Gianna Manzini

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Gianna Manzini

Gianna Manzini (1896 – 1974), scrittrice italiana.

Citazioni di Gianna Manzini[modifica]

  • Avere un gatto accanto è l'unico modo tollerabile di esser soli, in due.[1]
  • E non è anche vero che tu, adesso, più che mai, o diversamente esiliato, un poco ti affidi a me?[2]
  • Lilli Cavassa: Lei scrive di getto o con molti rifacimenti?
    Gianna Manzini: Guardi: scrivo rapidamente e rifaccio incessantemente. C'è un capitolo del mio romanzo di cui ho otto stesure. Quello della cena in famiglia, dopo l'incontro con Malatesta. Quella scena d'insieme che, per mille ragioni, era certamente difficile, piena di scogli. L'ho rifatto ben otto volte.
    Lilli Cavassa: Lei usa la macchina o scrive a mano?
    Gianna Manzini: Scrivo con una stilografica che adoro, e proprio, come gli antichi artigiani fiorentini, il mio lavoro è tutto fatto a mano.
    Lilli Cavassa: Lei è molto buona. Pistoia è stata la città della sua infanzia. L'ama ancora?
    Gianna Manzini: Sì, sì. Ci ritorno col pensiero tante volte, con un certo struggimento. Ha rappresentato molto per me. Mi aspettano a Pistoia. Ci dovevo andare in giugno, e mi sono ammalata. Ci dovevo tornare a settembre... e mi ammalai.
    Lilli Cavassa: Il centro del romanzo [Ritratto in piedi] è suo padre. Possiamo sperare di ritrovare in un altro libro sua madre, come protagonista?
    Gianna Manzini: Sto lavorando a un racconto in cui protagonista è la mamma. Un racconto lungo. Dovrebbe essere portato a fine in un tempo relativamente breve.[3]

La Sparviera[modifica]

Incipit[modifica]

Mentre il bidello, con un pacco di vignette sotto braccio, apriva la porta, entrò nell'aula dell'asilo d'infanzia una ventata caldo-umida di novembre, portando, sopra un odore di scarpe nuove e di legni lucidati, una fragranza di caldarroste; e, insieme, un segreto scompiglio, forse la vibrazione d'un aereo che passava alto, e un suono di clacson, e un vocìo come di litigio; ma anche il bacillo della tosse convulsa. In una lieve scia di pulviscolo chiaro – appunto il gesso di una serie di "o", allora allora cancellata dalla lavagna – esso ristette con l'indolenza che rende poi sbalorditivo il suo aggredire; e calava adagio quando l'insegnante, dall'alto della cattedra, mostrò un gattino di gomma, lo premette per farlo miagolare e promise: "Lo regalerò al più buono di voi".

Citazioni[modifica]

  • Veramente l'ispirazione ci raggiunge a patto di dimenticarsi di sé. Non vuole specchi, l'ispirazione. (p. 28)
  • Per sballato che sia, un complimento ha sempre il merito della generosità. (p. 46)
  • Vi sono persone alle quali non si perdona nulla, nemmeno la virtù. (p. 78)

Incipit di Ritratto in piedi[modifica]

A Firenze, a un cavallo da piazza, non potevano fare attraversare il ponte Santa Trìnita. Giunto a metà, voleva saltare la spalletta e buttarsi di sotto, con la carrozza e tutto. Il vetturino diceva: «Buono, Lillo, buono»; e tentava di trascinarlo per la cavezza. Macché. S'impuntava; schiumava; impazziva. E soltanto su quel ponte. Nessuno sapeva spiegarsi la cosa. Non c'era nulla da ricordare. Tutto accadde dall'oggi al domani. Ombroso, non era stato mai.

Note[modifica]

  1. Citato in Dino Provenzal, Dizionario umoristico, Hoepli, 1937.
  2. Da Ritratto in piedi, p. 56.
  3. Citato in Lilli Cavassa, Incontro con Gianna Manzini, La Fiera Letteraria, n. 40, 14 novembre 1971.

Bibliografia[modifica]

  • Gianna Manzini, La Sparviera, Mondadori, Milano, 1957.
  • Gianna Manzini, Ritratto in piedi, Mondadori, Milano, 1971.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]

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