Ecce bombo

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Ecce bombo

Immagine EcceBombo1978WP.jpg.
Titolo originale

Ecce bombo

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1978
Genere Commedia
Regia Nanni Moretti
Sceneggiatura Nanni Moretti
Produttore Mario Gallo
Interpreti e personaggi

Ecce bombo, film italiano del 1978, diretto e interpretato da Nanni Moretti.

Frasi[modifica]

  • Michele: No, veramente, non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi e io sto buttato in un angolo, no? Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici, vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?[1] Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate: "Michele vieni di là con noi, dai", e io: "andate, andate, vi raggiungo dopo". Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo. Eh no, sì. Ciao, arrivederci. Buonasera.
  • Vito: Dovevo nasce' cent'anni fa, nel 1848. Le barricate a Lipsia. A ventidue anni avevo già fatto la Comune di Parigi. Adesso, impiegato parastatale, con tutti i colleghi che passano tutte le ferie a seguire tutti i festival dell'Unità, con i balletti della Moldavia e con le ciocie importate dall'Ungheria. Gino Paoli, Pinocchio, Mike Bongiorno, Marilyn Monroe, Altafini, Gianni Morandi, Gianni Rivera. Hanno avuto una funzione negli anni '60. Ma che stiamo facendo? Ma che sta succedendo? Ma quando vedremo il sole? Sto male, c'ho pure freddo.
  • Michele: Piangi? Eh? Piangi forte, piangi parecchio! Così andiamo uno pari con quello mio dell'altro giorno, eh...

Dialoghi[modifica]

  • Cliente del bar: Gli offri un dito e si pigliano tutto il braccio, questa è la vera verità. Noi italiani stavamo bene a pascolare le pecore. Poi abbiamo voluto fare un paese industriale, [beffardo] paese industriale. Noi italiani siamo fatti così; "rossi", "neri", alla fine tutti uguali.
    Michele: Ma chi è che sta parlando? Chi è? Rossi e neri sono tutti uguali? Ma che siamo in un film di Alberto Sordi?
    Cliente del bar: Magari!
    Michele [mentre il barista lo caccia dal locale]: Ma che siamo in un film di Alberto Sordi? Ma che siamo in un film di Alberto Sordi? Sì, bravo, bravo... Te lo meriti Alberto Sordi! Ciao! Te lo meriti Alberto Sordi![1]
  • Madre: Come sta la Silvia?
    Michele: Silvia, non "la Silvia"! Mamma, fortunatamente siamo a Roma non a Milano... "la Silvia", "il Giorgio", "il Pannella", "il Giovanni"... "Cacare", non "cagare". "Fica", non "figa".
    Padre: Michele, per cortesia...
    Michele: No... non sono parolacce. Questo è il linguaggio di noi giovani. Noi giovani parliamo così.
  • Michele: ...mi andava di fare l'amore con te.
    Flaminia: Hai visto? L'hai detto. Hai fatto tante storie...
    Michele: Non lo dicevo perché pensavo fosse impraticabile.
    Flaminia: Lo potevi dire subito.
    Michele: M'imbarazzava.
    Flaminia: Adesso che l'hai detto sei imbarazzato?
    Michele: Lo ero perché pensavo fosse impraticabile come ipotesi. Ma è impraticabile?
    Flaminia: Be', penso di sì.
    Michele: Be', penso di sì... no... non lo so...
    Flaminia: Se l'avessi detto subito potevamo benissimo farlo, ma adesso non capisco. Hai fatto tutte queste storie... Non capisco cosa c'è sotto.
    Michele: Cosa c'è sotto?
    Flaminia: Non lo so, te lo domando a te se c'è un motivo.
    Michele: Il motivo è in se stesso e poi con te sto bene.
    Flaminia: Ma che stai bene... Ci siamo visti una volta e già dopo un'ora te ne saresti scappato. Già comunichiamo così poco, figuriamoci facendo l'amore...
    Michele: Non lo so se c'entra, sai? Va be', ormai ne abbiamo parlato talmente tanto...
    Flaminia: Però non capisco il vero motivo.
    Michele: Te l'ho detto.
    Flaminia: Se c'è un motivo allora non vedo perché sì, se non c'è un motivo non vedo perché no.
    Michele: Come sì e no... non ho capito.
    Flaminia: ...se c'è un motivo per cui tu mi hai chiesto di fare l'amore. Se c'è non lo facciamo, se non c'è non vedo perché non dovremmo. [Dialogo surreale tra Michele e Flaminia, all'inizio della loro strana relazione]
  • Michele: Senti, che lavoro, me n'ero dimenticato, che lavoro fai?
    Cristina: Be', mi interesso di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica, leggo...
    Michele: Concretamente?
    Cristina [disorientata]: Non so cosa vuoi dire.
    Michele: Come non sai, cioè, che lavoro fai?
    Cristina: Nulla di preciso.
    Michele: Be', come campi?
    Cristina: Mah, te l'ho detto: giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose.[1]
    Michele: E l'affitto?
    Cristina: Vivo con mio fratello e non lo pago.
    Michele: Be', dico, i vestiti?
    Cristina: Eh, un amico, per esempio, che va a Londra, gli dico di portarmi delle cose, degli abiti...


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