European Super League

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Citazioni sulla European Super League, progetto di lega calcistica europea.

Citazioni[modifica]

  • [Nel 2021] In America hanno creato superleghe in ogni sport e anche se noi romantici del calcio vorremmo l'abolizione della Var, giocare senza fuorigioco o tornare al passaggio al portiere, il mondo sta andando avanti e non bisogna essere spaventati dal cambiamento. (Giorgio Chiellini)
  • [Nel 2021, parlando dell'avversione di Boris Johnson verso la Super League] Lui non capisce molto di calcio ma ha cavalcato l'onda patriottica, si fa fotografare con le bandiere o alzando i pugni. Per questo si è schierato contro la Superlega appena ha fiutato la protesta popolare. Confesso che ritenevo inevitabile che il potere dei ricchi prendesse il sopravvento sul calcio, ma avevo sottovalutato la rabbia dei tifosi inglesi. (John Foot)
  • [Nel 2021] Secondo me il futuro del calcio mondiale va verso un'europeizzazione rispetto al campionato nazionale. Gli atleti del nostro livello e i tifosi vogliono vedere più partite del livello europeo con tutto il rispetto di alcune squadre del campionato italiano, che sono troppe: dovrebbero essere 18, si potrebbe tornare anche a 16, ma 18 è il numero giusto per aumentare la competitività e dare più spazio a partite di livello europeo. (Giorgio Chiellini)

Andrea Agnelli[modifica]

  • [Nel 2022, sul conflitto con l'UEFA per la creazione della Super League] Fa riflettere la veemente reazione delle organizzazioni internazionali su un gruppo di club, alcuni dei quali si sono spaventati. Per sostenere la battaglia giuridica bisogna sentire di avere le spalle larghe. Con calma e serenità attenderemo il giudizio della Corte europea. Con Ceferin i dialoghi sono interrotti, il mio non è stato un attacco personale. Dal mio punto di vista l'affinità su certi temi rimane, sono sicuro che il tempo come sempre sarà galantuomo. [...] Quello di cui non ci rendiamo conto, e non è un tema solo italiano, è che una Superlega di fatto ce l'abbiamo già: è la Premier, perchè il talento va dove è meglio pagato. La Premier viaggia a 4,2 miliardi di introiti all'anno e, piano piano, attira tutto il talento. La Uefa che si aspetta oltre 5 miliardi per il prossimo ciclo della Champions League. Quindi questo lascia intendere quale spazio rimane per altri paesi come Italia, Francia o Spagna.
  • [Nel 2021] Sfido chiunque a confermare che l'attuale sistema del calcio professionistico sia soddisfacente. Io sento lamentarsi veramente chiunque. Quello che trovo sorprendente è che ogni proposta, ogni tentativo di riformare questa industria venga accantonato, sia esso relativo alle competizioni, alla governance o allo sviluppo commerciale. [...] Se si pensa alla riforma delle competizioni, si dice sempre che ci sono troppe partite, e che quindi si dovrebbe ridurre il numero di squadre. Questo trova il favore di alcuni e lo sfavore di altri. [...] E il meccanismo di governance che abbiamo oggi, non permette a chiunque di assumere la leadership. Chi ha i voti non ha il peso e chi ha il peso non ha i voti. Io non posso che ricordare che per dieci anni ho collaborato più che lealmente per cambiare un sistema troppo instabile che non valorizza appieno il valore commerciale, non tutela gli investitori [...] e che ha abbandonato il puro merito sportivo dal 1991. In questo caso mi riferisco alla competizioni internazionali, in quanto quando si è deciso che la quarta classificata di un paese come l'Italia ha maggiori diritti della squadra un campione in un'altra nazione. Questa non è una logica meritrocatica, è una logica commerciale. [...] E per chi lo ha vissuto, ricorderà che in quel momento si gridava allo scandalo: "Non c'è più il merito sportivo", "Non è più il valore sano del calcio". In realtà abbiamo creato, da quel momento ad oggi, la Champions League, che oggi è definita da chiunque una delle migliori competizioni sportive al mondo. Evidentemente le decisioni che sono state prese alla fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90 hanno portato, al netto di quelli che erano i commenti in quel momento, ad un cambiamento e ad avere una delle migliori competizioni. La nascita della Super Lega, che aveva per altro due condizioni sospensive che non sono state debitamente prese in considerazione come il raggiungimento di un accordo con UEFA e FIFA o la possibilità di organizzare una seconda o terza competizione, è stata la constatazione [...] delle obsolete impalcature su cui si regge il calcio, che attualmente sta rifiutando ogni cambiamento per mantenere una classe politica che non rischia, non compete, ma vuole decidere e incassare. A mio giudizio, la slealtà va cercata in chi ha sempre rifiutato il dialogo sulle riforme. Non mi voglio arrendere, non mi sono arreso ieri, non mi voglio arrendere oggi, non mi arrenderò domani. Il sistema ha bisogno di un cambiamento [...], ma non posso che ribadire, una volta di più, che sarà solo ed esclusivamente attraverso il dialogo costruttivo che si potrà arrivare ad una soluzione soddisfacente per tutti.
  • [Nel 2021, sulla creazione della Super League] Vogliamo creare la competizione più bella al mondo capace di portare benefici all’intera piramide del calcio, aumentando la distribuzione delle risorse agli altri club e rimanendo aperta con cinque posti disponibili ogni anno per gli altri da definire attraverso il dialogo con le istituzioni del calcio.

