Walter Benjamin

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Walter Benjamin

Walter Benjamin (1892 – 1940), filosofo, scrittore e critico letterario tedesco.

Citazioni di Walter Benjamin[modifica]

  • Che nella bellezza possa avere una parte anche la felicità, sarebbe un bene troppo grande, di cui il loro rancore non si consolerebbe mai.[1]
  • [A Verona] Depositiamo per tre ore i bagagli alla stazione e ci dirigiamo lungo la strada maestra, attraversando la città e le fortificazioni, verso San Zeno Maggiore. Che strano effetto questo ribollio di colli, queste mura ora ripide, ora smussate, le differenze di altitudine, a volte appena percepibili. Tutto di una sottile sensibilità del tutto celata all'occhio profano. Il portale di una fortezza, diviso in tre parti, ci stupisce per il suo acroterio e la sua imponenza. Per il resto la mia memoria potrà fornire solo un racconto approssimativo degli altri edifici e monumenti... Viaggiando in filobus per la città vediamo altri edifici. Le fermate del tram sono indeterminate o mal segnalate; si scende da una parte diversa che da noi in Germania e in quel mattino ho dovuto rincorrere per ben tre volte il filobus mentre gli altri vi sedevano comodamente.[2]
  • Il consiglio, incorporato nel tessuto della vita vissuta, è saggezza.[3]
  • Il passato reca con sé un indice segreto che lo rinvia alla redenzione. Non sfiora forse anche noi un soffio dell'aria che spirava attorno a quelli prima di noi? Non c'è, nelle voci cui prestiamo ascolto, un'eco di voci ora mute? Le donne che corteggiamo non hanno delle sorelle da loro non più conosciute? Se è così, allora esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni che sono state e la nostra. Allora noi siamo stati attesi sulla terra. Allora a noi, come a ogni generazione che fu prima di noi, è stata consegnata una debole forza messianica, a cui il passato ha diritto.[4]
  • Il romanzo Lesabéndio è il frutto di una vita spirituale di grande purezza e riflessione e la coscienza dell'esser legato ad alcuni elementi del "reale" e dell' "esterno" gli ha conferito quella purezza che noi chiamiamo stile. (Paul Scheerbart: Lesabéndio; citato in Fabrizio Desideri, Il «fantastico» Scheerbart, Editori Riuniti, Roma 1982)
  • ... il sole, meno propizio ai sognatori, sfuma le ore ben diversamente dal solito. Allora bisogna eludere il giorno fin dal primo mattino, soprattutto bisogna alzarsi presto e avere una buona coscienza per l'ozio. Ferdinand Hardekopf, l'unico vero decadente della letteratura tedesca, che io considero, fra tutti i poeti viventi a Parigi, il più improduttivo e il più virtuoso, ha indicato, nell'Ode del beato mattino dedicata a Emmy Hennings, le migliori misure protettive per il sognatore contro i giorni di sole. In tutta la storia dei poètes maudits, il capitolo della loro lotta contro il sole è ancora da scrivere... (da Das Passagen – Werk)[5]
  • L'allegoria barocca vede il cadavere solo dall'esterno. Baudelaire lo vede anche dall'interno.[6]
  • [...] l'antitesi tra l’assolutezza del potere sovrano e la sua effettiva capacità di governare crea nel dramma una caratteristica peculiare, che solo in apparenza è di maniera, e che è possibile mettere in chiaro solo a partire dalla teoria della sovranità. Si tratta dell'incapacità decisionale del tiranno. Il principe, che ha la facoltà di decidere sullo stato di eccezione, mostra alla prima occasione che decidere gli è quasi impossibile.[7]
  • L'orientamento pratico è un tratto caratteristico di molti narratori nati. In modo più marcato che in Leskov, esso si ritrova per esempio in Gotthelf, che dava ai suoi contadini consigli pratici di agricoltura; o in Nodier, che si occupava dei pericoli dell'illuminazione a gas; e un Hebel, che metteva nel suo Tesoretto brevi istruzioni scientifiche per i suoi lettori, rientra di diritto in questa serie. Tutto ciò rinvia alla natura della vera narrazione. Apernente o meno, essa implica un utile, un vantaggio. Tale utile può consistere una volta in una morale, un'altra in un'istruzione di carattere pratico, una terza in un proverbio o in una norma di vita: in ogni caso il narratore è persona di «consiglio» per chi lo ascolta. Se oggi questa espressione ci sembra antiquata, ciò dipende dal fatto che diminuisce la comunicabilità dell'esperienza. Per cui non abbiamo consiglio né per noi né per gli altri. Il «consiglio», infatti, non è tanto la risposta a una domanda quanto la proposta relativa alla continuazione di una storia (in svolgimento). Per riceverlo, bisognerebbe essere in grado di raccontarla. (Il narratore, p. 15)
  • La mia situazione senza speranza non mi lascia altra scelta che uccidermi. È in un piccolo villaggio dei Pirenei, dove nessuno mi conosce, a Port-Bou, che la mia vita finisce.[8]
  • La moda è l'eterno ritorno del nuovo. (da Parco centrale, XXIX, in Opere complete, vol. VII)
  • La presa ferma, apparentemente brutale, fa parte dell'immagine della salvezza.[6]
  • La vera spiegazione (Deutung) afferra l'estrema superficie delle cose, la loro più pura materialità (Sinnlichkeit); spiegazione (Deutung) è superamento del senso. (da Gesammelte Schriften; citato in Fabrizio Desideri, Il «fantastico» Scheerbart, Editori Riuniti, Roma 1982)
  • Le opinioni sono una cosa privata, il pubblico ha interesse solo ai giudizi. (da Karl Kraus, in Opere complete, vol. IV)
  • Libri e prostitute si possono portare a letto.[9]
  • Libri e prostitute intrecciano il tempo. Dominano la notte come il giorno e il giorno come la notte.[9]
  • Ogni gesto è un evento, si potrebbe quasi dire: un dramma a sé. (da Franz Kafka, in Opere complete, vol. VI)
  • Per gli uomini come sono oggi è solo una novità radicale – ed è sempre la stessa: la morte.[6]
  • [Dalla conclusione della recensione a L'aridité di Caillois, in riferimento alle attività del Collège de sociologie] È triste vedere come un'ampia corrente limacciosa sia alimentata da fonti situate ad una notevole altitudine. (da Critiche e recensioni, Einaudi 1979, p. 314)
  • Walser comincia dove cessano le fiabe.[10]

