Giorgio Agamben

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Giorgio Agamben (1942 – vivente), filosofo italiano.

Citazioni di Giorgio Agamben[modifica]

  • Chiamerò dispositivo letteralmente qualunque cosa abbia in qualche modo la capacità di catturare, orientare, determinare, intercettare, modellare, controllare e assicurare i gesti, le condotte, le opinioni e i discorsi degli esseri viventi. Non soltanto, quindi, le prigioni, i manicomi, il Panopticon, le scuole, la confessione, le fabbriche, le discipline, le misure giuridiche eccetera la cui connessione con il potere è in un certo senso evidente, ma anche la penna, la scrittura, la letteratura, la filosofia, l’agricoltura, la sigaretta, la navigazione, i computers, i telefoni cellulari e —perché no— il linguaggio stesso, che è forse il più antico dei dispositivi, in cui migliaia e migliaia di anni fa un primate —probabilmente senza rendersi conto delle conseguenze cui andava incontro— ebbe l’incoscienza di farsi catturare. [...] Chiamerò soggetto ciò che risulta dalla relazione e, per così dire, dal corpo a corpo fra i viventi e i dispositivi.[1]
  • [Sulla Pandemia di COVID-19 del 2019-2020] La sproporzione di fronte a quella che secondo il Cnr è una normale influenza, non molto dissimile da quelle ogni anno ricorrenti, salta agli occhi. Si direbbe che esaurito il terrorismo come causa di provvedimenti d’eccezione, l’invenzione di un’epidemia possa offrire il pretesto ideale per ampliarli oltre ogni limite. [...] la limitazione della libertà imposta dai governi viene accettata in nome di un desiderio di sicurezza che è stato indotto dagli stessi governi che ora intervengono per soddisfarlo.[2]
  • Lo stato non può in alcun caso tollerare [...] che delle singolarità facciano comunità senza rivendicare un'identità.[3]
  • Quel che definisce i dispositivi con cui abbiamo a che fare nella fase attuale del capitalismo è che essi non agiscono più tanto attraverso la produzione di un soggetto, quanto attraverso dei processi che possiamo chiamare di desoggettivazione. [...] quel che avviene ora è che processi di soggettivazione e processi di desoggettivazione sembrano diventare reciprocamente indifferenti e non danno luogo alla ricomposizione di un nuovo soggetto, se non in forma larvata e, per così dire, spettrale.[4]

Stato di eccezione[modifica]

  • Di fronte all'inarrestabile progressione di quella che è stata definita una "guerra civile mondiale"[5], lo stato di eccezione tende sempre più a presentarsi come il paradigma di governo dominante nella politica contemporanea. Questa dislocazione di una misura provvisoria ed eccezionale in tecnica di governo minaccia di trasformare radicalmente [...] la struttura e il senso della distinzione tradizionale delle forme di costituzione. Lo stato di eccezione si presenta anzi in questa prospettiva come una soglia di indeterminazione fra democrazia e assolutismo.[6]
  • Lo stato di eccezione non è una dittatura [...] ma uno spazio vuoto di diritto, una zona di anomia in cui tutte le determinazioni giuridiche – e, innanzitutto, la stessa distinzione fra pubblico e privato – sono disattivate.[7]
  • Un giorno l'umanità giocherà col diritto, come i bambini giocano con gli oggetti fuori uso, non per restituirli al loro uso canonico, ma per liberarli definitivamente da esso. [8]

Note[modifica]

  1. Da Che cos'è un dispositivo, Nottetempo, 2006, pp. 21-22.
  2. Da Lo stato d’eccezione provocato da un’emergenza immotivata, ilmanifesto.it, 26 febbraio 2020.
  3. Da La comunità che viene, Einaudi, Torino, 1990.
  4. Da Che cos'è un dispositivo, Nottetempo, 2006, pp. 30-31.
  5. Il riferimento è allo scontro di civiltà dopo l'11 settembre. Cfr. Il diavolo è nei dettagli, nota 159, p. 112.
  6. Da Stato di eccezione, Bollati Boringhieri, Torino, 2003, p. 11; citato in Omar Ferrario e Mario Picozzi, Il diavolo è nei dettagli: Lotta al terrorismo, ricorso alla tortura, ruolo dei medici, Rosenberg&Sellier, Torino, 2016, p. 112. ISBN 978-88-7885-424-6
  7. Da Stato di eccezione, Bollati Boringhieri editore, Torino, 2003, p. 66.
  8. Da Stato di eccezione, Bollati Boringhieri, 2003.

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