Aleksander Čeferin[modifica]

  • [Nel 2019] Fino a quando io e Andrea Agnelli saremo a capo delle nostre rispettive organizzazioni non ci sarà nessuna Superlega europea. Questo è un dato di fatto. Ucciderebbe il calcio, sarebbe noioso vedere Psg-Juventus ogni settimana.
  • [Nel 2021] Il nostro gioco è il più bello del mondo sulla base di competizioni aperte: non permetteremo che ciò cambi, mai.
  • [Nel 2021, sulla creazione della Super League] Il nostro impegno è di proteggere il calcio. Le squadre entreranno nelle competizioni per merito e non per volere di pochi avidi. La Uefa e il mondo del calcio sono uniti contro questa proposta orribile portata avanti da pochi club europei che seguono solo l'idea dell'avidità. Il calcio e i governi europei sono uniti contro questo progetto senza senso.
  • [Nel 2021] La Uefa non è solo una questione di soldi, la Super Lega sì, di una dozzina, una sporca dozzina mi verrebbe da dire. Per alcuni la solidarietà non vuole dire nulla, esiste solo il denaro nelle loro tasche.
  • [Nel 2021] Secondo me, non c'è mai stata una Superlega. Era un tentativo di stabilire una fantomatica lega dei ricchi che non seguisse alcun sistema, che non avrebbe tenuto conto della piramide del calcio in Europa, della sua tradizione e cultura. Ci hanno tutti sottovalutato.

Flavio Tranquillo[modifica]

