Gianni Celati

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Gianni Celati (1937 – vivente), scrittore, traduttore e critico letterario italiano.

Citazioni di Giani Celati[modifica]

  • Dicono che ognuno corre dietro a certe illusioni e nessuno può farne a meno, perché tutto fa parte d'uno stesso incantesimo. Dicono che alcuni miraggi sono mortali o procurano guai, altri danno l'impressione di soddisfare la fame o la sete, le voglie carnali o i sogni di gloria. E i miraggi del deserto sono particolari solo per questo: perché mostrano che inseguendo le illusioni ci si sbaglia sempre, e non c'è modo di non sbagliarsi, e la vita non è che un perdersi in mezzo ad allucinazioni varie. (da Fata morgana, Feltrinelli, 2005)
  • Nella vita d'un turista che va un po' lontano, credo che a un certo punto sorge per forza la domanda: "Ma cosa sono venuto qui a fare?" Domanda che mette in moto il gran cinema delle giustificazioni con se stessi, per non dirsi sul serio: "Sono qui a non far niente". (da Avventure in Africa, Feltrinelli, Milano, 2000)

Introduzione a Jonathan Swift, Favola della botte

traduzione e cura di Gianni Celati, Einaudi, Torino 1990

  • C'è qualcosa di speciale e unico in questo trattato: come il progetto di parlare assolutamente a vuoto, di mostrare fino in fondo la propria inconcludenza, con nugoli di discorsi che girano intorno a un buco, dove non si scorge il famoso Nulla, bensì il Caos. Si scorge l'informe trambusto di un'epoca che già si vanta d'essere moderna per partito preso.
  • Facendo un vaglio di tutto quello che Swift ha scritto, ci si accorge che quasi tutto è ricalcato su modelli di smercio dalla carta stampata ai suoi tempi; ad esempio: almanacchi popolari, predizioni astrologiche, lettere pubbliche sui giornali, proposte di riforme politiche, trattati sulle nuove scoperte, manuali di buone maniere, etc.
  • La Favola della botte è la serio-comica esaltazione d'una nuova epoca della vita sociale: l'epoca delle parole volatili, che non possono enunciare più nulla se non l'istantanea falsificazione che spandono.
  • Swift doveva essere un appassionato di manicomi, perché in quegli anni entra a far parte del comitato di gestione del manicomio di Londra, poi avrà un incarico nella workhouse di Dublino, con funzioni simili a quelle d'un manicomio; e infine lascerà una parte dei suoi beni per costruire il manicomio di Dublino.
  • Il modo swiftiano di accostarsi alle menzogne sociali non è quello della condanna pomposa, ma quello di chi ascolta le voci della piazza pubblica, e sente che tutte sono parole al vento, parole che tra un attimo non vorranno più dire niente, ma sono anche l'unico teatro del mondo – un mondo dove tutto, essendo volatile come le parole, è sempre sul punto di perdere significato e svanire all'orizzonte come le nubi in un giorno d'estate.
    In questo senso, tutto quello che Swift ha scritto compone la veduta d'un mondo di rovine, su cui trionfa la falce del Tempo.

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