Andrea Charvaz

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Andrea Charvaz

Andrea Charvaz, a volte indicato anche come André o Andreas (1793 – 1870), arcivescovo cattolico italiano.

Citazioni di Andrea Charvaz[modifica]

  • [Rivolto a Vittorio Emanuele II, che manifestava scrupoli religiosi sull'introduzione della legge sul matrimonio civile] V. M. ha l'obbligo come Re di ascoltare il Papa, ma ha pure quello di mantenere il credito e la popolarità che col suo leale carattere si è acquistata, e che è fondamento di credito e di prosperità del regno. Si tenga conseguente agli ordini costituzionali, e lasci gridare i fanatici e gli ignoranti.[1]

Citazioni su Andrea Charvaz[modifica]

  • Era salito a quella sede[2] un savoiardo che dovea far rimpiangere i tempi del suo predecessore Bigex, tanto lo vinceva per furberia e intolleranza. Avea nome Andrea Charvaz, e godeva molto favore alla corte, per essere stato precettore de' figli di Carlo Alberto. Insediato che fu, vide un giorno venire a lui il Moderatore de' Valdesi; il quale, nel salutarlo amichevolmente, cominciò a chiedergli di non irritare colle sue pratiche, pur troppo già avviate, i suoi correligionari, e gli faceva considerare che se le leggi rigorose contro i Valdesi esistevano pur sempre, però accennavano a cadere in disuso, aspettarsi quindi dalla sua benevolenza che volesse tralasciare di provocarne l'applicazione. Se non altro, ebbe franca risposta. «Finché non sono abrogati gli antichi editti, disse il Chavaz, m'adoprerò quanto saprò a far sì che vengano osservati.» E tenne la parola. (Emilio Comba)
  • Il Charvaz [precettore dei figli di Carlo Alberto di Savoia, Vittorio Emanuele e Ferdinando] non era né piaggiatore, né burbero, né arrendevole, né soverchiamente severo ed aveva l'arte di osservare e quella maggiore di trarre dalle osservazioni utili norme per il governo dei suoi alunni. Carlo Alberto non prescrisse al Charvaz, come costumava l'antica monarchia, alcuna regola per la loro educazione, ma lo lasciò libero, anzi consentì perfino che si provasse a mettere in esecuzione un suo disegno speciale che poi interruppe avendo dovuto, appena trascorsi quattro anni, cedere ad altre mani i piccoli principi. Nel periodo in cui operò da solo egli seppe acquistare grande autorità sul loro animo, rendere loro abituale il lavoro e l'osservanza del dovere, istruirli nei primi e più difficili rudimenti delle lettere e mantenere infine la semplicità dei modi e la schiettezza dell'indole. (Domenico Berti)
  • Monsignor Charvaz non era un cortigiano: amava il Re [Vittorio Emanuele II] del rispettoso affetto di suddito fedele; non dimenticava di averlo avuto a discepolo, e con la duplice autorità del suo ministerio sacerdotale e di una paterna affezione usava sovente ricordargli i precetti, che a lui giovanetto aveva dati. Il buon Re diceva che monsignor Charvaz gli faceva sempre qualche predica, ma anziché dolersi della severità dell'antico precettore, ravvisava in essa la prova del non mutato affetto, e bramava ch'egli lo tenesse sempre in buon concetto. (Giuseppe Massari)

Note[modifica]

  1. Citato in Giuseppe Massari, La vita ed il regno di Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d'Italia, vol. I, Fratelli Treves editori, Milano, 1878, cap. XXIX, p. 211.
  2. Diocesi di Pinerolo.

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