Vai al contenuto

Cvetan Todorov

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Cvetan Todorov nel 2011

Cvetan Todorov (1939 – 2017), filosofo bulgaro.

Citazioni di Cvetan Todorov[modifica]

  • Appartenere a una comunità è, certamente, un diritto dell'individuo, ma in nessun modo un dovere; le comunità sono benvenute nel seno della democrazia, ma solo a condizione che non generino disuguaglianze e intolleranza.[1]
  • [Sul fantastico] Esso esige che siano soddisfatte tre condizioni. In primo luogo, occorre che il testo obblighi il lettore a considerare il mondo dei personaggi come un mondo di persone viventi e ad esitare tra una spiegazione naturale e una spiegazione soprannaturale degli avvenimenti evocati. In secondo luogo, anche un personaggio può provare la stessa esitazione; in tal modo la parte del lettore è per così dire affidata a un personaggio e l'esitazione si trova ad essere, al tempo stesso, rappresentata, diventa cioè uno dei temi dell'opera. Nel caso di una lettura ingenua, il lettore reale si identifica con il personaggio. È necessario infine che il lettore adotti un certo atteggiamento nei confronti del testo: egli rifiuterà sia l'interpretazione allegorica che l'interpretazione «poetica». La prima e la terza condizione costituiscono veramente il genere; la seconda può non essere soddisfatta. Tuttavia la maggior parte degli esempi le rispetta tutte e tre.[2]
  • Il viaggiatore aveva un pregiudizio favorevole nei confronti di popoli di contrade lontane e cercava di descriverli ai suoi compatrioti; [...] ora l'uomo moderno è incalzato. Il turista farà quindi, un'altra scelta: le cose, e non più gli esseri umani, saranno oggetto della sua predilezione: paesaggi, monumenti, rovine… Il turista è un visitatore frettoloso… non solo perché l'uomo moderno lo è in generale, ma anche perché la visita fa parte delle sue vacanze e non della sua vita professionale; i suoi spostamenti all'estero sono limitati entro le sue ferie retribuite. La rapidità del viaggio costituisce già una ragione della sua preferenza per l'inanimato rispetto all'animato: la conoscenza dei costumi umani, diceva Chateaubriand, richiede tempo. Ma c'è un'altra ragione per questa scelta: l'assenza di incontri con soggetti differenti, è molto riposante, poiché non mette mai in discussione la nostra identità; è meno pericoloso osservare cammelli che uomini.[3]
  • Le pagine meno gloriose del nostro passato sarebbero le più istruttive se solo accettassimo di leggerle per intero.[4]
  • Il progresso tecnologico non comporta una superiorità sul piano dei valori morali e sociali (né una condizione di inferiorità).[5]
  • È sotto l'effetto della paura che si compiono i gesti più inammissibili.[6]
  • Quando mi chiedono perché amo la letteratura, mi viene spontaneo rispondere: perché mi aiuta a vivere.[7]

Todorov: no alla barbarie planetaria

Intervista di Daniele Zappalà, Avvenire, 29 aprile 2009.

  • L'Europa resta forse la parte del pianeta con la più forte concentrazione di diverse identità nazionali ed etniche. Si può pensare che storicamente questa è già stata una delle fonti del dinamismo europeo.
  • La civiltà coincide con un atteggiamento morale che non è mai acquisito in modo definitivo, né da parte di un individuo, né da parte di un popolo.
  • La tolleranza è una virtù, a condizione che sia chiaro in partenza lo zoccolo duro di ciò che è considerato come intollerabile.
  • Le epoche più gloriose nella storia di ogni cultura sono quelle di apertura verso gli altri popoli.

L'uomo spaesato[modifica]

  • Il passato è fruttuoso non quando serve a nutrire il risentimento o il trionfalismo ma quando il suo gusto amaro ci porta a trasformarci. (p. 49)
  • Quando ero in Bulgaria una delle domande che io e i miei amici ci ponevamo con più insistenza era perché i grandi artisti e scrittori dell'Occidente non ci aiutavano come era possibile che tanti di loro – i Sartre e i Montand – non esprimessero alcuna compassione per la nostra triste condizione o, peggio, appoggiassero apertamente gli odiosi dirigenti, se non erano neppure iscritti al Partito. (p. 63)
  • I «semiti» non costituiscono una razza visibile, l'antisemita si contenta di associare una serie di caratteristiche sociali (come la religione o il mestiere, o un certo modo di praticarli), ma nei periodi di antisemitismo feroce cerca di farli coincidere con caratteristiche fisiche visibili, come è facile constatare per esempio nell'iconografia propagandistica di Vichy. (p. 95)
  • Che cos'è un intellettuale? Per parte mia limitò l'uso di questa parola nel modo seguente: è uno studioso o un artista (categoria che include anche gli scrittori) che non si accontenta di fare opere scientifiche o di creare opere d'arte, di contribuire dunque al progresso della verità o allo sviluppo del bello, ma che si sente anche toccato dal problema del bene pubblico. Dei valori della società in cui vive e che partecipa quindi al dibattito su quei valori. L'intellettuale, secondo questa definizione, si situa a uguale distanza dall'artista o dallo studioso che non si preoccupa della dimensione politica ed etica del suo lavoro, come dal politico e dal propagandista di professione, che non produce alcuna opera. (p. 99)
  • Una delle mie vicine di casa a Sofia credeva che tutto quello che sentiva alla radio fosse menzognero, in quanto propaganda; prendeva l'ombrello ogni volta che era previsto il bel tempo. Inutile dire che si sbagliava almeno quanto i meteorologi ufficiali (ma per altre ragioni). (p. 153)

Note[modifica]

  1. Da Memoria del male, tentazione del bene. Citato in Raffaele Carcano, Adele Orioli, Uscire dal gregge, Luca Sossella editore, 2008, p. 191. ISBN 9788889829646
  2. Da La letteratura fantastica, cap. 2, Definizione del fantastico, § Seconda definizione del fantastico, più esplicita e più precisa, traduzione di Elina Klersy Imberciadori, Garzanti, Milano, 1977, p. 34.
  3. Da Noi e gli altri, L'Esotico, Torino, 1991.
  4. Citato in Laura Centemeri, Ritorno a Seveso: il danno ambientale, il suo riconoscimento e la sua riparazione, Bruno Mondadori, 2006, p. 1.
  5. Da La conquista dell'America, Einaudi, Torino, 1992, p. 306.
  6. Dall'intervista a www.euronews.net.
  7. Da La letteratura in pericolo, Garzanti Libri, 2008.

Bibliografia[modifica]

  • Tzvetan Todorov, L'uomo spaesato, Donzelli, Roma, 1997

Altri progetti[modifica]