Gaetano Afeltra

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Gaetano Afeltra (1915 – 2005), scrittore e giornalista italiano.

I 45 giorni che sconvolsero l'Italia[modifica]

Incipit[modifica]

È passato ormai mezzo secolo da due date davvero storiche per l'Italia e per l'Europa: 25 luglio e 8 settembre 1943: quei quarantacinque giorni che sconvolsero il nostro Paese. Sono date insieme fauste e infauste: crollo di una dittatura, riacquisto della libertà dopo vent'anni, ma al prezzo di una disfatta militare e del successivo collasso dello Stato. Cinquant'anni possono sembrare un tempo molto lungo: ma sono ancora vivi, con la loro memoria individuale e generazionale, molti di coloro che ebbero parte, come attori e come testimoni, negli avvenimenti. Per loro questa non è semplicemente «storia», la storia che si impara sui libri di scuola, ma esperienza provata, è il caso di dirlo, sulla propria pelle.

Citazioni[modifica]

  • Borelli giunse al giornale [il Corriere della Sera[1]] nel tardo pomeriggio del 26 luglio [1943], venendo da Roma. [...] Gli eravamo intorno tutti. Gran silenzio, grande imbarazzo, Capimmo che non si era reso conto che la situazione era cambiata[2]. Credeva di poter fare finalmente un giornale libero, un giornale senza veline. Cominciò a impartire disposizioni ai redattori-capi che lo ascoltavano perplessi. Fu un momento di imbarazzo. Il silenzio si distendeva in tutta la stanza come un velo fitto. Borelli andava avanti a parlare. Finché Bruno Fallaci – sempre considerato un uomo di Borelli, che lo aveva portato con sé a Milano dalla «Nazione» di Firenze – prese coraggio e brutalmente, con freddezza toscana, gli disse: «Direttore, lei il giornale non lo fa più!».
    Non c'era nessuna revanche, nessuna animosità nei confronti del direttore galantuomo: solo la constatazione della nuova realtà. Borelli si accasciò sulla poltrona pallidissimo. (pp.44-45)

Mordi la mela, ragazzo[modifica]

Incipit[modifica]

LE TENTAZIONI DI QUEGLI ANNI

Due fili rossi hanno percorso la mia vita, e non solo la mia: due fili che si chiamano amore, o se preferite sesso, e morte (giacché si sa che i ragazzi del Sud crescono con questa ossessione). Ma qui parleremo solo di quello terribilmente vitale, eccitante, tormentoso: il sesso.
Noi ragazzi non avevamo altro in testa. Due erano i sentimenti che ci dominavano: l'angoscia e l'esaltazione. L'angoscia era la paura (paura di che? di tutto); l'esaltazione, il sesso. Oggi si parla molto di crisi di astinenza per i drogati, e i medici e sociologi studiano per porvi rimedio. Ma alla nostra dura astinenza sessuale di ragazzi del Sud mai nessuno pensava. I pregiudizi erano enormi; il sesso, comunque, sempre peccato. La mamma, le sorelle, per cambiarsi d'abito, andavano a serrarsi in camera: guai a vederle in sottoveste! Alcune volte, m'è capitato di sorprenderle semisvestite. L'apparizione era bella, giovane, perfetta; carnalmente rosea, con le spalle armoniose e rese più appetibili dalle due bretelline, le braccia alzate nel gesto di sfilare l'abito, le ascelle polpose, il seno frenato dal reggipetto: Iddio creò la donna, noi crescevamo nel suo desiderio.

Citazioni[modifica]

  • La giovinezza è un fiore che spunta, bello proprio quando porta con sé gli umori del suolo. (p. 29)
  • Nessuno può immaginare come arrivi a essere crudele un intero paese quando prende di mira qualcuno, inventando storie, arrivando alla calunnia, calpestando le regole più elementari del vivere civile. (p. 35)
  • Che cos'è la pubertà, se non un frutto che deve essere colto quando è maturo, altrimenti marcisce? (pp. 40-41)

Note[modifica]

  1. Borelli dirigeva il quotidiano milanese dal 1929.
  2. Il 25 luglio, dopo il voto avverso del Gran consiglio del fascismo, Vittorio Emanuele III aveva fatto arrestare Mussolini e affidato la guida del governo al maresciallo Pietro Badoglio.

Bibliografia[modifica]

  • Gaetano Afeltra, I 45 giorni che sconvolsero l'Italia, Rizzoli, Milano 1993. ISBN 88-17-84265-6
  • Gaetano Afeltra, Mordi la mela, ragazzo, Longanesi & C., Milano 1995.

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