Augusto Serena

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Augusto Serena (1868 – 1946), letterato e insegnante italiano.

La cultura umanistica a Treviso nel secolo decimoquinto[modifica]

Incipit[modifica]

L'anno 1373, moriva in Treviso un ricchissimo cittadino popolare, che, fra l'altre sue munifiche disposizioni testamentarie, aveva già lasciato, in pecunia numerata, ottantamila ducati (di lire nostre, circa un milione e mezzo) all'Ospitale dei Battuti, obbligandolo ad erogarne la rendita nel maritar donzelle povere, nel soccorrere gl'imprigionati per debiti, e i poveri specialmente vergognosi.
Lo splendido atto di carità – così viene qualificato da valenti scrittori di cose trevigiane – perde molto del merito suo, quando si consideri che il ricchissimo testatore, Oliviero Forzetta, nipote e figliuol d'usurai, processati dalla Curia pro male ablatis, commerciante del denaro egli stesso per tutta la vita, aveva già trattati come affari e conclusi cinque matrimoni, senz'averne sorriso ed orgoglio di prole; e pur voleva perpetuar il suo nome con le ingenti, ma impure ricchezze, e col fine pio stornar da esse e dalla sua memoria le inquisizioni e le condanne ecclesiastiche.

Citazioni[modifica]

  • Il padre Federici aveva, nella critica, un suo sistema particolare. Veronese di nascita, trevigiano per lunga consuetudine di dimora come maestro nel convento domenicano di San Nicolò, si diede con lodevole fervore a raccogliere d'ogni fatta notizie, che riguardassero la storia religiosa civile ed artistica della nostra città; e si propose di dimostrare, che essa ebbe sempre, in tutto, se non il primato, un posto onorevolissimo fra le più famose. Naturalmente, i documenti non potevano ogni volta cospirare al fine di lui: allora, dovevano subire uno strano processo di elaborazione. O venivano citati a brani, per quel tanto che alla tesi assunta poteva giovare; o, con bonaria furberia, fraintesi nella interpretazione; o, con lento sviluppo di formule, sostanzialmente modificati. Si passava dal dubbio più timido, all'affermazione più sicura! E, quando i documenti mancavano, non mancava l'ardimento di riferirsi a qualche Anonimo misterioso, o a Registri e Libri in vano cercati di poi. (Prefazione, pp. 7-8)
  • [Oliviero Forzetta] Questo raccoglitore di classici latini, che riportava libri da Venezia come un tesoro, ventisett'anni prima che il Petrarca promettesse i suoi alla Repubblica, continuandone poi sempre l'incetta, si trovò ad avere, dopo più che un trentennio, una raccolta d'anticaglie ed una biblioteca, che gli studiosi certo gl'invidiavano. Questo si sapeva; ma non si sapeva finora come avesse di tal tesoro disposto morendo il geniale usuraio. (cap. I, pp. 6-7)
  • Probo, modesto, religioso; poeta no, ma disinvolto prosatore latino, e spesso elegante, quantunque lasciasse desiderar talora maggiore purezza di dicitura e maggiore castigatezza di costruzione; anche fra noi [a Treviso] dovette Ognibene seguir le orme di Vittorino[1] nel suo insegnamento, non meno badando ad educare che ad istruire gli alunni suoi, i quali riguardò sempre come figliuoli. (cap. III, p. 72)
  • [...] il latino delle cancellerie e delle scuole, dei chierici e dei giureconsulti e dei phisici, saliva togato a palazzo, montava sulle cattedre, salmodiava, sentenziava, spediva ricette, venerabile al volgo; ma codesto volgo, che non ardiva certo contrastargli il primato, pur seguitava a cantare per le vie, a favoleggiar per le case, a disputar anche nelle sue adunanze, e della sua viva voce fermava anch'esso nelle carte una durevole testimonianza [della lingua volgare]. (cap. VII, p. 220)
  • [...] i pochi documenti della letteratura volgare, anche anonimi, che ci è dato di segnalare fra noi [a Treviso] nel secolo XV, ci bastano a mostrare, che, neppur nel tempo più laborioso della cultura umanistica, fu del tutto bandito e quasi dimenticato il volgare; e che non è vero – come una volta si diceva – ch'esso, quasi fenice abbruciata e risorta, rinascesse ex novo in pieno cinquecento; ma che, riguardato talora amorevolmente dagli umanisti stessi, perfino in queste provincie così lontane da quella che aveva avuto La gloria del triumvirato toscano, rende imagine d'un limpido ruscello per lo più nascosto da una nuova vegetazione superba, ma di quando in quando riscintillante al sole. (cap. VII, pp. 221-222)
  • [Giovanni Aurelio Augurelli] Probo, schietto, festevole; «degli amici amator miracoloso»; maestro efficacissimo; adoratore de' poeti antichi, di Omero e Teocrito, di Orazio e Vergilio specialmente, e, fra i nostri, del Petrarca; delle eleganze della lingua latina àrbitro veramente, e sicuro conoscitore della greca; delle antiche cose indagatore curioso e giudice intelligente; verseggiatore ne' giambi singolarmente commendevole. (cap. VIII, p. 292)

Note[modifica]

  1. Vittorino de' Rambaldoni, meglio conosciuto come Vittorino da Feltre (1373 o 1378 – 1446), umanista ed educatore italiano.

Bibliografia[modifica]

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