Estado Novo (Portogallo)

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Logo dell'Unione Nazionale, unico partito politico legale in Portogallo durante l'Estado Novo

Citazioni sull'Estado Novo.

Citazioni[modifica]

  • «I Paesi felici», aveva detto un giorno Antonio Oliveira de Salazar, «non hanno storia». Salazar si riferiva al Portogallo, e certo esagerava perché è difficile, molto difficile, poter definire il Portogallo un Paese felice. Il trentacinque per cento della popolazione è analfabeta, il reddito annuale pro capite è di centoquarantacinquemila lire, forse il più basso d'Europa. Ma lì dove aveva ragione era quell'affermare che il Portogallo non ha avuto in questi decenni, e non ha ora, «storia». La sua storia è ferma a quel giorno del 1929 in cui i militari al potere, incapaci di venire a capo della crisi economica che minacciava il Paese, richiamarono a Lisbona il giovane professore dell'Università di Coimbra Oliveira Salazar. (Sandro Viola)
  • Il Portogallo al suo interno è retto da un'oligarchia dispotica e antiquata, che è salita al potere e vi è rimasta nell'interesse di un ristretto gruppo di famiglie estremamente facoltose. È anche uno dei paesi più poveri dell'Europa. Il Portogallo quindi vive al suo interno una situazione potenzialmente rivoluzionaria. (Kwame Nkrumah)
  • Proprio non riesco a capire le misteriose ragioni, la capziosità di chi vuole negare che il Portogallo fosse allora un paese fascista. Bastava dare un' occhiata nelle librerie, sfogliare un giornale, rasentare in un salotto, o a pranzo da Tavares e all'Aviz la coorte dei gerarchi e profittatori del regime. E la sensazione che se ne ricavava era la stessa che nella Spagna di quegli anni o nell'Italia di venticinque anni prima: il cattivo odore del fascismo. (Sandro Viola)

Alberto Ronchey[modifica]

  • I portoghesi vengono tenuti per mano, come bambini. Non s'incontra un intellettuale che non dichiari di aver esaurito ogni capacità di sopportazione. A questo punto intervengono i bufos, o poliziotti. Ho incontrato per due sere gente appena uscita dal carcere e forse prossima a tornarci: avvocati, professori, studenti, giornalisti.
  • Il paleo-imperialismo portoghese è sopravvissuto in virtù d'una dottrina pauperistico-autoritaria su basi religiose. Tale dottrina ha avuto per alcuni decenni e conserva tuttora il nome di salazarismo. Per gli studenti di Coimbra, «era uma vez um tirano - que nao deixava o poleiro - e dizia muito serio: - da qui só para o cemiteiro».
  • La censura abbrevia persino le parole del Papa, quando si giudica che il pubblico non sia maturo a comprenderla.
  • La censura è amministrata dai militari e assistita da un avvocato. Nelle riunioni dell'opposizione clandestina, sempre più numerose in ogni quartiere di Lisbona e rievocanti linguaggi e costumi del nostro 1943, mi vengono mostrati i pacchi delle bozze di stampa sospese dalla censura. Non sono ammesse critiche di sorta all'indirizzo del capo del governo e dei ministri, all'assetto economico della società, alle istituzioni corporative, alla politica estera e coloniale della classe dirigente. Devono essere sottoposti alla censura anche i titoli, le fotografie, le citazioni della stampa estera. I brani di notizie soppressi d'autorità devono essere sostituiti, non si tollerano spazi bianchi. I testi approvati in bozza recano un timbro circolare: «Visado pela censura».
  • Le risorse del paese, gravemente sottosviluppato, si limitano ad un incremento del reddito che negli ultimi dieci anni ha raggiunto appena una media del 3,5 per cento. Il reddito pro capite è il più basso d'Europa; l'agricoltura occupa il 47 per cento della manodopera e contribuisce al riddito lordo nella misura del 22 per cento.

António de Oliveira Salazar[modifica]

  • L'origine militare della Dittatura portoghese deve dar sempre alla nostra rivoluzione un carattere speciale. Qui, non fu un partito, una forza rivoluzionaria che s'impossessò del potere; fu l'esercito, organo della Nazione, che intervenne, nel senso di creare le condizioni necessarie per l'esistenza di un governo contro i partiti e nazionale. La forza armata non costituisce un partito, non può difendere il «partitismo». Il suo intervento non può essere considerato da nessuno come l'intromissione abusiva di una forza in armi, di una minoranza audace, bene o male intenzionata, che vuol governare contro la maggioranza. In ciò è manifesta la nostra superiorità.
  • La nostra Dittatura si avvicina, evidentemente, alla Dittatura fascista nel rafforzamento dell'autorità, nella guerra dichiarata a certi principi della democrazia, nel suo carattere accentuatamente nazionalista, nelle sue preoccupazioni di ordine sociale. Se ne discosta, però, nei suoi metodi di rinnovamento.
  • Noi abbiamo una dottrina e siamo una forza. Come forza, ci spetta di governare: teniamo il mandato da una Rivoluzione trionfante, senza opposizioni e colla consacrazione del Paese; come seguaci di una dottrina, ci tocca d'essere intransigenti nella difesa e nell'attuazione dei principi che la costituiscono. In tali condizioni, non ci sono accordi nè transizioni nè transazioni possibili. Coloro che consentono nel nostro programma fanno opera patriottica, dichiarando il proprio consenso e lavorando apertamente accanto a noi; coloro che non consentono, possono essere parimenti sinceri e degni, confessando il loro dissenso, sono anche liberi di proclamarlo, ma, quanto a svolgere un'attività politica effettiva, li tratteremo nel miglior modo possibile perché non ci disturbino troppo.

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