Discussione:Marco Travaglio

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Ho rimosso queste due citazioni:

  • [Enzo Biagi] È il simbolo vivente del giornalismo televisivo. Il volto più noto dell'informazione alla Rai, dove del resto ha lavorato per 42 anni. Poi il diktat bulgaro, addì 18 aprile 2002, prontamente eseguito dall'apposito Agostino Saccà. Da allora Il Fatto, che da otto anni accompagnava gli italiani dopo il Tg1, il programma più visto della tv, che raccoglieva ogni sera quasi un terzo del pubblico, è scomparso. E, con esso, il suo conduttore. Ultima puntata, il 31 maggio 2002. «Io dalla Rai non ho più sentito nessuno», ha detto Biagi a Sabina Guzzanti che lo intervistava per Viva Zapatero!: «Da quando il dottor Saccà mi ha licenziato con ricevuta di ritorno (casomai non me ne accorgessi), non s'è più fatto vivo nessuno». Poi aggiunge, con amarezza: «Ci vorrebbe un'opposizione che si opponga...». (da Inciucio, Bur, 2006)
  • Enzo Biagi da Lizzano in Belvedere (Bologna) lavora per la Rai dal 1961. Ma la sua voce, prim'ancora che il suo volto, è nota agli italiani da sessant'anni. Nel 1945 fu Biagi, direttore della radio della Quinta Armata alleata, ad annunciare insieme ad Antonio Ghirelli la liberazione di Bologna. Sedici anni dopo, Ettore Bernabei lo chiamò a dirigere il telegiornale Rai, quando ce n'era uno solo. Se ne andò dopo nemmeno un anno: pretendeva di assumere i giornalisti a prescindere dalla tessera di partito, ma non dal talento. Da allora inventò l'approfondimento televisivo, creando programmi memorabili. L'ultimo, Il fatto, partito il 23 gennaio 1995, fu per centinaia di giorni la trasmissione più vista dell'intera televisione pubblica, con uno share medio su otto anni del 24% (sei milioni di telespettatori, con punte fino a dieci): il più alto di tutti i programmi messi in onda dalla Rai nella fascia oraria 20,30-21. Poi un giorno il presidente del Consiglio Berlusconi parlò dalla Bulgaria: «uso criminoso della televisione pubblica». La sentenza irrevocabile di condanna fu emessa così, su due piedi, senza processo né possibilità di difesa. L'apposito consiglio di amministrazione, da lui stesso nominato tramite i presidenti delle Camere Pera e Casini, e l'apposito direttore generale Agostino Saccà, da lui stesso imposto, s'incaricarono di eseguirla. Per la verità il premier, nella sua magnanimità, aveva lasciato aperto uno spiraglio: «Certo, se cambiano...». Biagi non cambiò, non si pentì, non prestò giuramento di fedeltà al regime. Come pure Santoro e Luttazzi. E il discorso si chiuse lì. (da Regime, Bur, 2004)

I due libri sono scritti a 4 mani con Peter Gomez. Come si possono, dunque, attribuire le citazioni al solo Travaglio? Chi mi dà qualche delucidazione? --DD 18:20, 17 nov 2007 (CET)

In effetti i libri li ha scritti assieme a Gomez, e poi li ha pubblicizzati in massima parte lui, Travaglio, percorrendo tutta l'Italia. Questi due passaggi sono stati recentemente citati dallo stesso Travaglio sul blog Voglio scendere, in occasione della morte di Biagi. Non c'è una verità assoluta, ma ci sono gli estremi per rimuovere definitivamente le due citazioni. Al massimo si può specificare all'interno della fonte il nome di Gomez. --spinoziano 18:43, 17 nov 2007 (CET)
Semmai, si possono creare le voci sui rispettivi libri. DD 18:53, 17 nov 2007 (CET)
Bè certamente. Il ragionamento era rivolto solamente alle possibilità esistenti in questa voce. --spinoziano 19:04, 17 nov 2007 (CET)
La creazione di voci apposite per i libri collettivi è la norma, anche se non sono molti i casi. Nemo 21:08, 17 nov 2007 (CET)

✔ Fatto qui. --AnjaQantina (scrivimi) 12:33, 5 nov 2010 (CET)

Natalino Balasso[modifica]

A proposito della citazione che ho scritto: "Marco Travaglio! Fighetto!" (Natalino Balasso), che è stata detta nelle varie puntate del programma "MITIKO" di La7 ( un po' sconosciuto, perché erano solo 4 puntate, c'erano Lella Costa, Natalino Balasso e Marco Travaglio ) specifico che Natalino Balasso l'ha detto in tono scherzoso, naturalmente! Forse sarebbe meglio scriverlo anche accanto alla battuta, per esempio scriverci "scherzosamente" --93.149.53.154 11:50, 10 ago 2009 (CEST)

Calciopoli[modifica]

L'articolo uscito sul "Fatto" del 10 novembre 2011 l'ho unificato. Com'era scritto prima non aveva senso, quindi non cancellatelo. --79.24.78.86 10:51, 12 nov 2011 (CET)

Va bene unire ma il problema è che quell'articolo è stato citato quasi per intero: bisogna ridurlo. Tra l'altro ho visto che hai anche ampliato altre citazioni che erano già lunghe. La legge dice che:
Collabora a Wikiquote Citazioni tratte da opere protette dal diritto d'autore devono essere sempre accompagnate dalla menzione del titolo dell'opera, dei nomi dell'autore, dell'editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull'opera; sono permesse solo nei limiti degli scopi del progetto e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera.
Non vogliamo chiudere bottega, no? E allora ricordiamoci che Wikiquote raccoglie solo citazioni, non opere complete e non articoli completi. --Micione (scrivimi) 17:39, 12 nov 2011 (CET)
Perdonami Micione, ma chi stabilisce quando un articolo è citato "quasi per intero", "abbastanza per intero" ecc.? L'articolo racconta l'antefatto di Calciopoli, cita il coimvolgimento dei giornalisti "omertosi", cita la questione Gea World. Insomma. C'è tanta altra "carne al fuoco". Quanto alla lunghezza, aè il solito problema, almeno dal mio punto di vista. Chi stabilisce che una citazione è lunga, troppo lunga, ecc.? Nella stessa voce su Calciopoli, abbiamo 15 righe di Di Biase, 6-7 righe di Ibrahimovic, di Biagi...--Dipralb (scrivimi) 21:18, 12 nov 2011 (CET)
Ovvio che non è mai facile stabilirlo, è proprio per questo che, personalmente, in genere le lascio. Bisogna usare il più possibile il buon senso. L'unica indicazione un po' più pratica che abbiamo è quella di citare meno della metà di un testo, e in questo caso non è stato fatto. Gli altri casi che citi sono diversi da questo e tra di loro, e comunque quella di Di Biase non mi ha mai convinto. --Micione (scrivimi) 05:37, 13 nov 2011 (CET)