Cvetan Todorov

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Cvetan Todorov nel 2011

Cvetan Todorov (1939 – vivente), filosofo bulgaro.

  • Il viaggiatore aveva un pregiudizio favorevole nei confronti di popoli di contrade lontane e cercava di descriverli ai suoi compatrioti; [...] ora l'uomo moderno è incalzato. Il turista farà quindi, un'altra scelta: le cose, e non più gli esseri umani, saranno oggetto della sua predilezione: paesaggi, monumenti, rovine… Il turista è un visitatore frettoloso… non solo perché l'uomo moderno lo è in generale, ma anche perché la visita fa parte delle sue vacanze e non della sua vita professionale; i suoi spostamenti all'estero sono limitati entro le sue ferie retribuite. La rapidità del viaggio costituisce già una ragione della sua preferenza per l'inanimato rispetto all'animato: la conoscenza dei costumi umani, diceva Chateaubriand, richiede tempo. Ma c'è un'altra ragione per questa scelta: l'assenza di incontri con soggetti differenti, è molto riposante, poiché non mette mai in discussione la nostra identità; è meno pericoloso osservare cammelli che uomini. (da Noi e gli altri, L'Esotico, Torino, 1991)
  • Le pagine meno gloriose del nostro passato sarebbero le più istruttive se solo accettassimo di leggerle per intero. (citato in Laura Centemeri, Ritorno a Seveso: il danno ambientale, il suo riconoscimento e la sua riparazione, Bruno Mondadori, 2006, p. 1)
  • Il progresso tecnologico non comporta una superiorità sul piano dei valori morali e sociali (né una condizione di inferiorità). (da La conquista dell'America, Einaudi, Torino, 1992, p. 306)
  • È sotto l'effetto della paura che si compiono i gesti più inammissibili. (dall'intervista a www.euronews.net)
  • Quando mi chiedono perché amo la letteratura, mi viene spontaneo rispondere: perché mi aiuta a vivere. (da La letteratura in pericolo, Garzanti Libri, 2008)
Intervista di Daniele Zappalà, Todorov: no alla barbarie planetaria, in Avvenire, 29 aprile 2009.
  • L'Europa resta forse la parte del pianeta con la più forte concentrazione di diverse identità nazionali ed etniche. Si può pensare che storicamente questa è già stata una delle fonti del dinamismo europeo.
  • La civiltà coincide con un atteggiamento morale che non è mai acquisito in modo definitivo, né da parte di un individuo, né da parte di un popolo.
  • La tolleranza è una virtù, a condizione che sia chiaro in partenza lo zoccolo duro di ciò che è considerato come intollerabile.
  • Le epoche più gloriose nella storia di ogni cultura sono quelle di apertura verso gli altri popoli.

L'uomo spaesato[modifica]

  • Il passato è fruttuoso non quando serve a nutrire il risentimento o il trionfalismo ma quando il suo gusto amaro ci porta a trasformarci. (p. 49)
  • Quando ero in Bulgaria una delle domande che io e i miei amici ci ponevamo con più insistenza era perché i grandi artisti e scrittori dell’Occidente non ci aiutavano come era possibile che tanti di loro – i Sartre e i Montand – non esprimessero alcuna compassione per la nostra triste condizione o, peggio, appoggiassero apertamente gli odiosi dirigenti, se non erano neppure iscritti al Partito. (p. 63)
  • I «semiti» non costituiscono una razza visibile, l'antisemita si contenta di associare una serie di caratteristiche sociali (come la religione o il mestiere, o un certo modo di praticarli), ma nei periodi di antisemitismo feroce cerca di farli coincidere con caratteristiche fisiche visibili, come è facile constatare per esempio nell'iconografia propagandistica di Vichy. (p. 95)
  • Che cos'è un'intellettuale? Per parte mia limitò l'uso di questa parola nel modo seguente: è uno studioso o un'artista (categoria che include anche gli scrittori) che non si accontenta di fare opere scientifiche o di creare opere d'arte, di contribuire dunque al progresso della verità o allo sviluppo del bello, ma che si sente anche toccato dal problema del bene pubblico. Dei valori della società in cui vive e che partecipa quindi al dibattito su quei valori. L'intellettuale, secondo questa definizione, si situa a uguale distanza dall'artista o dallo studioso che non si preoccupa della dimensione politica ed etica del suo lavoro, come dal politico e dal propagandista di professione, che non produce alcuna opera. (p. 99)
  • Una delle mie vicine di casa a Sofia credeva che tutto quello che sentiva alla radio fosse menzognero, in quanto propaganda; prendeva l'ombrello ogni volta che era previsto il bel tempo. Inutile dire che si sbagliava almeno quanto i meteorologi ufficiali (ma per altre ragioni). (p. 153)

Bibliografia[modifica]

  • Tzvetan Todorov, L'uomo spaesato, Donzelli, Roma, 1997

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