Attribuite[modifica]

  • Non colui che ignora l'alfabeto, bensì colui che ignora la fotografia, sarà l'analfabeta del futuro.
    • È in realtà una citazione di László Moholy-Nagy. Nel 1931 Walter Benjamin riporta la citazione dell'artista ungherese in Piccola storia della fotografia, sulla rivista tedesca Die literarische Welt, e la commenta così: "Ma un fotografo che non sa leggere le proprie immagini non è forse meno di un analfabeta? La didascalia non diventerà per caso uno degli elementi essenziali dell'immagine?". Cfr. Walter Benjamin, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, 2000.

Angelus Novus[modifica]

  • Creazione di diritto è creazione di potere [...][11]
  • C'è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, e le ali sono dispiegate. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un'unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l'angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui. Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa bufera.[12]
  • Il labirinto è la patria dell'esitazione. La via di chi teme di arrivare alla meta traccerà, facilmente, un labirinto. Così fa l'istinto negli episodi che precedono la sua soddisfazione. Ma così fa anche l'umanità (la classe) che non vuol sapere dove va a finire.[13]
  • Giudicare la forza di pensiero di Baudelaire dai suoi escorsi filosofici (Lemaître) sarebbe un grave errore. Baudelaire è un cattivo filosofo, un buon teorico, ma insuperabile solo come rimuginatore. Del rimuginatore ha la stereotipia dei motivi, la fermezza nel rifiuto di tutto ciò che potrebbe distrarlo, la capacità di porre continuamente l'immagine al servizio del pensiero. Il rimuginatore, come tipo storicamente determinato di pensatore, è quello che è di casa fra le allegorie.[14]
  • Impotenza virile – figura chiave della solitudine, nel suo segno si attua l'arresto delle forze produttive – un abisso separa l'uomo dai suoi simili. [15]
  • – La fantasmagoria della civiltà capitalistica tocca la sua espansione più radiosa nell'esposizione universale del 1867. L'Impero è al culmine della sua potenza. Parigi si conferma capitale del lusso e delle mode. Offenbach detta il ritmo alla vita parigina. L'operetta è l'utopia ironica di un dominio permanente del capitale. ()
  • Le esposizioni universali sono luoghi di pellegrinaggio al feticcio merce.[16]
  • Le esposizioni mondiali trasfigurano il valore di scambio delle merci; creano un ambito in cui il loro valore d'uso passa in secondo piano; inaugurano una fantasmagoria in cui l'uomo entra per lasciarsi distrarre.[16]
  • – La fantasmagoria della civiltà capitalistica tocca la sua espansione più radiosa nell'esposizione universale del 1867. L'Impero è al culmine della sua potenza. Parigi si conferma capitale del lusso e delle mode. Offenbach detta il ritmo alla vita parigina. L'operetta è l'utopia ironica di un dominio permanente del capitale.[17]
  • L'ideale urbanistico di Haussmann erano gli scorci prospettici attraverso lunghe fughe di viali. Esso corrisponde alla tendenza che si osserva continuamente nell'Ottocento a nobilitare necessità tecniche con finalità artistiche. Gli istituti del dominio mondano e spirituale della borghesia dovevano trovare la loro apoteosi nella cornice delle grandi arterie stradali. Certe arterie erano ricoperte, prima della loro inaugurazione, di una tenda, e quindi scoperte come monumenti.[18]
  • Solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza.[19]

