Enrico Corradini

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Enrico Corradini

Enrico Corradini (1865 – 1931), scrittore e politico italiano.

Citazioni di Enrico Corradini[modifica]

L'ombra della vita[modifica]

  • Il congresso sionista a Basilea ha tra le altre cose decretato che la Palestina deve ritornare la sede del popolo ebraico e che nessun'altra terra deve esser colonizzata da esso. Questa affermazione, o questo sogno risorto della patria, se si pensa alla loro pertinacia indomata dopo molti millennii, attraverso tante terribili fortune, tante dispersioni e tante schiavitù, sono, come segno e testimonianza della volontà di stirpe, il fatto più meraviglioso de' nostri tempi. In tempo di una lontananza favolosa il popolo ebraico obbedì al comando di quella volontà uscendo d'Egitto, e ancora il comando persiste nella profondità del suo cuore.[1]
  • Quand'io mi avvicino al Trentacoste, mi par d'entrare in un cerchio dove bisogna parlar piano. Ed egli, piccolo e fino, in mezzo a quel cerchio parla piano e sommesso, come chi ha in casa qualche ospite che riposa, e teme di svegliarlo. Come se i suoi ospiti siano le immagini delle sue creazioni da cui si è un po' discostato or ora. È in lui quel timore del mondo esterno che hanno certe anime le quali vivono nella meditazione dei loro sogni. Il mondo è troppo rude per la loro sensibilità delicata.[2]
  • Domenico Trentacoste ha certamente avuto talvolta qualche inclinazione a rappresentare le umili verità e le miserie della vita, come nel Vecchio che mangia la zuppa. Così il suo verismo va dalla lanterna del Ciccaiuolo al pesante mantello del Vecchio medesimo. Così il vigore del suo realismo va dal Ciccaiuolo alla Testa di vecchio in bronzo. Ma egli è fatto per nobilitare con delicatezza la forza e per illeggiadrire la delicatezza. È lo scultore della puerizia e della donna.[3]
  • Il Previati ha un'opera varia di generi, di argomenti e anche di maniere. È un maestro in divisionismo, un divisionismo suo proprio, e abbiamo visto la sua teoria, ma non di rado è tornato alla cosidetta vecchia maniera di dipingere con la quale, naturalmente, cominciò nel 1879 col quadro storico Gli ostaggi di Crema.[4]
  • Certamente, uscendo d'Italia, il mondo non fu mai disposto ad essere imperialista come oggi. Il nazionalismo e l'imperialismo sono le due vere forme di vita proprie di questo mondo moderno gigantesco, oltre ogni dire vasto, potente e veloce. Questo maggiore istrumento di storia umana, la nazione, sembra fatto apposta per creare la più grande storia nella vastità del mondo moderno. Non vi è nulla che più sembri dar figura della estensione che oggi può prendere la gesta umana, dei grandi imperi delle nazioni contemporanee. La Terra vedrà imperi come mai non ne vide. Già li scorge il nuovo artista e foggia per quelli il suo stile.[5]

Incipit di alcune opere[modifica]

Dante e la nuova Italia[modifica]

Signore e Signori,
è consuetudine della Casa di Dante[6] che l'ultima lettura dell'anno non sia sopra un canto della Divina Commedia, ma sopra un argomento dantesco generale. Io seguirò dunque la consuetudine e vi parlerò di Dante quale mi appare, quando più lo penso e lo amo, quando nella mia umiltà più profondamente convivo con lui: vi parlerò di Dante come potenza della nostra anima e della nostra nazione.
O signori, Dante è della più fiera razza italiana. È una di quelle grandiose e terribili razze che, uscendo dal Medioevo, crearono l'immensa storia dell'Italia moderna, uno degli apici del mondo.

Il nazionalismo italiano[modifica]

La concezione nazionalista si fonda anzi tutto sul riconoscimento che la vita è di natura sua collettiva. Gli antisocialisti in genere sono ritenuti individualisti, ma bisogna chiarire in che senso un nazionalista, o la sua natural conseguenza, l'imperialista, è un individualista e in che senso è precisamente l'opposto.

L'Italia e la Guerra[modifica]

Nei momenti più gravi della loro storia, quando i pericoli d'ogni parte li stringono, quando si trovano al bivio di prendere o non prendere una decisione da cui dipenda il loro avvenire, i popoli non di rado, o signore e signori, hanno una fortuna: quella che sorga un uomo, l'eroe, che additi loro la via e porti la forza.

