Giampiero Mughini

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Giampiero Mughini (1941 – vivente), scrittore, opinionista e giornalista italiano.

Citazioni di Giampiero Mughini[modifica]

  • Agli interisti con tanta simpatia dico che all'Università ho sostenuto tre esami di letteratura dedicando meno tempo alla Divina Commedia di quanto se ne stia dedicando alle quattro partitine dell'Inter in questo avvio di campionato.[1]
  • Chiamare Calciopoli un episodio mi pare pazzesco: alla Juve sono stati tolti due scudetti, mandati in serie B, distrutta una squadra, la squadra dei campioni del Mondo nella finale del 2006, tra Italia e Francia, tra campo e panchina, allenatore compreso, ce n'erano 14. Che questa squadra sia stata distrutta non è un episodio.Non è stato un episodio, c'è una squadra che è stata al centro del campionato, della storia del calcio, delle vittorie italiane del campionato del mondo, che è stata umiliata.Il pm sportivo ha detto che anche l'Inter aveva fatto le sue telefonate e i suoi approcci ed era punibile, ma era caduta in prescrizione. Perché non rinunciate alla prescrizione?Il protagonista, Facchetti, non telefonava a nome della sua famiglia, ma della società di cui era un dipendente. La prescrizione non era dovuta al fatto che Giacinto Facchetti fosse in Paradiso, ma al fatto che era trascorso un certo numero di anni.Questo non cicatrizza la ferita, l'umiliazione, l'offesa. No, non cicatrizza, no.[2]
  • [Su Oscar Giannino] Conosco benissimo le sue smargiassate, lui è un mentitore professionale, ma è bravissimo nel suo lavoro. Ha sbagliato a vantarsi delle lauree, perché sono le cose più inutili e stucchevoli. Con la mia laurea io mi ci sono pulito le scarpe e non sono neppure venute pulite.[3]
  • È esilarante che i mass-media fingano di scandalizzarsi quando un bel pezzo della squadra del Manchester United convoca, in un non ricordo più quale albergo, una caterva di puttane, due o tre a testa. E che cosa volete che facciano dei ragazzoni di vent'anni che guadagnano in sterline l'equivalente di mezza milionata di euro netti il mese? Pensavate che passassero tutto il loro tempo libero nelle gallerie d'arte e nelle librerie antiquarie?[4]
  • È estraneo alle consuetudini della cultura italiana che un collezionista, al momento di dar via i suoi libri, lasci traccia della sua collezione in un catalogo. Quando un collezionista italiano arriva al capolinea e vende, di solito avviene in sordina e in silenzio.[5]
  • [Su Gianroberto Casaleggio] È letteratura allo stato puro, un genio della coreografia. Mi fa pensare ad Albert Speer, l'architetto del Terzo Reich, grande inventore di coreografie naziste. Speer aveva creato le serate notturne per i leader nazisti che avevano la pancetta e con le sue coreografie le nascondeva. Ecco, Casaleggio è un genio della coreografia, ma meno geniale di Speer.[3]
  • [Su Zdeněk Zeman] [...] grande allenatore ma anche un impagabile cabarettista quando si tratta di lanciare veleno anti-Juve.[6]
  • Grillo? È un miliardario che si veste da baracconato e va gridando pezzenterie. Sono totalmente insensibile a Grillo, come i film che non mi piacciono e non guardo. Di lui non mi arriva nulla, sento solo una gran fanfaronata molto furbetta. Non penso che creda alle cose che dice, come il voler prendere il cento per cento. Ormai Grillo è una macchinetta, metti una moneta ed esce una nenia, come aver messo un gettone in un jukebox.[3]
  • Il governatore di New York [Eliot Spitzer] è stato un gran bugiardo e un grande ipocrita, certo che per questo andava punito. Ma solo per questo. Perché per il resto l'andare a puttane è affare strettamente privato, e ognuno ne risponde (se vuole) alla propria coscienza, eventualmente alla propria donna.[4]
  • Il porno è una cosa seria. È molto più seria di quanto dicano e io potrei tranquillamente tenere lezioni all'università. È arte pura. [...] In occasione dell'Isola dei Famosi un brillante giornalista italiano ha parlato della masturbazione come fosse una malattia, invece è una di quelle cose che Dio ci ha dato e di cui gli siamo grati. Anche io mi masturbo davanti a un film porno. Chi non l'ha mai fatto è un degenere, anche se li guardo solo per completare la ricchezza del mio patrimonio conoscitivo.[7]
  • La Juventus è l'unica donna della nostra vita che non c'ha mai tradito.[8]
  • [Sulla Juventus] [...] la squadra che un italiano su tre considera la sua "fidanzata" ideale e mentre gli altri due italiani su tre la reputano invece il Male Assoluto.[9]
  • Mani pulite fu un regolamento di conti mafioso. Uccise il Psi, la Dc e gli altri partiti che avevano costruito la democrazia italiana; così vennero fuori l'Msi, la Lega e un partito costruito dagli impiegati di Publitalia. Il crollo culturale è evidente.[10]
  • Poche cose sono certe e continuative nella storia dell'umanità come l'andare a puttane. Tolgo di mezzo subito un possibile equivoco. Non sono un praticante della cosa. Non ci vado adesso né ci andavo a venti o trent'anni, salvo in un paio di occasioni di cui la sola emozione che ricordo è la noia.[4]
  • [La prostituzione] Quella che Leonardo Sciascia definiva il più innocente dei peccati capitali.[4]
  • [Sulla Juventus] Una squadra che è tornata ad essere l'orgoglio del calcio italiano alla faccia di tutti i club "Juve merda" disseminati per lo stivale. Una squadra che è una scuola del carattere, uno stemma, un brand. L'unico brand italiano del 1930 tuttora in voga.[9]
  • Vecchioni? Sulla Sicilia ha fatto benissimo, io l'ho detto non so quante volte che odio la Sicilia. Che sentimento vuoi provare quando vedi l'assemblea regionale? E poi è chiaro che Vecchioni ha pronunciato quelle parole perché prova un sentimento di amore-odio. Leonardo Sciascia diceva: mi alzo delle mattine e penso della Sicilia ciò che ne pensa la Liga Veneta. La Sicilia è la terra dove è sepolta mia madre, io dico che la odio. Ma si deve capire l'intensità di questo sentimento. Guardate l'assemblea regionale siciliana, che sentimenti puoi provare?[11]

