Averroè

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Averroè

Averroè, in arabo Abū l-Walīd Muhammad ibn Ahmad Muhammad ibn Rushd, nel Medioevo diventa Aven Roshd e infine Averroes (1126 – 1198), filosofo, medico, matematico e giurisperito arabo.

Citazioni di Averroè[modifica]

  • Dato che la Legge prescrive lo studio degli esseri (del cielo e della terra) con l'intelligenza e di riflettere su di essi ed essendo la riflessione nient'altro che ricavare l'ignoto dal noto, e in ciò consiste il ragionamento, ne consegue che ci viene imposto dalla Legge di effettuare lo studio degli esseri mediante il ragionamento. (da Philosophie und Theologie, Monaco, 1875[1])
  • [...] è cosa nota che la fama di molti predecessori è spesso causa di errori in molti successori. (da prologo di Destructio[1])
  • [Aristotele] È il modello che la natura ci ha fornito per svelare la massima perfezione che l'uomo può raggiungere in questo mondo. (da Commentarium magnum in Aristotelis, "De Anima III"[1])
  • Le speculazioni dimostrative della filosofia non possono arrivare a contraddire il contenuto della Legge, perché la verità non può mettersi in conflitto con la verità, ma al contrario è in accordo con essa e le rende testimonianza. Che questa sia la situazione effettiva risulta dal fatto che, quando una speculazione dimostrativa porta alla conoscenza di qualcosa di reale, le sole alternative possibili sono le seguenti: o la Legge non dice nulla al riguardo oppure dice qualcosa. Se non dice nulla, non ci può essere nessuna contraddizione. Se dice qualcosa, allora l'espressione esterna o concorda con ciò che è detto della speculazione dimostrativa o la contraddice. Se la contraddice allora diviene necessaria una interpretazione. Questa ha per scopo di ricavare il significato profondo di ciò che la parola della Legge esprime in modo figurato. (da Philosophie und Theologie, Monaco, 1875, p. 7[1])
  • O uomini! Io non dico che questa scienza che voi chiamate divina sia falsa; dico soltanto che io sono uno che conosce la scienza umana.[2]

Attribuite[modifica]

  • La religione cristiana è la religione delle cose impossibili; la giudaica, è religione da fanciulli; la maomettana, da porci.[3]
Religio christianorum, religio impossibilium; religio judaeorum, religio puerorum; religio Mahometanorum, religio porcorum.
  • Muoia l'anima mia della morte dei filosofi.[4]
Moriatur anima mea morte philosophorum.

Note[modifica]

  1. a b c d Citato in Battista Mondin, Storia della metafisica, Volume 2°, ESD.
  2. Citato in Henry Corbin, Storia della filosofia islamica, Adelphi, p. 250. ISBN 88-459-0141-6
  3. Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 491-492.
  4. Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 491.

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