La Patria lontana[modifica]

— Voialtri, insomma, mirate a rovinare il commercio del vino italiano in Argentina?
— Si capisce.
— Lei ier sera mi diceva che ha fatto educare i suoi figliuoli in Italia e che non può stare senza ritornare in Italia per lo meno ogni due anni.
— È vero.
— Ma è altrettanto vero che, non ostante questo, Lei non può vantare la sua italianità come faceva ier sera.
— Perchè?
— Semplicemente perchè Lei è un produttore di vino di Mendoza, vale a dire un nemico dell'importazione del vino italiano in Argentina. Lo ha detto e non potrebbe essere altrimenti.

Sopra le vie del nuovo impero[modifica]

Roma, 24 febbraio 1912.
La nuda cronaca di ieri e di ier l'altro ha in sé la sua storia e la sua poesia. Nulla è da aggiungere alla nuda cronaca dei due giorni in cui il parlamento ha approvato il decreto per l'annessione della Libia. Fu approvato un decreto? Si discusse di Tripoli e dell'impresa? Si celebrò piuttosto la nuova apoteosi della nazione nella nuova concordia di tutta la patria: del governo col parlamento, del parlamento col paese; nella nuova concordia di tutta la famiglia italiana, consacrata nel sangue de' figli che combattono in Affrica. Non furono due giorni di discussione, furono due giorni di felicità nazionale, epica, prorompente dall'epica della guerra e della conquista.

Citazioni su Enrico Corradini[modifica]

  • Il nazionalismo nacque antidemocratico.
    Enrico Corradini, al quale va indiscutibilmente tutto il merito dell'iniziativa del nostro movimento, è uno spirito antidemocratico. Lo è forse, più che per studio e per convinzione, per ragioni estetiche. In lui, artista, arde il dispregio per la moltitudine. E attorno a lui s'unirono, in principio, molti giovani che di questa attitudine antidemocratica fecero orgogliosamente il loro segno di riconoscimento. (Scipio Sighele)
  • La dottrina di Carlo Marx ha dimostrato anche ultimamente la sua fecondità e la sua eterna giovinezza offrendo un contenuto logico al programma dei più strenui avversari del partito socialista, ai nazionalisti. Corradini saccheggia Marx, dopo averlo vituperato. Trasporta dalla classe alla nazione i principi, le constatazioni, le critiche dello studioso di Treviri; parla di nazioni proletarie in lotta con nazioni capitalistiche, di nazioni giovani che debbono sostituire, per lo sviluppo della storia mondiale, le nazioni decrepite. E trova che questa lotta si esplica nella guerra, si afferma nella conquista dei mercati, nel subordinamento economico e militare di tutte le nazioni a una sola, a quella che attraverso il sacrifizio del suo sangue e del suo benessere immediato, ha dimostrato di essere l'eletta, la degna. (Antonio Gramsci)
  • Nella raccolta dei Discorsi politici del Corradini, il primo, del febbraio 1902, è dedicato a "Le opinioni degli uomini e i fatti dell'uomo"; e sospirando per una dozzina di pagine sulla molteplicità disparata delle opinioni contemporanee, facendo qualche fiacca puntata contro internazionalismo, socialismo, umanitarismo, e in favore del sentimento nazionale, non abbozza, neanche per semplici accenni una dottrina. (Luigi Salvatorelli)
  • Poneva a fondamento della vita la forza, la volontà, la lotta, e guardava con intimo rapimento gli oceani popolarsi di navi, le strade di ferrovie, le officine di strumenti sempre più potenti, il mondo di interessi contrastanti, vòlti a superarsi l'un l'altro, e passava per guerraiuolo, anticristiano, fomentatore di male passioni. (Gioacchino Volpe)
  • Quando Corradini applicò il vocabolario socialista alla Nazione parlando di una "Italia proletaria" in lotta contro le plutocrazie occidentali, e lanciò l'idea di un "imperialismo operaio" da contrapporre a quello capitalistico, riscosse in campo sindacalista vasti consensi e pose le premesse di un pasticcio ideologico in cui Mussolini avrebbe di lì a poco guazzato. (Indro Montanelli)

Note[modifica]

  1. Da Letteratura e teatro, p. 169.
  2. Da Arte, p. 233.
  3. Da Arte, p. 247.
  4. Da Arte, p. 258.
  5. Da Epilogo, p. 291.
  6. Edificio romano, in piazza Sidney Sonnino, dedicato allo studio e alla divulgazione delle opere del poeta.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]