  • [Nel 2021] Ben venga [...] il rispetto di valori come l'inclusione e la solidarietà, ma non è certo comprimendo lo sviluppo (e accumulando diseconomie) che si rispettano quei valori, anzi. Quella tra sport "puro" perché declinato all'interno del modello piramidale e "impuro" perché inquadrato in una Breakaway League "chiusa" che subordina l'accesso al possesso di requisiti tecnici ed economici, è una falsa antinomia. Schierarsi a favore o contro una di queste due impostazioni a prescindere dall'osservazione del contesto storico, socio-economico e culturale è, a mio avviso, sbagliato. Non discuto le prese di posizione pro o contro la Superlega, ma la loro enunciazione basata su un pre-giudizio, positivo o negativo che sia, rispetto allo sport "ricco", una categoria che non esiste. Anche negli USA, quelli che oggi sono indicati come la patria delle Leghe chiuse che non rispettano il verdetto del campo e obbediscono a pochi tycoon, c'è stato un tempo in cui la parola "professionismo" aveva un'accezione negativa di per sè. [...] Ieri (tennis, golf, Eurolega, pattinatori, etc.) e oggi, molti si prendono oneri e onori di una decisione che riserva rischi e insidie. Non hanno il mio plauso o la mia riprovazione, non ne vedo il motivo. Sono un osservatore, e spero che si possa discutere nel merito strategico e imprenditoriale della loro decisione, la cui efficacia verrà determinata solo dalla risposta del mercato.
  • [Nel 2020] Con il massimo rispetto per tutte le opinioni, non sono sicuro di capire perfettamente cosa si intenda per essere contrari alla moltiplicazione dei ricavi. Senza tensione verso maggiori ricavi non esiste impresa, e siamo daccapo. Se non c'è la lesione di un diritto e se non viene pregiudicato un bene comune superiore, mi pare che la nostra economia sia basata sul concetto della libertà di impresa. [...] Tutt'altra cosa è sostenere che questa condizione economica non è verificata, ma mi pare difficile riuscire a dimostrare che Juve-Catanzaro (al cuore non si comanda) vale più di Juve-Barcellona. Tutt'altra cosa ancora è rimarcare invece che NON è una questione di ricavi, ma di profitti (o meglio di auto-sostenibilità economica). Questo è vero, e senza cambiare le modalità di gestione dei club, la Superlega sarebbe una nequizia senza pari. Il che non toglie che non esiste, nella mia idea, un dirigismo che possa giustificare la compressione della crescita economica, della quale la crescita dei ricavi è una (non sufficiente) condizione.
  • [Nel 2021] Il bambino che gioca e sogna vedendo il campione e il campione che lo ispira sono una parte importante di una cosa più complessa: io sento parlare tantissimo (lo sport professionistico ne parla tantissimo, chi ha "difeso" il calcio dalla Superlega ha fatto molto leva su questo) di tutelare il sogno dei bambini di diventare il campione che 999,8 bambini su mille non diventeranno mai. Vedo invece pochissimo investimento e attenzione per l'inestimabile potenziale che lo sport come concetto generale può avere sullo sviluppo fisico, mentale, educativo, formativo di tutti i bambini. Qui qualcosa non funziona. Non è possibile che una parte così significativa del mondo culturale, accademico, politico, delle professioni si sia accapigliata sul presunto "diritto" di professionisti a giocare nel campionato della Coppa A e della Coppa B e che nessuno di questi abbia mai preso a cuore, al di là di generici auspici e promesse mai mantenute, il come tradurre il diritto di bambini e adolescenti di fare sport e il dovere di chi, nella società, è deputato a darglielo. Mi diranno che è benaltrismo. Ma io dico che funzione sociale di un'impresa privata, fosse anche di sport professionistico, è quella di fare bene l'impresa privata. La funzione sociale dello Sport come attività è quella di dispiegare tutto il suo potenziale formativo, educativo, culturale... Non è la stessa funzione sociale, in questo senso professionismo e sport per tutti devono restare distinti: una cosa è lo sport di un esercito di 99,8% persone, altro è lo 0,2% anzi meno di professionisti: identificare lo sport con i secondi è una distorsione.
  • [Nel 2021] La discussione su questa ipotetica Superlega continua purtroppo ad essere inchiodata su tematiche di stampo paternalistico, che girano attorno all'assunto che sarebbe una sconfitta morale escludere dal gioco le piccole società. Nei diversi settori economici "tradizionali" è normale che si creino all'interno dei sotto-settori in cui, come conseguenza delle normali dinamiche di mercato, ciascuna azienda trova il proprio posto sulla base delle specifiche caratteristiche. La bottega di quartiere non può ovviamente pensare di competere con Amazon, ma può cercare di dare al cliente qualcosa che Amazon non è in grado di dargli, trovare la propria nicchia e massimizzare le opportunità di business. Se affrontiamo il problema dello sport professionistico facendone solo e soltanto una questione morale, filosofica e di solidarietà, stiamo completamente mancando il bersaglio. La direzione in cui sta andando il calcio non è fermabile, così come non è fermabile Amazon. Si può però subire il cambiamento o tentare di governarlo. Credo che la seconda ipotesi sia preferibile, anche perché ci sono tutte le possibilità di creare sotto-settori omogenei nelle quali ciascuna realtà, dal Real Madrid al Catanzaro, possa trovare la sua collocazione ottimale.
  • [Nel 2021] Quando parliamo di sport professionistico, parliamo di un mercato un po' particolare. In nessun altro mercato ci si trova costretti ad accordarsi con quasi tutti i propri più acerrimi nemici/concorrenti per stare meglio sul mercato. Di solito nei mercati normali ci sono le fusioni, gli acquisti, il più forte mangia il più debole. Qui si è "condannati" a consorziarsi perché nessuno può giocare da solo [...]. Se da un lato è facile capire perché soggetti con una determinata scala a livello industriale siano stati tentati di convergere in qualcosa di omogeneo che è nei loro migliori interessi singoli e combinati. Altrettanto è facile capire come questa tentazione dispiaccia ad ex alleati, enti regolatori, organizzatori o comunque coordinatori. [...] Ci hanno raccontato la favola di un calcio nostalgico, buono, romantico contrapposto a un calcio freddo, affarista. La verità è che siamo di fronte a due livelli di calcio professionistico entrambi in difficoltà finanziaria, che sulla questione Superlega si sono trovati con interessi contrapposti. Il sistema calcio è in queste condizioni, tipiche di consorzi che hanno risultati economici negativi, decisamente non episodici, che hanno intaccato il ciclo di cassa [cioè l'equilibrio uscite/entrate, ndr]. Per restare in piedi a questo livello di consumo di cassa le società grandi e meno grandi si sono indebitate. I fondamenti dell'economia spiegano come a un certo punto, fatalmente, questo gioco finisce (male). Se è questo il punto, il problema non riguarda le 12 società che hanno fatto e disfatto il progetto della Superlega, e non si risolve rimuovendo dal tavolo il tema della Superlega, perché anche le altre su scala minore sono indebitate e oltretutto la loro esistenza dipende dall'esistenza di quelle 12: perché questo sistema fin qui ha retto perché le grandi si indebitano perché sono "troppo grandi per fallire" e vanno avanti (ma fino a quando?), mentre le altre risolvono una piccola parte dei loro problemi, oltre che con pratiche di creative accounting (contabilità creativa), vendendo i giocatori a quelle del piano di sopra. Se quelle del piano di sopra non trovano i soldi per comprare, la festa [finisce] per tutti.

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