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Festival di Sanremo 1999

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Anna Oxa, vincitrice del Festival di Sanremo 1999.

Citazioni sul Festival di Sanremo 1999.

  • [Nel 2010, sull'esperienza da giurato] [...] arrivi in ritardo, e farsi largo nel mare di teste e schiene fra gli stucchi del foyer non è un gioco da ragazzi. Occhieggiano colletti alla Wellington alti sei dita, nel cuore cieco della folla, risplendono chiome rese barocche da schiume e spray, e simili a scogli si profilano svariate scollature semplicemente inaggirabili. Hai un bel sventolare il pass da giurato, in mezzo agli spettatori che hanno pagato un milione a poltrona. Ci sono le famiglie numerose – i ragazzini conciati da cresima e nonna, un turbante da rajah in testa, portata a braccia. Ci tiene tanto, poverina, a non perdersi il ritorno della Vanoni. Ci sono i terzetti d'amiche zitelle vestite come le caramelle Rossana. Ci sono spaventose matrone del profondo Nord che portano al collo svariati stipendi d'operaio e per mano mariti imprenditori ricchissimi e nani. Sei sul punto di rinunciare, oh sì. La folla è troppa e tumultuosa. Stai proprio per rinunciare. [...] a tratti biascicando scuse, a tratti simulando orrendi accessi di tosse degni di un personaggio dickensiano, riesci a farti largo anche fra i gruppi più gagliardi nel mantenere un'intima compattezza. «Sono il giurato Enrico Brizzi», mormori alla hostess che veglia alla base della scala che conduce ai palchi. All'inizio, ne sei quasi sicuro, ti guarda come una donna decisa a chiamare aiuto. «Mi segua», soffia piegandosi in modo appena percettibile verso di te. «Si stavano chiedendo tutti dove accipicchia si era cacciato.» (Enrico Brizzi)
  • I discografici quest'anno non hanno offerto proprio niente. Se deve essere il festival di tutti, della gente comune, allora la preside deve presentare Battiato e Fossati. Perché se invece la preside annuncia Gatto Panceri, allora siamo di fronte al nulla che presenta il nulla. Anche questo gioco è figlio di anni e anni di televisione fatta all'insegna dell'"incompetenza specifica". [...] Figlia di quei programmi [...] dove si gioca a stonare. E di tutte le altre decine di trasmissioni piene di "common people". (Pippo Baudo)
  • Tutto questo entusiasmo non lo capisco proprio. [...] È tutto uguale. [...] L'unica differenza è quest'aria di Fazio e dei suoi: sembra quasi che chiedano scusa che stanno facendo il festival. Ma lo spettacolo non si fa così, Sinatra non cantava chiedendo scusa, gli acrobati del circo non si vergognano. [«Il circo di Sanremo era finito in una brutta crisi però...»] Io non discuto la formula di Fazio, è bravo, funziona e si vede. Il problema sono le canzoni. Lui manco più le annuncia, i cantanti nemmeno li tocca. Come se fossero fatti di materia contagiosa. A questo punto, allora, bisogna smontare tutto definitivamente, rassegnarsi all'idea che il festival non è più una gara di canzoni che poi le gente dovrà comprare e cantare. E farlo diventare un'altra cosa, un'isola di Wight. [...] a questo punto il festival è finito. (Pippo Baudo)
  • [...] una volta ascoltate tutte le canzoni della quarantanovesima edizione del festival, si avverte una strana sensazione: mancano delle cose davvero brutte, che a suo modo è un record. Questo non vuol dire che gli appassionati di musica saranno lì a strapparsi i capelli per la gioia. Tutt'altro, ma è un fatto che dopo gli orrori a cui siamo stati abituati in questi ultimi anni, una media decorosa è già un risultato clamoroso. [...] si potrebbe dire che non è tanto il festival ad essere cambiato, ma che l'Italia, anche da un punto di vista musicale, oggi assomiglia di più al festival di quanto non accadesse alcuni anni fa. Questa riflessione potrebbe gettare un'ombra desolante su quello che ci succede intorno, ma nel frattempo bisogna accontentarsi del fatto che quest'anno al festival ascolteremo canzoni meno raccapriccianti del solito. (Gino Castaldo)

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