Angelo Massarelli

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Angelo Massarelli (1510 – 1566), vescovo cattolico italiano.

Citazioni di Angelo Massarelli[modifica]

  • Da un lato, fuor dell'abitato tre miglia, scorre il torrente Fersina, le cui acque introdotte nella città sono così comodamente distribuite, che non havvi né via né strada di essa (cosa meravigliosa) senza corso d'acqua. I circonvicini terreni sono ben coltivati, e gli ameni colli, che si vedono d'intorno, vanno a finire in altissimi monti, sui quali quasi tutto l'anno biancheggiano le nevi, che su qualche cima restano perenni. Vi crescono il frumento e il vino necessario al bisogno del paese. La carne di vitello e tutte le altre sono a vil prezzo, tanto che diciotto once di quelle valgono dai sette agli otto quattrini. Trae l'abbondanza il pesce dal lago di Garda e dall'Adige.[1]
  • Ha la città parecchi grandiosi templi, fra i quali grandeggia l'episcopale dedicato a S. Vigilio. La Chiesa di Trento, veneranda per antichità, ha diciotto Canonici, i quali eleggono il Vescovo; ciascun d'essi ha la rendita di almeno duecento scudi d'oro. Molte dignità vi si contano quali l'Arcidiacono, il Decano, e altre parecchie di grande estimazione. La città è abitata da Italiani e Alemanni, che vivono in separati quartieri. Questi ultimi tanto uomini che donne vestono l'abito di lor natione, mentre gl'Italiani seguono le fogge, gli usi e i costumi italiani, vanno nelle proprie chiese, e ascoltano i predicatori nella loro rispettiva favella.[2]
  • Questa città di Trento è soggetta nel temporale e nello spirituale al suo Vescovo. Il Re dei Romani, Conte del Tirolo, tiene permanentemente nella città un Capitano suo rappresentante. La rendita annua del vescovado ascende a dodici mila Scudi d'oro. La città è posta in una pianura nella valle fra scoscesi monti, in riva allo Adige, sopra il quale sta un ponte in legno a sette archi abbastanza bello. Ha circa mille case, alcuni bellissimi edifizi e molte vie regolari, con ampie piazze, ha molti palazzi, fra i quali primeggi per bellezza e grandiosità il vescovile. Fu questo palazzo[3]fatto costruire da Bernardo Clesio, antecessore al presente Vescovo. È diviso in due parti, la nuova e la vecchia. Così è pieno di svariati adornamenti, che chi lo visita, è duopo confessi, non aver veduto in altro luogo palazzo più bello ed ornato, come io devo spontaneamente dirlo.[4]

Note[modifica]

  1. Citato in Elio Fox, Storie delle osterie trentine L'ospitalità dal XIII al XX secolo, Ricerca fotografica di Flavio Faganello, Curcu & Genovese, Trento, 1996, p. 104.
  2. Citato in Elio Fox, Storie delle osterie trentine L'ospitalità dal XIII al XX secolo, Ricerca fotografica di Flavio Faganello, Curcu & Genovese, Trento, 1996, pp. 104-105.
  3. Si tratta del Castello del Buonconsiglio, indicato dal Massarelli come "palazzo vescovile" perché tale era allora, ossia residenza del Principe vescovo, e tale sarebbe rimasto fino al 1776, anno in cui Trento venne invasa dalle truppe napoleoniche. Cfr.voce su Wikipedia.
  4. Citato in Elio Fox, Storie delle osterie trentine L'ospitalità dal XIII al XX secolo, Ricerca fotografica di Flavio Faganello, Curcu & Genovese, Trento, 1996, p. 104.

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