Clara Sánchez

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Clara Sánchez, 2012

Clara Sánchez (1955 – vivente), scrittrice spagnola.

Incipit di alcune opere[modifica]

L'amante silenzioso[modifica]

Nairobi, marzo
Arrivai a Nairobi poco dopo l'alba e, dopo aver sistemato il mio bagaglio ed essermi un po' riposata al Norfolk – un albergo nostalgico in stile coloniale, arredato con legno, palme e tazze dal bordo dorato sui tavolini –, andai a visitare la famosa fattoria di Karen Blixen sotto un sole splendente. Per ambientarmi, durante il viaggio da Madrid avevo iniziato a leggere La mia Africa, che non assomigliava molto al film con Robert Redford e Meryl Streep, la cui trama si riduceva praticamente a una storia d'amore tra bianchi nella savana. Non mi servì neanche per farmi un'idea di ciò che avrei trovato durante il mio primo giro in città: un keniota disteso all'ombra di un grande albero inclinato e inondato di fiori rossi, torrenti di persone slanciate che camminavano a passo svelto lungo il bordo delle strade e dei campi mentre le rilucenti automobili delle ambasciate, dai numeri di targa cortissimi, sfilavano accanto a loro. Ero emozionata per l'incarico che dovevo portare a termine e per quel mondo di cui avevo soltanto immagini stereotipate: bambini denutriti, donne con il turbante e branchi di zebre lanciate in corsa.

L'estate dell'innocenza[modifica]

Una volta, quando ero piccola – avrò avuto nove anni –, restai paralizzata in mezzo alla strada. Non in senso figurato, ma letteralmente paralizzata: non riuscivo a fare neanche un passo, non riuscivo ad avanzare. I piedi mi rimasero incollati a terra per qualche minuto finché, con un grande sforzo, non ce la feci a rimettermi in movimento. Non lo dissi a nessuno, ma non sono mai riuscita a dimenticarlo completamente. E, tra l'altro, se anche lo avessi raccontato, non mi avrebbero dato retta, avrebbero pensato che erano mie fantasie, perché, se fosse stato vero che le mie gambe non rispondevano, sarei caduta a terra come un cencio. Io stessa potrei dubitarne, se non mi fosse rimasto impresso ciò che provai e l'immagine di me stessa, ferma al centro del marciapiede, mentre mi sforzavo in tutti i modi di ricominciare a camminare.

La forza imprevedibile delle parole[modifica]

Natalia e Constantino guardarono inquieti le loro figlie che agitavano, per l'ultima volta, le mani adolescenti dalla scaletta dell'aereo. Tornarono verso la macchina da soli. Constantino guidò Natalia attraverso varie sale d'attesa tenendole un braccio sulle spalle. Natalia si vide riflessa nelle piastrelle pulite e lucide e si sentì turbata sotto il braccio di Constantino. Nel parcheggio lui tenne aperto lo sportello dell'auto finché Natalia non si fu seduta per poi abbandonarsi, silenziosa, al paesaggio formato da sbarre metalliche, cartelloni pubblicitari e dal flusso regolare dell'autostrada. Quando si addentrarono nella Colonia Blanca, un sole lontano si allontanava ancora di più fino a diventare freddo. Constantino andò nel suo ufficio dalla moquette marezzata, in un edificio a forma di tubo di vetro sormontato da due gigantesche lettere intrecciate che scendevano tra le nubi, mentre Natalia rimase a casa.

Lo stupore di una notte di luce[modifica]

Finalmente soli, dissi a Janín mentre attraversavamo il parco tornando verso casa. Quando arrivammo al campo giochi, delimitato da uno steccato colorato, lui iniziò a battere le mani e ad agitarsi. Era diventata un'abitudine lasciarlo seduto per un po' nella sabbia mentre chiacchieravo con la mamma di Miguel, un bambino che in futuro avrebbe potuto essere suo amico. Da quando Janín era venuto al mondo, tutto era futuro, qualunque azione aveva una conseguenza che, con il tempo, sarebbe ricaduta su di lui. Ogni sera, tornati a casa, quando era ormai completamente esausto, gli facevo il bagno, gli davo da mangiare, lo mettevo nella culla e gli leggevo una favola che ancora non capiva, finché non si addormentava. Anche quella volta andò così. Fu quando tirai fuori dallo zaino i vestiti sporchi per sostituirli con quelli puliti, caso mai Laura, la maestra, avesse avuto bisogno di cambiarlo, che trovai un biglietto. Era un foglio a quadretti, grande come il palmo della mia mano, piegato in due. Lo lasciai accanto alla fruttiera per leggerlo dopo essermi fatta la doccia e aver cenato. Ma quando fu tutto pronto per l'indomani, mi distesi sul divano e mi addormentai davanti al televisore. In lontananza, in un altro mondo, si sentivano il traffico e qualche grido isolato, che mi spinsero a reagire e ad arrivare fino al letto come una sonnambula.

Bibliografia[modifica]

  • Clara Sánchez, L'amante silenzioso, traduzione di Enrica Budetta, Garzanti, 2018. ISBN 9788811603214
  • Clara Sánchez, L'estate dell'innocenza, traduzione di Enrica Budetta, Grazanti, 2019. ISBN 9788811609261
  • Clara Sánchez, La forza imprevedibile delle parole, traduzione di Enrica Budetta, Garzanti, 2017. ISBN 9788811149088
  • Clara Sánchez, Lo stupore di una notte di luce, traduzione di Enrica Budetta, Garzanti, 2016. ISBN 9788811149385

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