Immagini di città[modifica]

  • Fra tutte le città nessuna quanto Parigi ha un legame così stretto con il libro. Se Giraudoux ha ragione, e cioè se il sentimento supremo della libertà umana consiste nel seguire pigramente il corso di un fiume, qui anche l'ozio più perfetto, dunque la libertà più soddisfatta, conduce al libro e nel libro. Infatti lungo gli spogli quais della Senna da secoli ha attecchito l'edera delle pagine colte: Parigi è la grande sala di una biblioteca attraversata dalla Senna. (p. 65)
  • [La Senna] Essa è il grande specchio, sempre desto, di Parigi. Ogni giorno la città proietta come immagini in questo fiume le sue solide costruzioni e i suoi sogni fra le nuvole. Esso accoglie benignamente queste offerte e, in segno del suo favore, lo rompe in mille pezzi. (p. 69)
  • [San Gimignano] Quel che spesso si trova nelle città del Sud, in nessun altro luogo è tangibile come qui; ossia che l'uomo che le abita dura fatica a rammentarsi di ciò che gli occorre per vivere, tanto il profilo di questi archi e di questi merli, l'ombra e il volo dei colombi e delle cornacchie gliene fa scordare il bisogno. Gli riesce difficile svincolarsi da questa sovraccarica realtà, di mattina pensare alla sera, e di notte al giorno. (p. 80)

Infanzia berlinese[modifica]

  • Non sapersi orientare in una città non vuol dir molto. Ma smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta, è una cosa tutta da imparare. Ché i nomi delle strade devono suonare all'orecchio dell'errabondo come lo scricchiolio dei rami secchi e le viuzze interne gli devono scandire senza incertezze, come le gole montane, le ore del giorno. Tardi ho appreso quest'arte; essa ha coronato il sogno, i primi segni del quale furono i labirinti che arabescavano le carte assorbenti dei miei quaderni. (Giardino zoologico, p. 9)
  • Una grande attrattiva delle vedute di luoghi lontani, che si proiettavano al Kaiserpanorama, stava nel fatto che era indifferente da quale si cominciasse il giro. Infatti, poiché sia lo schermo che gli antistanti sedili erano disposti secondo una circonferenza, ciascuna immagine passava davanti a ogni posto: dal quale la si osservava, nella sua sfumata lontananza, attraverso una specola binoculare. Posto se ne trovava sempre. (Kaiserpanorama, p. 13)

L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica[modifica]

  • Uno dei compiti principali dell'arte è sempre stato quello di creare esigenze che al momento non è in grado di soddisfare.
  • Attraverso la distrazione, quale è offerta dall'arte, si può controllare di sottomano in che misura l'appercezione è in grado di assolvere compiti nuovi. Poiché, del resto, il singolo sarà sempre tentato di sottrarsi a questi compiti, l'arte affronterà quello più difficile e più importante quando riuscirà a mobilitare le masse. Attualmente essa fa questo attraverso il cinema. la ricezione della distrazione, che si fa sentire in modo sempre più insistente in tutti i settori dell'arte e che costituisce il sintomo di profonde modificazioni dell'appercezione, trova nel cinema lo strumento più autentico su cui esercitarsi. Grazie al suo effetto di shock il cinema favorisce questa forma di ricezione. Il cinema svaluta il valore culturale non soltanto inducendo il pubblico a un atteggiamento valutativo, ma anche per il fatto che al cinema l'atteggiamento valutativo non implica attenzione. Il pubblico è un esaminatore, ma un esaminatore distratto. (p. 46)

