Giovanni Battista Biffi

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Giovanni Battista Biffi, o Giambattista Biffi (1736 – 1807), scrittore italiano.

Il viaggio a Genova di Giambattista Biffi nel 1774[modifica]

  • Non si aspetti ad un'esatta descrizione di Genova; nè io nè anima vivente è capace di fargliela, le dirò solo che questa dominante è una città tutta composta di palazzi, ognuno de' quali fa inarcar le ciglia; veder le piazze e le intere contrade formate da queste moli, tutte o a grandi marmi e colonne e statue o pur dipinte a colori imponentissimi o anche co' l'uno e l'altro unitamente. Vi sono tanti palazzi e di tale belezza, da guernirne e decorarne cinquanta città, e chi non sapesse cos'è Genova facilmente in vedendola potrebbe venir in mente che tutti i re della terra si fossero accordati ad alloggiare in questa sola città. (p. 389)
  • La piazza della Nonciata è una spezie d'ovato, una superba chiesa in fronte, cinque vie drittissime che d'in mezzo si scuoprono e queste formate e la piazza tutta da tante reggie che unendo al sontuoso, al grande dell'architettura e della maestà il dilettevole di spaziosi orti pensili e di verdeggianti agrumi posti ove altrove non veggonsi che tegole, formano una scena incantatrice. (p. 389)
  • Se non paragono Genova all'antica Babilonia o a Persepoli, non saprei a quale tra le moderne pareggiarla per dargliene un'idea! E chi potrà contrastarle il titolo di superba che gode così a buon diritto! (p. 389)
  • Che non può il traffico e l'industria secondati dalla situazione e fomentati dal governo? In un paese posto in mezzo ai dirupi, ove niente nasce naturalmente, alle sponde d'un mare sterile e borascoso è posta una città di centocinquantamila persone [Genova] e tutto vi si trova e tutto abbondantemente. (p. 390)
  • [Sulla Repubblica di Genova] Vorrei la nazione generalmente un po' più ospitaliera e meno avida, ma questo difetto proviene forse ed emana da quelle virtù, parte di scielta e parte di necessità, che fanno prosperare questa Repubblica, cioè dall'economia, dalla frugalità, dall'amore dell'occupazione e dell'ordine e da quella geometria d'abitudini e d'azioni che se alterare si vogliono o sconvolgere, ciò deve essere a peso d'oro. (p. 393)
  • Ieri visitando l'albergo dei poveri, fabrica esimia ove la Republica mantiene gran quantità di poveri, ove sonvi rinchiusi i corrigendi uomini e donne, vidi un gran basso rilievo rapresentante una Vergine, poco meno di mezzo busto, con Christo in grembo di Michel Angelo Buonaroti. Spira pietà e dolore la Vergine, il cadavere è cadavere indubiamente. Oh, qual pezzo di marmo è mai quello! La Vergine Assunta in bianco marmo del Puget, quantunque bella statua ed elegante, scompare al confronto impar congressus Achillei. E qual scultore terrà mai a fronte di un Michelagnolo? (395-396)
  • Ho visitato lo Spedale grande, vasto, magnifico. Là la miseria alloggia ed è soccorsa nella grandezza e nel fasto. (p. 396)
  • Verso sera andammo a vedere la villa d'Oria. È questo palazzo fuori apena d'una Porta della città. [...] La vista s'estende quanto s'estende il mare, da man manca Genova in anfiteatro fa una superba mostra di sè, a dritta ha i monti altissimi, verdi, caseggiati, che inamorano; sparse per tutto belle statue di bianco marmo, purissime fontane dovunque, e sui lati amabilissimi boschetti di cedri, a traverso i quali, tra foglia e foglia, vegonsi gli alberi delle navi e le diverse svolazzanti bandiere delle nazioni. Qui riunisconsi le bellezze tutte della creazione sotto il cielo più bello, ritrovansi insieme monte, pianura, marina, bosco, città ed uno è in solitudine o nella folla se si volga a una finestra verso giardino o ad una verso la strada. (p. 396)
