Bill Bryson

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Bill Bryson

William McGuire "Bill" Bryson (1951 – vivente), scrittore e giornalista statunitense.

In un Paese bruciato dal sole. L'Australia[modifica]

  • Gli abitanti di Sydney sono persone abituate a vivere in una società sicura e libera da pregiudizi, in un clima che ti fa bello e forte, in una della più grandi città del mondo, e che allo stesso tempo vanno a lavorare su un battello uscito da un libro di storie per bambini verso una distesa d'acqua sublime.
  • Avete presente quelle giornate terse, quando il sole risplende con tanta intensità da rendere gli oggetti più banali del paesaggio luminosi come non mai, tanto che edifici e strutture che di solito non degnate di uno sguardo vi appaiono d'improvviso interessanti, se non belli? Be', in Australia sembra che quella luce ce l'abbiano più o meno sempre.
  • Quasi tutte le strade australiane sono a due corsie, e questo fa una bella differenza. Non vi trovate tagliati fuori dal mondo più vasto, come quando siete in autostrada, ma sentite piuttosto di farne parte, di esserne intimamente connessi. Tutti i milioni di dettagli del paesaggio sono di fianco a voi, vicini, non confusi in qualche sfondo lontano, noiosamente epico. La vostra prospettiva cambia in modo radicale. Non ha quindi alcun senso accelerare, meglio, anzi, rallentare e godersi lo scenario. Così non c'è nulla di quella folle urgenza senza scopo che rende ogni tragitto in autostrada una faccenda gravosa e insoddisfacente. Quando attraversate una città su una strada del genere è un evento. Non la superate a velocità sostenuta, ma rallentate e ci scivolate dentro, in una maniera regale, come un carro a una sfilata, abbastanza piano per annuire ai pedoni se vi va e dare un'occhiata alle merci esposte nelle vetrine della Main Street.
  • L'Australia mi piaceva, mi piaceva epidermicamente, senza arzigogoli o dubbi, in un modo che non mi sarei mai aspettato. L'Australia è una gradevole fusione tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Ha una naturalezza, una vivacità, una mancanza di riserve, un agio assoluto con gli stranieri...
  • Forse è il mio innato pessimismo, ma ho come l'impressione che viaggiare ai nostri giorni significhi soprattutto vedere le cose quando è ancora possibile.

Notizie da un'isoletta[modifica]

  • Il segreto del camminatore di successo, lo dico sempre, è che sa quando fermarsi.

Si tratta del racconto di 7 settimane trascorse in giro per il Regno Unito da Dover alle coste settentronali della Scozia. È il saluto alla Gran Bretagna che Bill Bryan si concede prima del suo definitivo ritorno negli Stati Uniti. Un ritratto di "un'isoletta" che Bryson dimostra di adorare in tutti i suoi aspetti, offrendo un resoconto (del suo viaggio, delle città visitate e delle persone incontrate) curioso, divertente e puntuale.

Una città o l'altra. Viaggi in Europa[modifica]

  • Mi affascinava come gli europei potessero essere tanto uguali tra loro pur rimanendo così eternamente e sorprendentemente diversi. (pag. 45)
  • Da quando sono le otto e mezzo, Parigi si è trasformata in un luogo terribile da percorrere a piedi. C'è troppo traffico. Su ogni boulevard incombe una nube azzurrina di gas incombusto. So che il Barone Haussmann aveva fatto di Parigi un posto degno di ammirazione, ma l'amico non aveva ben chiaro il concetto di scorrimento del traffico. (pag. 59)
  • Non ho nulla contro l'edilizia moderna, detesto semplicemente il modo in cui architetti e urbanisti, e chiunque sia responsabile dell'arredo urbano di una città, non tengono conto di una cosa essenziale: le città sono fatte per la gente. Parrebbe abbastanza ovvio, ma è da mezzo secolo che costruiamo città per il beneficio quasi esclusivo di automobili, centri commerciali, appaltatori, gente megalomane che ha i soldi e rifiuta di guardare la città a pianterreno, di vederci un luogo in cui la gente deve vivere e funzionare e andare in giro. (pag. 67)
  • Dal punto di vista di un americano, è interessante notare come i paesi più ricchi d'Europa stiano cedendo entusiasticamente la loro sovranità a un organo che dimostra di non avere né di sottostare ad alcun potere. Sapevate che, in virtù della sua struttura bizantina, la Commissione Europea non sa nemmeno «di quanti membri dispone né quali sono le loro funzioni?» (pag. 80)
  • Ho fatto tre anni di francese a scuola imparando praticamente niente. Il guaio erano quei libri di testo sorprendentemente inutili. Sembrava portassero sempre la firma di qualcuno che aveva evidentemente perso i contatti con il mondo francofono ed erano del tutto avulsi dal mondo reale. [...] Quante volte andando in Francia capita di trovarsi nella necessità di chiedere a qualcuno di pulire una lavagna? Con quale frequenza viene voglia di dire «È inverno. Presto sarà primavera?» (pag. 89)
  • Un tempo creavano civiltà. Adesso costruiamo ipermercati. (pag. 148)
  • Se gli italiani possedessero l'etica del lavoro dei giapponesi, potrebbero essere i padroni del pianeta. Grazie al cielo non ce l'hanno. (pag. 192)

