Discussione:Karl Marx

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Senza fonte[modifica]

  • Il calzolaio Jacob Bohme era un grande filosofo, molti filosofi di grido sono solo grandi calzolai.
  • Il movimento proletario è il movimento autonomo della stragrande maggioranza nell'interesse della stragrande maggioranza.
  • In linea di principio un facchino differisce da un filosofo meno che un mastino da un levriero. È la divisione del lavoro che ha creato un abisso tra l'uno e l'altro.
  • La crudeltà, come qualsiasi altra cosa, subisce la moda, cambia secondo i tempi e i luoghi.
  • La filosofia e lo studio del mondo reale sono tra loro in rapporto come l'onanismo e l'amore sessuale (Ideologia tedesca [1845-46], tr. it. F. Codino, Editori Riuniti, Roma 1967², III, p. 218).
  • La maggior parte dei sudditi crede di essere tale perché il re è il Re, non si rende conto che in realtà è il re che è Re perché essi sono sudditi.
  • La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni.
  • La teoria dei comunisti può essere raccolta in una singola frase: abolizione della proprietà privata.
  • La teoria non trova mai la sua realizzazione nel popolo, se non quando essa realizza i bisogni di questo popolo.
  • Le circostanze fanno l'uomo non meno di quanto l'uomo faccia le circostanze.
  • Lo sviluppo di un individuo è condizionato dallo sviluppo di tutti gli altri.
  • [Il comunismo è] L'unità essenziale... dell'uomo con la natura, la vera resurrezione della natura, il naturalismo compiuto dell'uomo e l'umanesimo compiuto della natura.
  • Noi non vogliamo affatto abolire l'appropriazione personale dei prodotti del lavoro per la riproduzione della esistenza immediata, appropriazione che non lascia alcun residuo di profitto netto tale da poter conferire potere sul lavoro altrui. Vogliamo eliminare soltanto il carattere miserabile di questa appropriazione, nella quale l'operaio vive solo allo scopo di accrescere il capitale, e vive solo quel tanto che esige l'interesse della classe dominante.
  • Non esiste nulla che abbia valore senza essere un oggetto d'utilità.
  • Ogni qualvolta viene posta in discussione una determinata libertà, è la libertà stessa in discussione.
  • Paradigma della stupidità — I soldi tramutano la fedeltà in infedeltà, l'amore in odio, la virtù in vizio, il vizio in virtù, la schiavitù in dominio, la stupidità in intelligenza, l'intelligenza in stupidità.
  • Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, al ballo e all'osteria, quanto meno pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi, ecc., tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato.
  • Se noi non potessimo già scorgere nascoste in questa società – così com'è – le condizioni materiali di produzione e di relazioni fra gli uomini, corrispondenti ad una società senza classi, ogni sforzo per farla saltare sarebbe donchisciottesco.
  • Uno scrittore è produttivo non nella misura in cui produce idee, ma nella misura in cui arricchisce l'editore che pubblica le sue opere.
  • Un uomo che non dispone di nessun tempo libero è meno di una bestia da soma.
  • Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipare loro denaro. Quindi l'accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d'Inghilterra (1694). La Banca d'Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all'otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a battere moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un'altra volta al pubblico in forma di banconote. Non ci volle molto tempo perché questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d'Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l'altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all'ultimo centesimo che aveva dato. (da "Il Capitale", 1885 (Libro I, capitolo 24, paragrafo 6, Editori Riuniti, Roma 1974, pp. 817-818)

Testo di Losurdo[modifica]

da [1] e [2] deduco che il testo di Losurdo cui qui si fa riferimento è quello indicato nella voce Domenico Losurdo.
--DonatoD (scrivimi) 09:36, 5 set 2012 (CEST)