Strada a senso unico[modifica]

  • La libertà della conversazione si smarrisce. Se prima, tra persone che conversavano, era ovvio interessarsi dell'interlocutore, oggi questo interesse è sostituito dalle domande sul prezzo delle sue scarpe o del suo ombrello. Inevitabilmente si insinua in ogni discorso il tema delle condizioni di vita, dei soldi. E in primo piano non stanno tanto i crucci e i disagi del singolo, dove forse gli interlocutori potrebbero aiutarsi a vicenda, quanto la disamina dell'insieme. È come se si fosse prigionieri in un teatro e si dovesse seguire, volenti o nolenti, lo spettacolo che viene rappresentato, volenti o nolenti se ne dovesse fare l'oggetto di pensieri e parole. (Viaggio attraverso l'inflazione tedesca; p. 17)
  • Chi osserva l'etichetta ma obietta al mentire è come uno che si veste alla moda ma che non indossa la camicia.
  • Esser felici vuol dire potersi accorgere di se stessi senza spavento. (2001)
  • L'arte del critico, in nuce: coniare slogan senza tradire le idee. (2001)
  • L'uccisione del malfattore può essere morale: mai la legittimazione di essa. (2001)
  • La costruzione della vita dipende in questo momento assai piú dai fatti che dalle convinzioni.
  • La tecnica: non dominio della natura, dominio del rapporto tra natura e umanità. (2001)
  • Le citazioni, nel mio lavoro, sono come briganti ai bordi della strada, che balzano fuori armati e strappano l'assenso all'ozioso viandante. (2001)
  • Ma dei due il primo a vedere l'altro dovevo essere io ad ogni costo, perché se la miccia del suo sguardo mi avesse incontrato per primo sarei saltato in aria come un deposito di munizioni.
  • Una persona la conosce solo colui che l'ama senza speranza.

Citazioni su Walter Benjamin[modifica]

  • Essenzialmente un puro e semplice metafisico, attirato da soggetti che con la metafisica avevano poco o nulla da spartire. (Gershom Scholem)

Note[modifica]

  1. Da Per un ritratto di Proust, in Opere complete, vol. III.
  2. Da Il mio viaggio in Italia. Pentecoste 1912, traduzione di L. A. Petroni, Rubbettino, Messina, 1995.
  3. Da Il narratore, in Opere complete, vol. VI.
  4. (Da Sul concetto di storia, II tesi, in Opere complete, vol. VII.
  5. Citato in Franco Buono, Ferdinand Hardekopf: il fantasma dell'avanguardia, Edizioni Dedalo, Bari 1996, p. 46.
  6. a b c Citato in Andrea Cortellessa, Giovanni Raboni. L'osso senza carne della parola, Poesia, anno XII, n. 126, Crocetti Editore.
  7. Da Ursprung des deutschen Trauerspiels, Rowohlt, Berlino, 1928; Il dramma barocco tedesco, traduzione di Flavio Cuniberto, Einaudi, Torino, 1999. Citato in Lisa Rose, Per la critica della concettualità politica moderna. Walter Benjamin e il monopolio della Gewalt, p. 49.
  8. Citato in Pietro Citati, L'amico geniale, la Repubblica, 16 febbraio 2020, pp. 36-37.
  9. a b Citato in Giulio Schiavoni, Walter Benjamin: il figlio della felicità, Einaudi, Torino, 2001, p. 161.
  10. Citato in Ferruccio Masini, Il suono di una sola mano. Lemmi critici e metacritici, Guida Editori, Napoli, 1982, p. 79.
  11. Da Per la critica della violenza, Sritti filosofici, Einaudi 1995, p. 24.
  12. Da Tesi di filosofia della storia, Scritti filosofici, Einaudi 1995, p. 80.
  13. Da Parco centrale, Baudelaire e Parigi, Einaudi 1995, p. 136.
  14. Da Parco centrale, Baudelaire e Parigi, Einaudi 1995, p. 136.
  15. Da Parco centrale, Baudelaire e Parigi, Einaudi 1995, p. 139.
  16. a b Da Baudelaire e Parigi, Parigi. La capitale del XIX secolo, Einaudi 1995, p. 151.
  17. Da Baudelaire e Parigi, Parigi. La capitale del XIX secolo, Einaudi 1995, p. 152.
  18. Da Baudelaire e Parigi, Parigi. La capitale del XIX secolo, Einaudi 1995, pp. 157-158.
  19. Da Le affinità elettive, Einaudi 1995, p. 243.

