Firdusi

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Hakīm Abol-Ghāsem Ferdowsī Tūsī o Firdūsī (940 – 1020), poeta epico persiano.

Shāh-Nāmeh[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: Shāh-Nāmeh.

Citazioni su Firdusi[modifica]

  • Benché fosse Mussulmano di religione e benché gli fosse toccato di vivere in tempi, nei quali dell'antica e gloriosa Persia non restava che il nome, poté tuttavia, egli solo, comprendere tutta la gloria e l'indole operosa e guerresca della patria sua. (Italo Pizzi)
  • I re succederono ai re, e le nuove alle antiche dinastie; le opere degli uomini hanno alle vicende de'tempi; la faccia politica della Persia è stata più volte rinnovata; la lingua fu sottoposta all'influenza di queste rivoluzioni, e ciò non ostante Ferdusi vive ancora giovane nella memoria degli orientali, e la sua fama si mantiene in forza e piena di splendore in mezzo a tante rovine. (Giulio Ferrario)
  • Lo stesso Firdusi, ufficialmente musulmano, era troppo imbevuto di spirito iranico per essere un convinto zelatore della fede dei dominatori stranieri. (Raffaele Pettazzoni)
  • Parlare dei meriti di Firdusi non è al certo cosa lieve e facile; ma dovendone pur tener parola, comincieremo dalla lingua la quale dagli scrittori persiani che vennero dopo di lui, fu sempre più corrotta con parole arabe. Firdusi invece seppe usare la vera lingua persiana astenendosi, per quanto poteva, dalle parole arabe che si introdussero in Persia dopo la conquista degli Arabi. Il modo suo poi di esprimersi è robusto, nervoso e privo di quei giuochi di parole e di quei ghiribizzi incerti che tanto spesso incontriamo nei poeti posteriori imitatori degli Arabi, quali sono Hâfiz, Khâkâni, Saadi e Giâmi. Incontransi ancora spesse volte ne'suoi canti figure e similitudini veramente grandiose, le quali però non toccano mai il mostruoso come quelle che occorrono nei poemi indiani specialmente se di tarda età, come sono i Purâni, né vanno al ridicolo ed allo sciocco come alcune della poesia araba e della persiana che la imitò in poi. (Italo Pizzi)

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