Ercole Consalvi

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Il cardinale Consalvi ritratto da Giovanni Battista Lampi

Ercole Consalvi (1757 – 1824), cardinale, politico e mecenate italiano.

Citazioni di Ercole Consalvi[modifica]

  • [ad Antonio Canova] Come le potrò esprimere la gioia che si è provata dal Santo Padre [Pio VII], da me, dagli amatori delle belle arti, da Roma tutta al giungere della lieta notizia dataci col di lei foglio delli 10 corrente? Di quali termini potrò servirmi per manifestarle in tutta la sua vastità la riconoscenza che le dobbiamo pel felicissimo risultato della di lei missione?[1] Dunque è decretata la restituzione dei monumenti antichi, dei codici, degli altri oggetti, dei quali si piangeva giustamente la perdita? E a chi era riserbata la gloria di rivendicarli , se non a quel Genio che tanto onora le belle arti e la sede delle medesime? Il di lei nome, la di lei celebrità hanno avuto sicuramente una grandissima parte in sì lieto successo. Il Santo Padre le ne esprime direttamente, con lettera che le accludo, la sua gratitudine. Roma ed io non sappiamo esprimere la nostra. (Lettera ad Antonio Canova, 26 ottobre 1815; citata in Lettere inedite di Antonio Canova al cardinale Ercole Consalvi, pubblicate da Alessandro Ferrajoli, Forzani e C. Tipografi del Senato, Roma, 1888, p. X)

Citazioni su Ercole Consalvi[modifica]

David Silvagni[modifica]

  • È difficile immaginare corruzione più bassa e più sfacciata, ché non contenti di divorarsi i beni della Chiesa di Cristo, ossia dei poverelli, [gli abati, i prelati e i cardinali] si lasciavano corrompere dalle Corti straniere a danno degli interessi della Chiesa stessa; eppure era così smarrito il senso morale, che quando più tardi (1802) il cardinale Consalvi rifiutò dal re di Spagna la non lieve annua pensione (un benefizio in Spagna) di scudi quattro mila, tutti ne fecero meraviglia, e il grande uomo (grande in mezzo a quella Corte di pigmei corrotti) fu segno alle ire dei cortigiani, che nella onestà del cardinale vedevano la propria condanna.
  • Il Consalvi, checché se ne dica di bene, e noi ne diciamo molto, voleva essere dittatore, o, come scrive il cardinale Pacca[2], voleva «volgere ambo le chiavi del cuore di Pio [VII]» e non soffriva rivali.
  • [Nel 1805] Roma rigurgitava di forestieri attrattivi dopo tanti guai dall'incanto delle sue ruine e dalla saggia politica del ministro cardinal Consalvi[3] che cercava di ridestarvi l'amore delle lettere e delle arti, e sopra tutto di farla ricca e lieto soggiorno di stranieri illustri e di viaggiatori epuloni ed epicurei.
  • Poiché il Consalvi era assolutamente uomo nuovo, e come lo dette a divedere luminosamente col suo editto sulla libertà del commercio dei grani, così lo faceva vedere in ogni cosa. Geloso della sua indipendenza e tenero del decoro del potere, voleva piuttosto rimanere povero che arricchire a prezzo della sua dignità. Così prima rifiutò i doni, poi negò gli omaggi ad Anna Maria Torlonia, e negò al marito quei favori che aveva trovato presso i suoi predecessori.
    Così se maneggiò il potere con sagacia e con drittura, non gli mancarono nimicizie accanite, come ebbe sinceri ammiratori.

Note[modifica]

  1. Canova ebbe l'incarico di recarsi a Parigi per recuperare le opere d'arte oggetto delle spoliazioni napoleoniche.
  2. Bartolomeo Pacca (1756 – 1844), prosegretario di Stato dal 1808 al 1814.
  3. Il cardinale Consalvi era, all'epoca, segretario di Stato di Pio VII.

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