A via della Mercede c'era un razzista[modifica]

  • Per molti anni ha scritto a mano, secco e perentorio, con una penna stilografica Parker nera a inchiostro verde, l'inchiostro poi prediletto da Palmiro Togliatti, e tenendosi sulle ginocchia il figlio Cesare, avvolti entrambi in una nube di fumo, il fumo di qualcuna delle cento sigarette che Interlandi padre consuma in un giorno. Da alcuni anni ha preso invece a usare la Olivetti rossa. Batte lentamente, con l'indice della mano destra coadiuvato solo di tanto in tanto dall'indice della mano sinistra. Finisce comunque rapidamente, come sempre. Secco e perentorio. È di quelli che hanno inventato il giornalismo moderno, quel fraseggiare scarno, essenziale, che mira subito al cuore dell'argomento. Sin dalla fine degli anni Venti, Leo Longanesi, che se ne intendeva più di chiunque altro, aveva scritto che di giornalisti pari a Interlandi il fascismo non ne aveva. (cap. I, p. 14)
  • [...] collaboratore ricorrentissimo tanto del «Tevere» che di «Quadrivio», l'architetto Vinicio Paladini, un intellettuale «bolscevico» che da autore di strepitosi fotomontaggi e delle più belle copertine di libri degli anni Trenta è stato un po' il Moholy-Nagy[12] italiano, un protagonista dell'avanguardia tra le due guerre che ancora attende adeguata valutazione. (cap. I, p. 18)
  • Anche se oggi il suo nome nemmeno figura nel Dizionario Bompiani degli Autori, Gallian è stato uno scrittore di spiccatissima personalità e tra le figure più interessanti della cultura italiana degli anni Trenta, un uomo all'incrocio di varie traiettorie intellettuali, lì al punto di giunzione fra il fascismo di sinistra e avanguardia intellettuale. Irregolare delle lettere e fascista verbalmente accanito, grande sperperatore del suo talento, morto a sessantasei anni nel 1968, lui la battaglia col pubblico sembra averla perduta di brutto, tanto da essere stato completamente cancellato dal panorama letterario del suo tempo. (cap. V, p. 104)
  • Padre di sei figli, ammalato, sfrattato di casa e senza neppure i soldi di che pagare la bolletta della luce, il suo nome bandito da giornali e riviste, il secondo dopoguerra fu per lui disperante. Negli anni in cui molti di quelli che avevano scritto poesie sui martiri fascisti ne scrivevano adesso bellamente sui caduti partigiani, Gallian pagò duramente per quelle che erano state le sue idee dell'anteguerra, giovandogli a niente che non avesse aderito alla Repubblica di Salò. Per sopravvivere dové ridursi a vendere sigarette alla Stazione Termini. (cap. V, p. 104)
  • [Marcello Gallian] Questo apologeta dello squadrismo, questo fascista della prima ora, continuamente alla questua di soldi con cui campare la sua numerosa famiglia (e difatti figura con una cifra consistente fra quanti vennero mensilmente sovvenzionati dal ministero della Cultura popolare); quest'uomo generoso che subito si mise di mezzo con Mussolini, nel 1938, quando l'antifascista Eugenio Montale stava per perdere, e poi effettivamente perse, il suo posto di direttore del Gabinetto Vieusseux a Firenze, questo tipo fuori delle regole, che non arrivava mai puntuale agli appuntamenti e scriveva articoli diversi da quelli commissionatigli; questo dandy che litigava continuamente con Anton Giulio Bragaglia, a chi dei due fosse il vincente