Breve storia di (quasi) tutto[modifica]

Incipit[modifica]

Benvenuti. E congratulazioni. Sono molto contento che ce l'abbiate fatta. Arrivare fin qui non è stato facile, lo so. Anzi, sospetto sia stata più dura di quanto voi pensiate. Tanto per cominciare, per consentire a me e a voi di essere qui in questo momento, trilioni di atomi, che vagavano ognuno per conto proprio, hanno avuto la gentilezza di assemblarsi in una combinazione molto complicata, e questo appositamente per creare noi. Si tratta di una configurazione molto particolare, mai sperimentata prima e che non potrà mai più ripetersi. Per i prossimi anni (ci auguriamo che siano ancora molti) queste minuscole particelle si impegneranno a cooperare senza mai lamentarsi in una serie di sforzi che richiederanno tutta la loro abilità, e questo al solo scopo di mantenerci integri e darci la possibilità di provare in prima persona quella particolare condizione, estremamente gradevole anche se spesso poco apprezzata, nota con il nome di esistenza.

Citazioni[modifica]

  • In momenti diversi, negli ultimi 3,8 miliardi di anni dapprima abbiamo aborrito l'ossigeno e poi l'abbiamo amato alla follia; ci siamo fatti spuntare ali, pinne ed eleganti vele dorsali; abbiamo depositato uova e falciato l'aria con lingue biforcute; siamo stati lisci o pelosi, abbiamo vissuto sottoterra e sugli alberi; siamo stati grandi come cervi e piccoli come topi, e milioni di altre cose ancora. Una minima deviazione da ciascuno di questi processi evolutivi e adesso ci ritroveremmo a leccare alghe dalle pareti di una grotta, a ciondolare su una riva rocciosa alla maniera dei trichechi o ancora a sfiatare da un'apertura sopra la testa prima di immergerci a diciotto metri di profondità per concederci un boccone di quei deliziosi vermi che vivono affondati nella sabbia. (pag. 11)
  • [A proposito di un libro di scienze delle elementari] Ma su questo e altri dettagli l'autore rimaneva stranamente silenzioso. Per la verità manteneva il silenzio su tutto tranne che su anticlinale, sinclinale, faglie assiali e simili. Era come se, con sobrietà, volesse mantenere il segreto su tutte le cose interessanti rendendole incomprensibili. (pag. 13)
  • In tre minuti è stato prodotto il 98 per cento di tutta la materia esistente o che mai esisterà. Abbiamo un universo. È un posto dalle meravigliose e gratificanti potenzialità. Ed è anche bello. Costruito all'incirca nel tempo che occorre per preparare un panino. (pag. 20)
  • Per dirla con le parole di Edward P. Tryon della Columbia University: «Se mi si chiede perché ciò sia accaduto, posso solo avanzare la modesta ipotesi che il nostro universo è semplicemente una di quelle cose che capitano di tanto in tanto.» E, come aggiunge Guth: «Sebbene la creazione di un universo possa essere un evento assai improbabile, Tryon ha giustamente fatto notare che nessuno ha mai potuto contare i tentativi falliti». (pag. 26)
  • In Francia, un chimico di nome Pilatre de Rozier verificò l'infiammabilità dell'idrogeno riempiendosene la bocca e soffiando su una fiamma viva (dimostrando così, in un colpo solo, che l'idrogeno è davvero un combustibile esplosivo e che le sopracciglia non sono necessariamente un elemento permanente sul volto di una persona). (pag. 72)
  • È chiaro che nelle estinzioni c'era molto di più di quanto si potesse spiegare ricorrendo al solo diluvio di Noè, il diluvio universale della Bibbia. Non senza compiacimento, Cuvier risolse la faccenda suggerendo che la Genesi si riferisse solo all'inondazione più recente. Sembrava che Dio non avesse voluto distrarre o allarmare Mosè facendo accenno alle irrilevanti estinzioni precedenti. (pag. 97)
  • Grazie al lavoro di Clair Patterson, comunque, nel 1953 fu infine assegnata alla Terra un'età su cui tutti potevano dirsi d'accordo. Il problema, adesso, era che risultava molto più antica dell'universo che la conteneva. (pag. 179)
