Avestā

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Il mondo secondo l'Avestā, tratto da M. Boyce, Textual Sources for the Study of Zoroastrianism, Glasgow, 1984, p. 17

L'Avestā ("Il Fondamentale" o "Il Comandamento" [di Zarathuštra]) è il titolo complessivo dei testi sacri dell'antico Iran, appartenenti alla religione mazdeista.

Incipit[modifica]

Annuncio e offro questo sacrificio a Ahura Mazda: allo splendente e glorioso, al più grande, al più buono, al più bello degli esseri.
[Avestā, traduzione francese di J. Darmesteter, 1892, citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • Questi buoni pensieri, parole, opere, questi Haoma, queste offerte di carne, lo zaothra, il baresman, distribuito con santità, questa carne fresca e i due Haurvatāt (che custodisce l'acqua) e Ameratāt (che custodisce le piante e il bosco), anche la carne, lo Haoma e il succo di Haoma, l'incenso e il suo profumo, la sacra sovranità e dignità, la preghiera appropriata con benedizione, la declamazione delle Gāthā, ben recitate, tutto questo ti offriamo e rendiamo noto con queste celebrazioni. (Avestā, Yasna, IV, 1. Traduzione di Arnaldo Alberti, in Avestā, Torino, Utet, 2008, pag. 103)
aveima humatâca hûxtâca hvarshtâca (zôt,) imã haomãsca myazdãsca zaothråsca baresmaca ashaya frastaretem gãmca hudhånghem haurvata ameretâta gãmca hudhånghem haomemca para-haomemca aêsmãsca baoidhîmca imãm anghuyãmca ashayãmca rathwãmca ratufritîmca gâthanãmca sraothrem hvarshtå mãthrå pairica dademahî âca vaêdhayamahî.
  • Io maledico i daēva. Mi professo adoratore di Mazdā, seguace di Zarathuštra, nemico dei daēva e accettando la dottrina di Ahura, lodo e venero gli Ameša Spenta, assegno tutto ciò che è bene ad Ahura Mazdā, pieno di Aša, ricco di splendore, pieno di hvarenah, da Lui proviene la Vacca, da Lui proviene Aša, da lui proviene la Luce e la luminosità delle stelle di cui sono vestiti gli esseri e le cose ricche di gloria. (Avestā. Yasna, XII, 1)
nâismî daêvô, fravarânê mazdayasnô zarathushtrish vîdaêvô ahura-tkaêshô staotâ ameshanãm speñtanãm ýashtâ ameshanãm speñtanãm, ahurâi mazdâi vanghavê vohumaitê vîspâ vohû cinahmî ashâunê raêvaitê hvarenanguhaitê ýâ-zî cîcâ vahishtâ ýenghê gâush ýenghê ashem ýenghê raocå ýenghê raocêbîsh rôithwen hvâthrâ.
  • Invio [questo inno] ad Ahura Mazdā. E chiamo il ratuš[1] del Vīsya[2], e il ratuš dello Zantū[3], chiamo il ratuš del Dahyuma, chiamo il ratuš delle donne e il ratuš della fede mazdeista, la venerata e benevola Parendi, che è la santa dell'umanità, e chiamo questa sacra Terra che ci sostiene. (Avestā. Yasna, XIII, 1)
ahurem mazdãm âmruyê nmânahê nmânô-patôish ratûm â vîsô vîspatôish ratûm â zañtêush zañtupatôish ratûm â dainghêush dainghupatôish ratûm â, khênãnãm ratûm âmruyê daênãm mâzdayesnîm ashîm vanguhîm parêñdîm ýãmcâ bipaitishtanãm ashaonîm imãmcâ zãm ýâ-nå baraitî.
  • Le Mani protese in atto di adorazione verso di te, o Mazdā, io ti prego anche per intercessione di Vohū Manah. il tuo Spirito d'amore, e verso di te o Aša, ordine e rettitudine, [ti prego] di poter godere la luce della saggezza e la coscienza pura, e di poter recare così consolazione all'Anima della Vacca[4]. (Avestā, Yasna. XXVIII, 1. Traduzione di Arnaldo Alberti, in Avestā, Torino, UTET, 2008, p. 150)
ahyâ ýâsâ nemanghâ ustânazastô rafedhrahyâ manyêush mazdâ pourvîm speñtahyâ ashâ vîspêñg shyaothanâ vanghêush xratûm mananghô ýâ xshnevîshâ gêushcâ urvânem.
  • Dimmi quindi che cosa tu Aša[5], e cosa voi mi avete assegnato da meglio conoscere e successivamente da tenere bene a mente, grazie a te, Buon pensiero (Vohû mananghâ)[6], quello che io ho contemplato ('ərəšiš)[7] e per la quale provocherò invidia. Dimmi di tutto questo, o Ahura Mazdā, ciò che accadrà e ciò che non accadrà. (Avestā, Gāthā Ahunavaitī, Yasna, XXXI, 5)
tat môi vîcidyâi vaocâ hyat môi ashâ dâtâ vahyô vîduyê vohû mananghâ mêñcâ daidyâi ýehyâ-mâ ereshish [ərəšiš] tâcît mazdâ ahurâ ýâ nôit vâ anghat anghaitî vâ.

Citazioni sull'Avestā[modifica]

  • La datazione della nascita dell' Avestā (e di conseguenza quella del profeta Zarathuštra) si va così a collocare, a ragion veduta, in un'epoca più vicina al secolo IX che al VII, meno che meno nel VI secolo a.C. come paiono volere non pochi validi iranisti. (Arnaldo Alberti, Avestā, Torino, UTET, 2008, pagg. 14-5)

Note[modifica]

  1. Sacerdote e maestro di giustizia.
  2. Villaggio.
  3. Clan.
  4. L'"Anima della Vacca" rappresenta la Madre Terra, simbolo del Creato e della buona dottrina che lo governa.
  5. Aša è di difficile traduzione, comunque analogo al termine sanscrito vedico di Ṛta, quindi come "ordine cosmico", "verità". È uno degli Ameša Spenta.
  6. Vohū Manah, uno degli Ameša Spenta, inteso come Buon pensiero.
  7. Si riferisce alla visione estatica del Paradiso quando Zarathustra accompagnato dall' Ameša Spenta Vohū Manah viene portato al cospetto di Ahura Mazdā.

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