nell'arte di sedurre e conquistare le donne; questo scrittore di razza che ebbe tra i suoi elogiatori Giuseppe Ungaretti, Emilio Cecchi, Enrico Falqui, il giovane Vasco Pratolini; questo spregiatore della borghesia che portava in giro il suo amico Gambetti, vestito in divisa da avanguardista, a far visita a quelli che a Gallian stavano più congeniali, gli artigiani anarchici che abitavano nel quartiere più «rosso» di Roma, San Lorenzo; quest'uomo bello e altero che in ogni cerino avrebbe voluto vedere il sintomo di un vulcano; quest'uomo, negli anni Venti e Trenta, era di casa nei giornali del suo amico fraterno Interlandi, da lui definito «un uomo vivo». Tanto di casa che un suo romanzo Nostro impero quotidiano, venne pubblicato da «Quadrivio» addirittura in 27 puntate, fra il 1937 e il 1938. (cap. V, pp. 106-107)
  • Nato a Mosca nel 1902 da madre russa e da un ricco albergatore romano, piccolo di statura, esile, un paio di occhialetti tondi d'alluminio e sulla testa un basco (a quanto ce lo mostra un ritratto di Giuseppe Capogrossi), Paladini aveva visitato nel 1924 il padiglione sovietico alla Biennale di Venezia e ne era uscito entusiasta. Cultore da sinistra del moderno, convinto che in Urss fosse in atto la germinazione di una società nuova e dunque di un'arte rivoluzionaria, tessé l'elogio degli artisti esposti in quel padiglione in un libriccino[13] di poche pagine, pubblicato nel 1925. (cap. V, p. 111)
  • Una foto di prima pagina [ del Quadrivio][14] ci fa sapere che a Macallè[15] è sorta la sede del Guf[16].
    È per l'appunto il tempo dell'imbecille coloniale, così come più tardi sarà il tempo dell'imbecille neorealista, e, via via che ci avviciniamo agli anni nostri, dell'imbecille terzomondista, dell'imbecille operaista, dell'imbecille pacifista, dell'imbecille ecologico. Ogni epoca ha i suoi di imbecilli, e se li tiene preziosi. (cap. V, p. 133)
  • [...], il 7 luglio [1943], a poche ore dallo sbarco alleato in Sicilia, Interlandi affonda nuovamente il fioretto, questa volta dalla prima pagina del «Tevere». Contro chi? Contro Vittorio Cramer. E chi diavolo è Cramer? È l'annunciatore radiofonico del bollettino di guerra, un ebreo. La qual cosa a Interlandi non va proprio giù, la prende come un indebolimento della volontà di guerra, uno sconciare l'identità nazionale. Il suo corsivo è talmente spropositato da mandare su tutte le furie Fernando Mezzasoma, il direttore generale per il servizio della stampa italiana, che, appena presa in mano la copia del «Tevere», telefona a Interlandi ad abbaiargli se è quello il momento di prendersela con un annunciatore radiofonico perché ebreo. (cap. VII, p. 185)
  • Piccolo di statura, un aspetto che ricorda quello di Goebbels senza averne la luce diabolica, lo sguardo obliquo e acido di chi non si sente sufficientemente ascoltato e seguito, Preziosi rincara ogni giorno la dose del suo antisemitismo; ovvero, a dirla in linguaggio psicoanalitico, si lascia giocare ogni giorno di più dal suo delirio razziale. Fino al momento della resa dei conti, quando dai balconi di quella stessa casa di Desenzano, si lancerà giù a sfracellarsi, la mano nella mano della moglie, Valeria Bertarelli, una donna dai capelli argentei molto più alta di lui [...]. (cap. VII, p. 196)

Incipit de La collezione[modifica]