  • Attraverso l'introduzione di dimensioni extra, la teoria delle superstringhe consente ai fisici di far confluire le leggi quantistiche e quelle gravitazionali in un unico corpus relativamente ordinato; ma significa anche che le affermazioni degli scienziati a proposito della teoria tendono a somigliare in modo preoccupante a quelle riflessioni che, se a farcele fosse uno sconosciuto seduto accanto a noi sulla panchina di un parco, ci farebbero spostare un po' più in là. (pag. 186)
  • I nostri tentativi di penetrare verso il centro del pianeta sono stati modesti. [...] Se la Terra fosse una mela, non ne avremmo trapassato neanche la buccia. In realtà, non siamo neanche andati vicini a farlo. (pag. 232)
  • Non è facile essere un organismo vivente. Per quanto ne sappiamo, in tutto l'universo c'è un unico luogo, un modesto avamposto nella Via Lattea, chiamato Terra, che riesce a sopportare creature come noi. E anche lei lo fa di malavoglia. (pag. 263)
  • Se la Terra fosse liscia, sarebbe tutta ricoperta d'acqua fino a una profondità di quattro chilometri. In un siffatto oceano solitario, potrebbe benissimo esserci la vita, ma di sicuro non ci sarebbero partite di calcio. (pag. 273)
  • Immaginiamo di dover vivere in un mondo dominato dall'ossido di idrogeno, un composto che non ha sapore né odore, ed è così variabile nelle sua caratteristiche che, pur essendo generalmente benefico, a volte si rivela improvvisamente letale. A seconda del suo stato, può ustionarci o congelarci. In presenza di certe molecole organiche, può formare degli acidi carbonici così nocivi da riuscire a spogliare gli alberi dalle foglie e corrodere i volti delle statue. Quando è in grandi quantità ed è agitato, può colpire con violenza tale da abbattere qualsiasi costruzione umana. Anche per chi ha imparato a conviverci, può essere spesso una sostanza letale. Noi lo chiamiamo acqua. (pag. 296)
  • Abbiamo mappe di Marte ben più dettagliate di quelle dei nostri fondali marini. (pag. 305)
  • Poiché noi umani siamo creature abbastanza grandi e intelligenti da produrre e usare antibiotici e disinfettanti, ci autoconvinciamo facilmente di aver relegato i batteri ai margini dell'esistenza: be', non contateci. I batteri non costruiscono città e non hanno una vita sociale molto interessante, questo è vero; ma quando il Sole esploderà, saranno ancora qui. Questo è il loro pianeta, e noi lo abitiamo solo perché loro ce lo consentono. (pag. 333)
  • Ma per un lichene che cos'è la vita? D'altra parte, il suo impulso a esistere, a essere, è in tutto e per tutto forte quanto il nostro, se non di più. Se mi dicessero che devo trascorrere decine e decine di anni sotto forma di crescita lanuginosa aggrappata alle rocce di un bosco, credo che perderei la voglia di vivere. I licheni no. (pag. 369)
  • Viene allora da chiedersi se le estinzioni verificatesi nell'età della pietra e quelle più recenti non facciano in realtà parte di un unico evento: in altre parole, se l'uomo non sia, per la sua stessa natura, il flagello delle altre creature viventi. (pag. 514)
  • È terribile pensare che potremmo essere allo stesso tempo il miglior risultato mai raggiunto dall'universo e anche il suo incubo peggiore. (pag. 520)

Bibliografia[modifica]

  • Bill Bryson, In un paese bruciato dal sole. L'Australia (Down Under nel Regno Unito e In a Sunburned Country negli Stati Uniti d'America), traduzione di Stefano Viviani, Guanda, Parma, 2001.
  • Bill Bryson, Notizie da un'isoletta. Viaggio in Gran Bretagna (Notes from a Small Island), traduzione di Sonia Pendola, Guanda, Parma, 2004.
  • Bill Bryson, Una città o l'altra. Viaggi in Europa (Neither here nor there), 2ª ed., tradotto da Silvia Cosimini; Sonia Pendola; Giorgio Rinaldi e Claudio Carcano, Milano, TEA, 2006. ISBN 978-88-502-0997-2
  • Bill Bryson, Breve storia di (quasi) tutto (A Short History of Nearly Everything), traduzione di Mario Fillioley, Milano, TEA, 2008. ISBN 978-88-502-1549-2

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