Christa Wolf

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Christa Wolf

Christa Ihlenfeld Wolf (1929 – 2011), scrittrice tedesca.

Citazioni di Christa Wolf[modifica]

  • Il passato non è morto; non è nemmeno passato. Ce ne stacchiamo e agiamo come se ci fosse estraneo.[1]
  • Raccontare è umano e dà luogo all'umano, alla memoria, alla partecipazione, alla comprensione.[2]
  • Una famiglia è un'accolita di persone di età e di sesso diversi tese ad occultare rigorosamente imbarazzanti segreti comuni.[3]

Il cielo diviso[modifica]

Incipit[modifica]

La città, poco prima dell'autunno immersa ancora nella calura dopo la fresca estate piovigginosa di quell'anno, respirava con più veemenza del solito. Il suo respiro si effondeva in fumo denso su da cento ciminiere di fabbriche nel cielo terso, ma poi gli mancava la forza di proseguire. La gente, da tempo avvezza a quel cielo velato, lo trovava improvvisamente insolito e difficile da sopportare, sfogando la subitanea irrequietezza anche sulle cose più remote. L'aria la opprimeva, e l'acqua – quell'acqua maledetta che puzzava di residui chimici da tempo immemorabile – aveva un sapore amaro.

Citazioni[modifica]

  • Un tempo, le coppie d'amanti prima di separarsi cercavano una stella, su cui i loro sguardi la sera potessero incontrarsi. Che cosa dobbiamo cercare noi? «Il cielo almeno non possono dividerlo» disse Manfred beffardo. Il cielo? Tutta questa cupola si speranza e di anelito, di amore e di tristezza?
    «Sì invece» disse lei piano. «Il cielo è sempre il primo a essere diviso».
  • Rita fa un lungo giro vizioso per le vie e guarda dentro molte finestre. Vede come, ogni sera, un cumulo infinito di benevolenza, consumata durante il giorno, si sia rigenerata e riprodotta a nuovo. Non temere di restare a mani vuote nella ripartizione di quella benevolenza. Sa che talvolta sarà stanca, talvolta irritata e rabbiosa. Ma non ha paura.

Incipit di alcune opere[modifica]

Cassandra[modifica]

Ecco dove accadde. lei è stata qui. Questi leoni di pietra, ora senza testa, l'hanno fissata. Questa fortezza, una volta inespugnabile, cumulo di pietre ora, fu l'ultima cosa che vide. Un nemico da tempo dimenticato e i secoli, sole, pioggia, vento, l'hanno spianata. Immutato il cielo, un blocco d'azzurro intenso, alto, distante. Vicine, oggi come ieri, le mura ciclopiche che orientano il cammino: verso la porta dal cui fondo non fiotta più sangue. Nelle tenebre. nel macello. E sola.
Con questo racconto vado nella morte.

Medea[modifica]

Anche gli dèi morti governano. Anche gli infelici temono per la loro felicità. Lingua dei sogni. Lingua del passato. Aiutatemi a uscire, fuori dal pozzo, via dallo strepito nella mia testa, perché sento strepitare le armi?, stanno combattendo?, chi combatte?, madre, i miei colchi, sento le loro gare nel nostro cortile, dove mi trovo?, lo strepito diventerà sempre più forte? Sete. Devo svegliarmi. Devo aprire gli occhi. La ciotola accanto al giaciglio. L'acqua fresca non estingue solo la sete, placa anche il frastuono nella testa, è una cosa che conosco.

Nessun luogo. Da nessuna parte[modifica]

La traccia insidiosa nella quale il tempo si allontana da noi.
Voi, predecessori, sangue nella scarpa. Sguardi senza occhi, parole senza bocca. Forme, prive di corpo. Discesi al cielo, dispersi in tombe lontane, resuscitati dai morti, ancora, sempre rimettendo ai nostri debitori, triste pazienza d'angeli.
E noi, ancora, sempre avidi del sapore di cenere delle parole. Non ancora, come dovremmo, muti. Di' per favore, grazie.
Per favore. Grazie.
Risa antiche, di secoli. L'eco, immane, più volte spezzata. E il sospetto che nulla più verrà all'infuori di questa risonanza. Ma solo la Grandezza giustifica la mancanza contro la legge e riconcilia il colpevole con se stesso.
Uno di loro, Kleist, colpito da quest'udito troppo sensibile fugge con pretesti che non gli è concesso penetrare fino in fondo. Senza meta, sembra, segna la lacerata carta d'Europa con la sua traccia bizzarra. Dove io non sono, lì c'è la felicità.
La donna, Günderrode, confinata in quel cerchio ristretto, meditativa, perspicace, integra, risoluta a vivere per l'immortalità, a sacrificare il visibile all'invisibile.
Che si siano incontrati: vagheggiata leggenda. Winkel sul Reno, noi l'abbiamo visto. Un luogo adatto.
Giugno 1804.

Note[modifica]

  1. Da Trama d'infanzia, traduzione di Anita Raja, E/O, 1992.
  2. Da Premesse a Cassandra, traduzione di Anita Raja, E/O, 1984.
  3. Da Trama d'infanzia.

Bibliografia[modifica]

  • Christa Wolf, Cassandra, traduzione di Anita Raja, E/O, Roma, 1991. ISBN 887641083X
  • Christa Wolf, Il cielo diviso, traduzione di Maria Teresa Mandalari, E/O., Roma, 2004.
  • Christa Wolf, Medea, traduzione di Anita Raja, E/O, Roma, 1999. ISBN 8876412867
  • Christa Wolf, Nessun luogo. Da nessuna parte, traduzione di Maria Grazia Cocconi e Jan-Michael Sobottka, E/O.

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