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Giacinto Gallina

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Giacinto Gallina

Giacinto Gallina (1852 – 1897), commediografo italiano.

Citazioni di Giacinto Gallina[modifica]

Incipit di Le barufe in famegia[modifica]

Rosa, Emilia e Momolo
(Rosa lavora la calzetta; Emilia lavora al telaio).

Momolo: (uscendo dalla sua stanza): Betina! Betina! Stamatina no la m'à gnanca lustrà i stivai! Varé, tuto el veladon sporco da polvare.
Rosa: La go mandada a tor del zùcaro; no sara' za un gran delito se no la ga podesto lustrarte i stivaj. E po' ti ga to mugier, fàteli lustrar da ela.
Emilia: (parla sempre con tutta tranquillità) Mi, siora, no ghe faso la serva a nissun.
Rosa: Caspita! La contessa perdaria la so nobiltà a ciapar la scovoleta e netarghe el veladon a so mario!
Emilia: Contessa o da contar, la xe cussì e, se no ghe comoda, la se la barata.
Momolo: Ma via, no sté a criar! Varda, eco fato, me scovolarò mi. (Prende la spazzole e pulisce l'abito e le scarpe).

Citazioni su Giacinto Gallina[modifica]

  • Come il Gallina riproduceva sul teatro la Venezia odierna, così il Favretto sulle tele. Giacomo Favretto e Giacinto Gallina, questi due gemelli dell'arte veneziana, così somiglianti nell'indole dell'ingegno, nella bontà dell'animo, nel modesto aspetto della persona, nella morte immatura, penetrarono senza sforzo, per un'intuizione nativa, nell'intima vita del popolo. L'arte del Gallina è più profonda, più dominata dal sentimento, ma la superficialità delle impressioni del Favretto è compensata dal brio della osservazione. (Pompeo Gherardo Molmenti)

Bibliografia[modifica]

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