Epilessia

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The epilectic boy (J. Luyken)

Citazioni sull'epilessia.

  • Del pari l'epilessia che comiciò prima della pubertà, non è difficile che abbia fine; e quando la sensazione del prossimo accesso (aura epilettica) parte da un punto del corpo, è migliore se ha principio dalle mani o da' piedi, quindi se lo ha da' fianchi, e pessimo è quello che viene dal capo. (Aulo Cornelio Celso)
  • Fra' morbi conosciutissimi avvi anche quello chiamato comiziale o maggiore. L'uomo che n'è sorpreso in un subito stramazza; caccia schiuma dalla bocca; e quindi dopo qualche tempo ritorna in sé, e si rialza da lui solo. Esso travaglia più spesso gli uomini che le donne. In genere suol essere cronico, e durare fino alla morte, senza essere pericoloso per la vita, comunque talvolta quando è recente possa anche uccidere: e spesso, quando i rimedii non lo guariscono, questo morbo viene dissipato ne' giovinetti dal primo uso de' venerei diletti, e nelle donzelle dalla comparsa de' mestrui. (Aulo Cornelio Celso)
  • Gli accessi epilettici che si manifestano avanti la pubertà sono suscettibili di cura, ma se si manifestano dopo l'età di 25 anni, essi di solito durano fino alla morte. (Ippocrate)
  • L'epilessia nei giovani si cura soprattutto col cambiamento: cambiamento d'età, di clima, di luogo, di modo di vita. (Ippocrate)
  • Molte sorti di malattie guariscono nel primo coito, e nel primo mestruo delle donne. O se pur ciò non avviene, quei mali diventano lunghissimi, e massimamente il mal caduco. (Plinio il Vecchio)
  • Qual la podagra, e qual l'epilessia, ereditaria è in molti la pazzia. (Cristoforo Poggiali)
  • Si sa che gli attacchi di epilessia, del vero e proprio mal caduco, sopravvengono improvvisamente. In quell'attimo tutto il volto si deforma improvvisamente e orribilmente, e specialmente lo sguardo. Gli spasimi e le convulsioni scuotono tutto il corpo e sconvolgono le fattezze del volto. Dal petto si sprigiona un urlo spaventoso, indescrivibile, che non somiglia a null'altro; è come se tutto ciò che c'è di umano in quell'uomo scompaia con quell'urlo, e per chi assista a quello spettacolo è assolutamente impossibile, o perlomeno molto difficile, ammettere o perfino immaginarsi che sia la stessa persona a urlare in quel modo. Sembra addirittura che a gridare sia qualcun altro, qualcuno che si nasconde dentro quell'uomo. Perlomeno, sono numerosi coloro che hanno cercato di spiegare in tal modo l'impressione provata a quella vista, ma in molti altri la vista di un uomo in preda a un attacco di mal caduco determina un inesprimibile, intollerabile terrore, che ha in sé qualcosa addirittura di mistico. (Fëdor Dostoevskij, L'idiota)
  • Una volta, come ci ricorda Ippocrate, l'epilessia si chiamava "male sacro"; oggi a nessun medico e a nessun paziente verrebbe in mente di attribuire a Dio o agli dèi l'origine di questa malattia. (Umberto Galimberti)

Areteo di Cappadocia[modifica]

  • Quando poi l'accesso epilettico si approssima scintillano dinnanzi agli occhi certi spettri ora rossi, ora neri, ora di varii colori permisti, come se si scorgesse l'Iride su nel cielo: si sentono de' cattivi odori: risuonano le orecchie: si svolge l'iracondia, e la bile per nulla fortemente si accende. Talché alcuni per la più lieve cagione, come per sola angoscia dell'animo procombono. [...] Questi segni indicano che nel capo è fissa la radice del male. Ad alcuni però comincia a manifestarsi la sede del male ne' nervi lontani dal capo per i quali esso poscia è tratto in consenso morboso.
  • Nell'insulto, appena sviluppasi, l'epilettico giace destituito di sensi: le sue mani si raggruppano e contraggono per la distensione de' nervi: le cosce non solo si divaricano impetuosamente, ma qua e là sono concitate dai rimbalzi tendinosi. Questo genere di calamità può assomigliarsi a quella del toro strangolato. Il collo s'incurva, il capo è in vari modi distorto. Talché alcuna volta si rende prono come arco, e allora la mascella al petto si fa aderente. Talora è respinto violentemente verso le scapole, come se chi vel traesse a forza pe' capelli: quando infine ora dall'una ora dall'altra parte verso gli omeri si rivolge. I miseri così martoriati spalancano la bocca, la quale hanno arida e con lingua proluberaute, ed esposta cosi ad esser ferita, ed anche totalmente recisa. I denti talora fra se dibattonsi nella convulsione, gli occhi si travolgono, le palpebre amiccando di spesso restano aperte; cosicché volendole anche serrare, non giungono a connettersi, e l'albuginea sola si vede negli occhi semiaperti e spaventevoli. Le sopraciglia corrugansi talora in modo, che sembrino quelle della collera la più feroce: tal altra sono come stirale da ambi i lati verso le tempia, sì che fanno sparire tutte le rughe della fronte, e ne rendono la cute pellucida e distesa.
  • Nel mentre che per questo modo il male si arretra e scompare, l'epilettico ritorna in sé e si rialza. Però liberatosi appena dall'assalto, sente le sue membra fragili, cascanti, è oppresso da un capiplenio, da uno sfiancamento e languore, che bene si annuncia nel suo pallido e sparuto sembiante. L'animo, riconoscendosi, tra per la fatica del morbo o tra per la vergogna di esso, cade in estrema tristezza e melanconia.

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