Ermanno Olmi

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Ermanno Olmi

Ermanno Olmi (1931 – 2018), regista e sceneggiatore italiano.

Citazioni di Ermanno Olmi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Settembre 1961, a Roma. Da Rosati a via Veneto. Germi lo trovavi sempre lì, al bancone del bar, seduto davanti a un bicchiere di vino. Non era una posa d'artista: era davvero nella sua natura starsene silenzioso a pensare sorseggiando del buon vino. Se non avessi saputo ch'era un celebre regista e anche attore avrei detto, per istintiva sensazione, che poteva essere un ferroviere. Perché mi ricordava mio padre come lo avevo in mente da bambino: anche lui ferroviere. Gente solida, buoni bevitori ma rigorosamente sobri in servizio. Quel giorno di settembre, fu proprio Germi a rivolgermi un saluto. Fino ad allora, io lo incontravo spesso lì (lo ammiravo moltissimo), ma non avevo mai osato importunarlo. Mi disse che aveva visto Il posto, il mio film che era stato alla Mostra di Venezia e che gli era piaciuto. Io gli confidai la grande emozione (e le lacrime!) per il suo Ferroviere. Ma al di là della grazia sublime dell'opera ‒ di una rara potenza poetica! ‒ c'era per me una ragione particolare, che mi faceva amare in modo speciale quel suo film: riguardava la mia stessa vita e quella di mio padre.[1]
  • La politica è riconoscibile, per sua natura deve esserlo. Ma un artista non può stare da una parte o da un'altra.[2]
  • Da Bergman ho tratto la lezione della purezza, della costante tensione alla miracolosa autenticità dell'infanzia, l'età della vera innocenza e del contatto misterioso con ciò che ci sovrasta e ci rende davvero vivi [...] La più profonda dimensione del suo cinema è aver intessuto costantemente un intenso rapporto con Dio. Ha rappresentato a pieno la vera ricerca di Dio.[3]
  • C'è bisogno di un altro modello di sviluppo. La nostra crisi ci pone nelle condizioni di ricominciare daccapo, con una proposta alternativa. Non più il consumo inutile ma il consumo necessario. La proposta più seria oggi è praticare la povertà come virtù.[4]
  • Se due persone dello stesso sesso si amano dello stesso amore che proviamo noi eterosessuali, perché non possono sposarsi? Sono leggi che l'uomo deve elaborare in ragione della sua maturità.[4]
  • Non sono mai stato comunista né democristiano e neppure socialista. Ritengo che quelli che chiamiamo intellettuali, che fanno dell'osservazione della realtà dei tentativi di interpretazione del mondo e delle cose, non possano appartenere a un partito. Il partito è la negazione dell'intellettualità libera.[4]
  • [Gian Giacomo Feltrinelli] ha realizzato una rivoluzione sociale non con le barricate in piazza ma con la cultura. Figlio della più alta borghesia, aveva vissuto un'infanzia dorata. La madre selezionava persino i suoi amici di gioco. Durante la guerra la famiglia Feltrinelli si rifugiò all'Argentario e il giardiniere divenne l'unica figura non familiare che il piccolo Gian Giacomo aveva come interlocutore. [Intervistatore: Un giardiniere saldamente socialista.] Sì, gli parlava della giustizia sociale e il bambino assorbì questo insegnamento. Da adulto mise in atto una azione dirompente, capì che doveva parlare attraverso l'editoria. La prima rivoluzione dal basso fatta da uno che stava ai vertici della borghesia.[4]
  • Sui monumenti che ancora oggi ritraggono gli alti comandanti, bisognerebbe scrivere sotto: "criminale di guerra”".[5]

Note[modifica]

  1. Citato in Gian Luca Farinelli, Il ferroviere, Enciclopedia del Cinema, 2004.
  2. Dal Quotidiano nazionale, 10 agosto 2004.
  3. Da Avvenire, 31 luglio 2007.
  4. a b c d Dall'intervista Ermanno Olmi su crisi, cinema e politica, Lettera43.it, 23 febbraio 2013.
  5. Citato in Olmi in trincea, Cinematografo.it, 14 marzo 2014.

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]