Quando sono sbucato dalla metropolitana di Porta Genova, una mattina di poco più di un anno fa, il cielo milanese era appena striato da qualche timida nuvolaglia sperduta nell'azzurro intenso. Per essere una giornata di fine novembre, niente a che vedere con la sua cupa leggenda di cielo imbronciato e attristante. Quel cielo milanese di inizio secolo, «spesso reumatizzante in inverno dolorante preoccupato», di cui scrive Filippo Tommaso Marinetti in un suo tardo libro autobiografico. E se nello spazio di un secolo è cambiato il colore e l'aroma del cielo milanese, figuriamoci tutto il resto. Dagli albori del Novecento, quando Marinetti (nato ad Alessandria d'Egitto nel 1876) aveva trent'anni nella «grande Milano tradizionale e futurista» e s'apprestava a scatenare in Italia e nel mondo l'uragano letterario e artistico del futurismo. Del cui esordio ufficiale, il Manifeste du Futurisme firmato da Marinetti sulla prima pagina del «Figaro» del 20 febbraio 1909, scocca in questo 2009 l'anno centenario. Marinetti e gli altri della sua banda, nessuno dei quali aveva toccato i trent'anni, avevano scritto questa tonitruante apologia della modernità alla notte, in quel suo appartamento milanese di via Senato sotto le cui finestre scorrevano allora le acque del Naviglio.

Citazioni su Giampiero Mughini[modifica]

  • Mughini Giampiero. Oltre dalla polizia è tenuto sotto sorveglianza anche dagli antropologi. È infatti passato da Lotta Continua ad Area Bianconera. (Enzo Costa)
  • Se un giocatore della Juve dà un calcio nella gola di un avversario e lo colpisce alla testa con un kalashnikov Mughini dice che è rigore per la Juve. (Claudio Amendola)
  • Un carattere molto forte, una persona di grande cultura, un grande uomo di spettacolo. (Luisa Corna)

Note[modifica]

  1. Citato in Bonolis a Mughini: "Ho studiato diritto penale, posso parlare di Juventus", Juvenews.eu, 22 settembre 2015.
  2. Dal programma televisivo Tiki-Taka; citato in Sotto la lente - Calciopoli, una ferita che non cicatrizzerà mai, Tuttojuve.com, 31 ottobre 2014.
  3. a b c Dalla trasmissione radiofonica La Zanzara, Radio 24; citato in Gisella Ruccia, Mughini: "Grillo? Milionario che si veste da baracconato e grida pezzenterie", Tv.Ilfattoquotidiano.it, 11 marzo 2013.
  4. a b c d Dall'apologo Scappatelle con le squillo? Un fatto privato, Tiscali.it.
  5. Da La stanza dei libri.
  6. da Libero del 23 agosto 2012, trascrita su Mughini "Giustizia sportiva al rovinìo"
  7. Dalla trasmissione radiofonica La Zanzara, Radio 24; citato in Giampiero Mughini: "Il porno è una cosa seria. Chi non si masturba è un degenere. Ho una collezione di 20 cassette hard", Libero quotidiano.it, 30 marzo 2015.
  8. Da Juve, il sogno che continua, Mondadori, 2008. ISBN 88-0457-594-8
  9. a b Da Nove anni fa. La Juve distrutta è in Serie B, Dagospia.com, 14 maggio 2015.
  10. Dall'intervista di Aldo Cazzullo, Mughini: «A Parigi nel ‘68 tiravo pavé sulla polizia, poi mi innamorai di Craxi», Corriere.it, 24 marzo 2018.
  11. Dal programma radiofonico La Zanzara, Radio 24; citato in Il siciliano Mughini dà manforte a Vecchioni: «Le frasi sulla Sicilia? Ha fatto bene, io la odio», Corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 11 dicembre 2015.
  12. László Moholy-Nagy (1895 – 1946), pittore e fotografo ungherese naturalizzato statunitense, esponente del Bauhaus.
  13. Arte nella Russia dei soviets. Il padiglione dell'U.R.S.S. a Venezia.
  14. Rivista, nata nel 1933, diretta da Telesio Interlandi.
  15. Capitale del Tigrè, in Etiopia.
  16. Gruppi universitari fascisti.

Bibliografia[modifica]

  • Giampiero Mughini, A via della Mercede c'era un razzista, RCS Rizzoli Libri, Milano, 1991, ISBN 88-17-84100-5
  • Giampiero Mughini, La collezione. Un bibliofolle racconta i più bei libri italiani del Novecento, Einaudi, 2009. ISBN 9788806196103
  • Giampiero Mughini, La stanza dei libri, Bompiani, 2016.

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]