Carlo Antonio Broggia

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Carlo Antonio Broggia (1698 – 1767), economista e mercante italiano.

Citazioni di Carlo Antonio Broggia[modifica]

  • [Cartesio] provando solo per via di geometria, e di matematica, con scoprire e diffinire l'essere della medesima, e come che questa scienza solo si estende a rappresentare la figura, non la sustanza del corpo; moltissimi sono gli ostacoli che vi potrà rinvenire uno spassionato investigatore che solo della ragione e della sperienza, non dell'altrui opinione severo seguace si è fatto [...][1](citato in Raffaele Ajello, p. [98])
  • [La matematica] per quanto le cose sminuzzi in tenuissimi corpiccioli, sempre li diffinirà per l'apparenza di una esterna figura immaginaria [...] non già per la sustanza del loro eterno essere [...][2](citato in Raffaele Ajello, p. [162])

Citato in Raffaele Ajello, Arcana Juris, Diritto e politica nel Settecento italiano[modifica]

  • Il bene non sempre vien impedito da un contrario positivo, ma vien per lo più impedito da quegl'istessi mezzi che suppongonsi atti a promuoverlo e che per la loro imperfezione, o di eccesso, o di mancanza, invece di promuoverlo, lo distruggono o almen almen lo impediscono.[3] (pp. 379-380)
  • Una città piena di leggi, di lettere e di giuristi famigeri suol esser per lo più piena di miserie e di disordini.[4] (p. 380)
  • [...] la giurisprudenza, o per dir meglio la cognizione delle leggi, [si è mutata in] arcano e misterio, affinché per la sua oscurità e difficoltà coloro che difendono il giusto e lo sentenziano abbiano tutto il campo di arricchirsi e di approfittarsi. [5] (p. 381)
  • Le leggi siano scritte in lingua patria, nel proprio Stato e con termini i più naturali, i più chiari ed i più brevi che si possa. [6] (p. 382)
  • [...] siccome una cosa non si puol eseguire se non si sa, ed essendo le leggi cose che da tutti si debbon sapere, affinché da tutti siano osservate, bisogna che si rendano manifeste e comuni[7] (p. 382)
  • Insomma abbiamo a riflettere che i veri giurisprudenti non son quelli che hanno riempita la memoria di tante e tante leggi e di tante opinioni; ma son quelli che seguono le leggi della natura e della ragione, per mezzo di una grande sperienza e scienza del mondo, accompagnata dalla pura cognizione delle proprie leggi, e da una qual temperata letteratura, che massimamente deesi fondare nello studio della storia, il quale non è mai intemperato, perché trattandosi di fatti seguìti e finiti, non puol andare all'infinito, come siegue nell'altre scienze; e, non essendo intemperato, egli è però lo studio più importante e più utile che mai immaginar si possa; e con questa letteratura, spoglia però da ogni sofistica e da ogni incertezza, possano facilmente... acquistare... lo spirito di legislatore.[8] (p. 383)
  • [Le leggi e la scienza del diritto siano] il più semplice, il più chiaro ed il più naturale che mai si possa, [non solo perché la giustizia] potrà tosto spedirsi; [ma perché diventando essa] palese e manifesta... se mai o si ritardasse o pure contro di essa si agisse, il difetto tosto apparirà, e la colpa con altrettanta facilità si verrà a palesare.[9] (pp. 383-384)
  • Meglio sarebbe farsi al litigante una condanna brevemente spedita, che una sentenza favorevole dopo aver litigato molti anni. Chi oggi pianta una lite, pianta una palma: quando frutta, frutta per altri.[10] (p. 387)

Note[modifica]

  1. Da una bozza di lettera, pervenuta in due versioni, conservata presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, ms. Busta XXI.20, n.5, ff. 406 e 413.
  2. Da una lettera inedita del dicembre 1732, conservata presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, ms. Busta XXI.20, n.5, ff. 406 e 413.
  3. Biblioteca Comunale di Palermo, ms. 2 Qq. D. 115, f. 49.
  4. Biblioteca Comunale di Palermo, ms. 2 Qq. D. 115, ff. 51 v., 52.
  5. Biblioteca Comunale di Palermo, ms. 2 Qq. D. 115, f. 76.
  6. Biblioteca Comunale di Palermo, ms. 2 Qq. D. 115, f. 62.
  7. Biblioteca Comunale di Palermo, ms. 2 Qq. D. 115, f. 75.
  8. Biblioteca Comunale di Palermo, ms. 2 Qq. D. 115, f. 79 v.
  9. Biblioteca Comunale di Palermo, ms. 2 Qq. D. 115, f. 65.
  10. Biblioteca Comunale di Palermo, ms. 2 Qq. D. 115, f. 55.

Bibliografia[modifica]

  • Raffaele Ajello, Arcana juris, Diritto e politica nel Settecento italiano, Jovene, Napoli, 1976.
  • Raffaele Ajello, Giuristi e società al tempo di Pietro Giannone, Per un corso di Storia del diritto italiano, Estratti da Pietro Giannone e il suo tempo, Atti del convegno di studi nel tricentenario della nascita, a cura di R. Ajello, Jovene Editore, Napoli, 1980.

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