbiato?
    Don Puglisi: A te…cosa ti ha spinto a diventare suora?
    Suor Carolina La voglia di verità. Ricordo che quando ero bambina passavo le giornate intere a leggere le favole. Poi crescendo tutti mi dicevano: «Carolina, ma guarda la realtà.» E tutto quello che pensavo di fare…forse la giornalista… o che so, forse la sposa…mi rendeva infelice.
    Don Puglisi: …E allora?
    Suor Carolina: Allora ho cominciato a chiedermi: «È possibile che non ci sia un modo per avvicinare la realtà ai nostri sogni?» …come nelle favole. Tu piuttosto perché hai accettato questa parrocchia?
    Don Puglisi: Ma io sono nato qui…tutti quelli che sono cresciuti con me sono diventati o mafiosi o criminali, non hanno avuto alternative…io invece ho avuto fortuna. Mio padre e mia madre mi hanno insegnato il valore dell’onestà, del lavoro…insomma, ho sentito che dovresti dire qualcosa…
    Suor Carolina: Ma cosa ci fai con quel martello?
    Don Puglisi: Ah ah, questo…? Era di mio padre, faceva il ciabattino…io intanto mi ci riparo le scarpe!
    Suor Carolina: Ma sai riparare anche le scarpe da donna?
    Don Puglisi: Con questo? Di certo. Che, c’è qualche scarpa da riparare?
    Suor Carolina: Eeh… vedrai! Tra le mie, quelle di Suor Elena e di Suor Anna…
    Don Puglisi: Eh Eh, che è, una minaccia…!

Explicit[modifica]

Don Puglisi è stato assassinato il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno.

A sparare Salvatore Grigoli, 28 anni, 13 omicidi alle spalle. Mandanti i fratelli Graviano, boss di Brancaccio, complici negli attentati ai giudici Falcone e Borsellino, e nelle stragi di Firenze, Roma e Milano del 1992 e 1993. (didascalie)

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