Romolo Murri

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Don Romolo Murri

Don Romolo Murri (1870 – 1944), presbitero e politico italiano.

Incipit di alcune opere[modifica]

Fede e fascismo[modifica]

Se religioso è lo spirito umano – e religioso esso è, poiché la vita non può da ciascuna coscienza essere vissuta frammentariamente, come vana momentanea soddisfazione di momentanee esigenze, ma tende in ciascuna coscienza ad attuarsi come totalità del reale ed universalità di valori – tutta la vita dell'uomo è religiosa e tutta la storia è religiosa.

L'idea universale di Roma[modifica]

Il mondo occidentale contemporaneo è pieno di inquietudine. Lasciamo da parte, per un momento, le posizioni conquistate dal fascismo e guardiamo intorno.
La vita procede rapida e tumultuosa, premuta da difficoltà di equilibrio interno e di organizzazione esteriore sempre più gravi e complesse. Si sono oscurate e quasi distaccate dagli animi le certezze antiche, che davano un senso alla vita ed una guida per l'azione. Alle certezze nuove ci si volge con l'assillo di una esperienza tentatrice, con acredine gelosa, che tradisce un intimo dubbio, con la rinunzia frettolosa ad ogni tentativo di esame preliminare e di controllo morale.

Citazioni su Romolo Murri[modifica]

  • Alla formazione culturale di Romolo Murri avevano contribuito due opposti indirizzi di pensiero: da un lato il tomismo, da lui appreso all'Università Gregoriana ove aveva avuto a maestro, tra il 1888 e il 1892, il padre Luigi Billot; dall'altro il materialismo storico nell'interpretazione di Antonio Labriola, del quale aveva frequentato il corso all'Università di Stato della Sapienza nell'anno accademico 1893-1894; sulla formazione scolastica del giovane Murri si era innestata dunque la filosofia marxista, senza peraltro intaccare la sua fiducia nella filosofia antica, nella metafisica del tomismo. (Pietro Scoppola)
  • Meda e Murri furono dapprincipio alleati. Entrambi volevano un grande partito, popolare indipendente dalla Chiesa. Ma Meda lo concepiva come lo sviluppo della organizzazione tradizionale, cioè dell'Opera, una volta strappatala alla vecchia guardia, mentre Murri lo vedeva come un organismo nuovo, un "Fascio", come quelli che pochi anni prima avevano messo a soqquadro e insanguinato la Sicilia. (Indro Montanelli)
  • Murri era un giovane sacerdote marchigiano, che aveva conosciuto la povertà e nel Vangelo vedeva soprattutto un messaggio giustizialista. Introverso e malinconico come tutti i fanatici, egli si considerava molto più "avanzato" di Meda per il carattere rivoluzionario che intendeva imprimere al movimento [cattolico]. In realtà era un uomo del Sillabo che, pur partendo anche lui dall'accettazione dello Stato unitario, intendeva tramutarlo in una teocrazia egalitaria e totalitaria, sul tipo di quella che i Gesuiti avevano fondato un paio di secoli prima nel Paraguay. Se a ispirarlo fosse più l'amore del povero o l'odio del ricco, non sappiamo. (Indro Montanelli)
  • Polemiche tra Murri e l'avv. Filippo Meda attorno al 1900. Lo Stato, per Meda, lo Stato italiano uscito dalla rivoluzione non era quell'assoluto male, quell'irriducibile nemico che l'altro proclamava; non si mostrava, anche così com'era, impenetrabile agli ideali dei cattolici. Esso poteva sussistere e vivere in armonia con la Chiesa, se così piaceva agli uomini che erano al governo; poteva anzi diventare esso lo strumento di quella rinnovazione sociale che, auspice la Chiesa e secondo le sue direttive, si stava preparando e che era destino si dovesse compiere. (Gioacchino Volpe)

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

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