Bibliografia[modifica]

  • Walter Benjamin, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, 1966.
  • Walter Benjamin, Critiche e recensioni, traduzione di Anna Marietti Solmi, Einaudi, 1979.
  • Walter Benjamin, Strada a senso unico, traduzione di Bianca Cetti Marinoni, Einaudi, 2006. ISBN 9788806176273
  • Walter Benjamin, Angelus Novus, traduzione e introduzione di Renato Solmi, Einaudi, 1995. ISBN 88-06-52084-9
  • Walter Benjamin, Angelus Novus, traduzione di R. Solmi, Einaudi, 2006.
  • Walter Benjamin, Il narratore. Considerazioni sull'opera di Nikolaj Leskov, traduzione di R. Solmi, Super ET, 2011. ISBN 9788806206529
  • Walter Benjamin Immagini di città, nuova edizione a cura di Enrico Ganni, prefazione di Claudio Magris, con uno scritto di Peter Szondi, traduzione per il saggio Parigi di Gianni Carchia, per San Gimignano di Marisa Bertolini, Einaudi, Torino. ISBN 978-88-06-18917-4
  • Walter Benjamin, Infanzia berlinese, traduzione di Marisa Bertoli Peruzzi, seconda edizione, Einaudi, 1973.
  • Walter Benjamin, Opere complete, vol. II, Scritti 1923-1927, a cura di Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser, ed. it. a cura di Enrico Ganni, traduzioni di Marisa Bertolini, Gianni Carchia, Bianca Cetti Marinoni, Flavio Cuniberto, Claudio Groff, Anna Marietti Solmi, Ginevra Quadrio-Curzio, Hellmut Riediger e Giulio Schiavoni, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2001.
  • Walter Benjamin, Opere complete, vol. III, Scritti 1928-1929, a cura di Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser, ed. it. a cura di Enrico Ganni, traduzioni di Marisa Bartolini Peruzzi, Silvia Bortoli, Gianni Carchia, Giovanni Gurisatti, Margherita Lupieri, Alisa Matizen e Anna Marietti Solmi, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2010.
  • Walter Benjamin, Opere complete, vol. IV, Scritti 1930-1931, a cura di Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser, ed. it. a cura di Enrico Ganni ed Hellmut Riediger, traduzioni di Giorgio Backhaus, Marisa Bertolini, Fabrizio Desideri, Piera Di Segni, Enrico Filippini, Umberto Gandini, Enrico Ganni, Anna Marietti Solmi, Ginevra Quadrio-Curzio, Hellmut Riediger, Giulio Schiavoni e Paola Teruzzi, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2002.
  • Walter Benjamin, Opere complete, vol. VI, Scritti 1934-1937, a cura di Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser, ed. it. a cura di Enrico Ganni ed Hermann Schweppenhäuser, traduzioni di Giorgio Backhaus, Francesca Boarini, Clara Bovero, Emilio Castellani, Olga Cerrato, Umberto Gandini, Enrico Filippini, Hellmut Riediger, Enrico Ganni, Ugo Marelli, Anna Marietti Solmi, Ginevra Quadrio-Curzio, Giulio Schiavoni, Renato Solmi ed Elisabetta Villari, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2004.
  • Walter Benjamin, Opere complete, vol. VII, Scritti 1938-1940, a cura di Rolf Tiedemann e Hermann Schweppenhäuser, ed. it. a cura di Enrico Ganni, traduzioni di Francesca Boarini, Gianfranco Bonola, Michele Ranchetti, Margherita Botto, Cinzia Cerrato, Enrico Filippini, Enrico Ganni, Ugo Marelli, Ginevra Quadrio-Curzio, Anna Maria Marietti, Giulio Schiavoni, Renato Solmi ed Enrico Ganni, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2006.

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