Filippo Meda

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Filippo Meda

Filippo Meda (1869 – 1939), politico, giornalista e banchiere italiano.

Citazioni di Filippo Meda[modifica]

  • [Giuseppe Toniolo] Ebbe, come tutti coloro che si lasciano travolgere nella vita pubblica, amarezze, disillusioni, contraddizioni; ma non mai dubbii o sconforti: la solida costruzione del suo intelletto, la limpida schiettezza del sentimento, la energia della volontà che non si sarebbe indovinata nella persona non certo fiorente di forze fisiche, anzi recante le tracce di una originaria costituzione non robusta e le stigmate del lavoro ininterrotto, lo preservarono da qualsiasi tentazione di abbandonare il campo: se qualche volta parve starsene in disparte, fu per deferente ossequio a direttive autorevoli prevalse in dissenso dalle sue, dissenso ch'egli tuttavia non proclamò mai, come altri invece volle fare, che anzi dissimulò sempre, preoccupato sopra ogni cosa di non compromettere con intempestive agitazioni lo svolgersi sicuro e graduale del moto cristiano restauratore e riformatore ch'egli non ammetteva possibile ed efficiente se non sulla base di una assoluta ortodossia e di una disciplina tetragona ad ogni seduzione di scisma, senza per questo sentire il bisogno di avvilirla nella rinuncia ai suoi metodi, ai suoi convincimenti, alle sue speranze. (da Giuseppe Toniolo, in Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti, sesta serie, novembre-dicembre 1918, volume CXCVIII, della raccolta CCLXXXII, Direzione della Nuova Antologia, Roma, 1918, p. 13)
  • Facchinetti è una di quelle figure che hanno sempre raccolto stima, ammirazione, simpatia, in ogni campo, dagli amici, dagli avversari. Buono, onesto, fedelissimo alla sua idea, Egli ebbe a soffrire duramente nel periodo del fascismo. Lo ricordo ancora in una certa stanzetta a Parigi, in esilio, con la moglie, con le figlie, ansioso per la sorte della sua patria, come era angosciato per la libertà così duramente offesa dalla dittatura. [...] Egli fu un grande cristiano nel senso più ampio, nel senso più eletto, nel senso più sublime della parola, e cristianamente è morto guardando i suoi amici, accarezzando chi gli era stato compagno per tanti anni della dura vita. (dall'intervento alla Camera dei Deputati in commemorazione del senatore Cipriano Facchinetti, 19 febbraio 1952)
  • Gaspare Decurtins era un convinto, quasi direi un entusiasta; ma era anche un uomo d'azione, pratico, fermo, deciso; ed io posso bene, a distanza di quasi vent'anni, testificare che nella sua soddisfazione egli non esagerava: a me uno dei pochi socialisti italiani che al Congresso di Zurigo presero parte, si dichiarava meravigliato d'aver veduto coi proprii occhi l'attività intelligente del clero, e il suo sincero amore verso la classe operaia. (da Gaspare Decurtins e la legislazione internazionale del lavoro, in Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti, sesta serie luglio agosto 1916, Direzione della «Nuova Antologia», Roma, 1916, p. 157)
  • [...] l'opera a cui Gaspare Decurtins si consacrò con particolare assiduità, e per la quale gli devono essere riconosciute benemerenze veramente insigni, fu quella della legislazione internazionale del lavoro. (da Gaspare Decurtins e la legislazione internazionale del lavoro, in ibid., p. 155)

Citazioni su Filippo Meda[modifica]

  • Meda e Murri furono dapprincipio alleati. Entrambi volevano un grande partito, popolare indipendente dalla Chiesa. Ma Meda lo concepiva come lo sviluppo della organizzazione tradizionale, cioè dell'Opera, una volta strappatala alla vecchia guardia, mentre Murri lo vedeva come un organismo nuovo, un "Fascio", come quelli che pochi anni prima avevano messo a soqquadro e insanguinato la Sicilia. (Indro Montanelli)
  • Meda era un avvocato milanese di spirito pratico, che considerava l'astensione dal voto [dei cattolici] un dovere da osservare finché il Papa lo imponeva, ma un grosso errore strategico di cui occorreva sollecitare la revoca. Lo Stato liberale, diceva, c'è e va accettato. Va soltanto salvato dalle sue tentazioni autoritarie e giacobine. E questo i cattolici possono farlo soltanto inserendocisi e riformandolo in modo da tenerlo al riparo dai pericoli d'involuzione. Lo Stato cioè per lui era un "peccatore da salvare". (Indro Montanelli)
  • Polemiche tra Murri e l'avv. Filippo Meda attorno al 1900. Lo Stato, per Meda, lo Stato italiano uscito dalla rivoluzione non era quell'assoluto male, quell'irriducibile nemico che l'altro proclamava; non si mostrava, anche così com'era, impenetrabile agli ideali dei cattolici. Esso poteva sussistere e vivere in armonia con la Chiesa, se così piaceva agli uomini che erano al governo; poteva anzi diventare esso lo strumento di quella rinnovazione sociale che, auspice la Chiesa e secondo le sue direttive, si stava preparando e che era destino si dovesse compiere. (Gioacchino Volpe)

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