Cecco Angiolieri
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Cecco Angiolieri (1260 – 1312 circa), scrittore e poeta italiano.
Rime
[modifica]- – Accorri, accorri, accorri, uom, a la strada! | – Che ha', fi' de la putta? – I' son rubato. | Chi t'ha rubato? – Una che par che rada | come rasoio, sì m'ha netto lasciato. (1975; I, vv. 1-4)
- Oimè d'Amor, che m'è duce sì reo, | oimè, che non potrebbe peggiorare; | oimè, perché m'avvene, segnor Deo? | oimè, ch'i' amo quanto se pò amare, | oimè, colei che strugge lo cor meo! (1975; IV, vv. 1-5)
- L'Amor, che m'è guerrero ed enemico, | m'ha fatto com'al drago san Michele, | e mi fa canne somigliar candele: | guarda s'i' son ben di veder mendico! (1975; XVI, vv. 1-4)
- Qualunque ben si fa, naturalmente | nasce d'Amor, come del fiore el frutto, | ché Amor fa l'omo essere valente.[1] (1975; XXXVII, vv. 1-3)
- E tutto 'l sangue mi sento turbato, | ed ho men posa che l'acqua corrente, | ed avrò fin ch'i' serò 'nnamorato. (LVII, vv. 12-14)
- Se l'omo avesse 'n sé conoscimento, | in tutto lasserebbe Amore stare, | se non avesse di quel fornimento, | che sì bisogna a quei che vol amare. (1975; LXVIII, vv. 1-4)
- Ond'i' vo' questo motto aver per detto: | che s'uom dovesse stare con un cuoco, | sì 'l dovrìa far per non vivarci bretto. (1975; LXXII, vv. 12-14)
- S'i' fosse foco, arderei 'l mondo; | s'i' fosse vento, lo tempestarei; | s'i' fosse acqua, i' l'annegherei; | s'i' fosse Dio, mandereil'en profondo. (1975; LXXXVI, vv. 1-4)
- S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui, | torrei le donne giovani e leggiadre: | e vecchie e laide lasserei altrui. (1975; LXXXVI, vv. 11-13)
- Tre cose solamente mi so 'n grado, | le quali posso non ben men fornire: | ciò è la donna, la taverna e 'l dado; | queste mi fanno 'l cuor lieto sentire. (LXXXVII, 1-3)
- Ché la Morte paur'ha di morire; | e s'ella intrasse in lui[2], i' son sicuro | ch'ella morrebb'e lu' faria guarire: | ch'egli ha su' cuoio sì 'nferigno e duro | che chi per torre al ciel volesse gire | in lui fondar si converrebbe il muro. (1975; XCIII, vv. 9-14)
- Dante Alighier, s'i' so' bon begolardo, | tu mi tien' bene la lancia a le reni; | s'eo desno con altrui, e tu vi ceni; | s'eo mordo 'l grasso, tu ne sugi 'l lardo; | s'eo cimo 'l panno, e tu vi freghi 'l cardo. (1975; CII, vv. 1-5)
Citazioni su Cecco Angiolieri
[modifica]- Cecco non era uno stinco di santo; tutt'altro: ma padre avaro, madre disamorata, moglie garritrice e dipinta, a niuno parranno possibili argomenti di felicità per tale, cui natura aveva impartito giovialità di costume, spensieratezza, fantasia, e, per peggio, inclinazione a far versi. Con quell'inferno in casa e con tai grilli pel capo, si capisce che ben presto Cecco cercasse di rimediare al conforto che gli faceva difetto in famiglia, frequentando le allegre brigate: all'asciuttore della tasca sopperisse tentando la sorte al giuoco: e de' malanni coniugali si rifacesse cogli amorazzi, e poi colla vera passione per la Becchina, e la malinconia esalasse nei versi: misero rimedio degli amanti e dei disperati! Disertò allora il tetto paterno e il letto coniugale, ambedue divenutigli odiosi.
- Fra tante avversità, sfuggendo i genitori e la moglie, avido di piaceri e sempre scarso a danari, sordo agli ammonimenti e alla voce del dovere, con un amore colpevole per donna altrui e di basso stato, immerso nel vino e nella crapula, fra amici di ventura e compagnoni d'orgie, egli, bello e costumato uomo, come lo dice il Boccaccio, avviliva la buona indole natia, la dignità gentilizia, l'onestà del vivere.
- Né certo fra Dante e Cecco poteva a lungo continuarsi una corrispondenza cominciata e proseguita soltanto per conformità di poetica professione, non per somiglianza d'ingegno o d'animo a d'istinti. Invece nella compagnia dei Ciampolini e dei Capocchi, Cecco stava come un pesce nell'acqua, e scordava gli affanni suoi. La natura lo aveva forse chiamato ad emulare nel verso i voli e i rapimenti di Guido e di Dante; ma i casi della vita e l'indulger troppo ai facili amori tarparono alla sua musa le ali, costringendola a strisciar terra terra, senza entusiasmo né lena; e come ei non provò i grandi dolori e le sublimi passioni che acuirono e nobilitarono la mente dell'Alighieri, così, nel verso, prese a cantare soprattutto tre cose:Cioè la donna, la taverna e 'l dado:e per astio contro la sorte, incanagliò – mi si scusi la parola frequente tanto, e tanto vera ai dì nostri – sé stesso e la sua poetica facoltà.
- Nella storia dell'amore dantesco di tanto cresce via via l'indole contemplativa, di quanto scemano i tremori e i fremiti del senso. Cecco invece ama sempre in Becchina la donna, non l'immagine della somma bellezza e virtù: va dietro al concreto, non all'idea. I suoi desiderj mai non s'allontanano dalla vista e dalla persona dell'amata; ma non gli basta di sentirsi beato di tanto amore, vuol esser contracambiato e sicuro del fatto suo.
Note
[modifica]Bibliografia
[modifica]- Cecco Angiolieri, Rime, a cura di Gigi Cavalli, Rizzoli editore, 1975.
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