August von Platen-Hallermünde

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August von Platen-Hallermünde

August von Platen-Hallermünde (1796 – 1835), poeta e drammaturgo tedesco.

  • Vieni o straniero nella grande Napoli, vedila, e muori! | Ama e inebriati, godi mentre l'attimo fugge | Il più splendido sogno, scorda i desideri delusi, | e i tormenti che un demone ha tessuto nella tua vita: | impara qui a godere, ad essere felice, e poi muori! (da Impressioni di Napoli; citato in Lucio Fino, Napoli romantica, Grimaldi, 2001)
  • [Carlo V, dopo aver rinunciato alla corona imperiale, chiede accoglienza ai monaci di Yuste nell'Estremadura] È notte, e il nembo urla piú sempre e il vento. | Frati spagnoli, apritemi il convento. || Lasciatemi posar sino a i divini | Misteri e al suon de’ bronzi matutini. | Datemi allor quel che potete dare; | date una bara ed uno scapolare, || date una cella e la benedizione | a chi di mezzo mondo era padrone. || Questo capo a la chierca apparecchiato | fu di molte corone incoronato. | Questo a le rozze lane òmero inchino | levossi imperïal ne l'ermellino. | Or morto in vista pria che in cimitero | ruino anch'io come l'antico impero. (Il pellegrino davanti a S. Just, traduzione di Giosuè Carducci, citato da Vittorio Santoli, in Letteratura tedesca moderna, Sansoni/Accademia, 1971; (L'ottocento mediano. La lirica, p. 241)
  • [La tomba nel Busento] Cupi a notte canti suonano | da Cosenza su 'l Busento, | cupo il fiume gli rimormora | dal suo gorgo sonnolento. || Su e giù pe ’l fiume passano | e ripassano ombre lente: | Alarico i Goti piangono, | il gran morto di lor gente. || Ahi sí presto e da la patria | cosí lungi avrà il riposo, | mentre ancor bionda per gli òmeri | va la chioma al poderoso! || Del Busento ecco si schierano | su le sponde i Goti a pruova, | e dal corso usato il piegano | dischiudendo una via nuova. || Dove l'onde pria muggivano, | cavan, cavano la terra; | e profondo il corpo calano, | a cavallo, armato in guerra. || Lui di terra anche ricoprono | e gli arnesi d'òr lucenti; | de l′eroe crescan su l'umida | fossa l'erbe de i torrenti! | Poi, ridotto a i noti tramiti, | il Busento lasciò l'onde | per l'antico letto valide | spumeggiar tra le due sponde. || Cantò allora un coro d’uomini: | « Dormi, o re, ne la tua gloria! | Man romana mai non víoli | la tua tomba e la memoria! » . || Cantò e lungo il canto udivasi | per le schiere gote errare: | recal tu, Busento rapido, | recal tu da mare a mare. (La tomba nel Busento, traduzione di Giosuè Carducci, citato da Vittorio Santoli in Letteratura tedesca moderna, Sansoni/Accademia, 1971; (L'ottocento Mediano. La lirica, pp. 241-242)

Citazioni su August von Platen[modifica]

  • L'incompleta comprensione di se stesso, il non ammettere che il suo amore non era per nulla più sublime, ma un amore come tutti gli altri, se pure – almeno al tempo suo – con più scarse possibilità di felice esaudimento, questo equivoco insomma lo spinse all'ingiustizia, all'insanabile amarezza, all'esacerbato rancore per il dispregio e la durezza in (sic) cui la sua ardente dedizione si scontrava quasi ad ogni momento ed esso ha parte evidentissima nel suo risentimento contro la Germania e contro tutto ciò che è tedesco, e finì per spingerlo all'esilio ed alla morte solitaria. (Thomas Mann)

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