  • Siamo stati questa mattina a visitare il Palazzo Durazzo e Balbi. D. Antonio, qual profusione di ricchezze! quale magnificenza di fabbriche, di preziosi mobili, d'oro, di porcellane, ma ciò che importa ben altro, quai statue, quai quadri! Il dargliene una descrizione non è possibile. Le dirò solo che quanto v'ha di più grande nel regno pittorico e d'Italia e di Fiandra tutto v'ha dipinto. [...] Ma che le dirò della Galleria Balbi? La guardo come la prima del paese, la più abbondante, la più preziosa. Non disdirebbe ad un re, per un privato è troppo. (p. 398)
  • Sortimmo con lui dalla città montando fino a S. Nicola ove in una sua casa ci diede da colazione. La visita di que' luoghi dai quali si scuopre tutta la città ed il mare e il porto ed i circonvicini ed i lontani palazzi, un'aria purissima e salubre, tutto m'inspirava una dolce malinconia: che non pagherei, pensavo tra me, a poter qui abitare lontano dallo strepito ed in una tanto bella parte di creazione! La rimembranza dei disgusti della vita, se non si venisse a torre del tutto si adolcirebbe almeno di molto, per quanto mi sembra, in un così bel luogo e così variato. Non si se in Val d'Arno esser vi possino simili incantatrici situazioni. (p. 401)
  • [Sui genovesi] Il popolo è fiero, risentito, robusto, bravo nell'armi, nè v'ha pericolo che lo sgomenti. Testimonj di ciò i marinai genovesi che sono forse i migliori d'Europa, testimonj le prodezze fatte dagli abitanti queste riviere e questi monti nell'ultima guerra. Alla decisione del portamento, alla precisione delle risposte, al maschio dello stesso tuono di voce lei potrebbe giudicare di quanto dico, i ragazzi non hanno dipinta in volto e ne' lenti moti quella polentagine che si ritrova fra i nostri. (p. 402)
  • Le donne non vi sono belle, smilze e picciole per lo più, si direbbe che il sale della marina le ha essicate; hanno una cert'aria di dispetto che è curiosa, son poco colte anche nel primo ordine. (p. 402)
  • Si acusano i Genovesi di troppa economia e la loro sedulità agli affari la chiamano avarizia. Io mi credo autorizzato a chiamarla, a giudicarla mezzo ond'essere generosi. Chi ha eretto i Spedali ove ricoveransi e soccorronsi tutti li homini infermi indefinitamente d'ogni nazione e d'ogni religione? E chi eresse superbi asili ai poveri, chi li dottò? Chi raccolse i pupilli, chi lasciò grandiosissime somme colle quali ogni giorno sostentare, strapar dalle fauci di morte que' tanti individui della nostra spezie ridotti dalle sventure alle ultime miserie nelle quali l'insensibilità del cuor nostro e le distrazioni gli lascierebbero perire, e che altro mai poteva produrre, poteva effettuare così grandi cose se non se la sobrietà, l'ecconomia, la pazienza, l'aplicazione republicana? (p. 403)
  • Traversammo San Pier d'Arena poi prendemmo la spiaggia, la quale è tutta talmente bordeggiata di case che uno crede viagiare in una perpetua città fabricata il longo del mare. Non sono le case che compongono questa città come i miseri casolari nostri de' miseri nostri villaggi. Alte, dipinte, ampie, ben fabricate, in proprietà per lo più di mercanti d'ogni fatta e massime d'olio e là vi si trovano i magazzeni onde provedere Italia d'un tal genere. Di tratto in tratto ergonsi superbi palazzi per vileggiatura, quali immediatamente lì sulla spiaggia, altri poco adentro sul declive dei monti. (p. 406)
  • Giungemmo a Sestri che di Ponente vien detto a distinzione d'un altro Sestri che dall'altra banda è fabricato verso Levante. Se le case di tutta la riviera formano ai miei ochi una città, Sestri è una capitale per la grandiosità delle fabriche, per la vastità, pel numero degli abitanti, e pure Sestri non è che un borgo [...] (p. 406)
  • [Su Palazzo Doria a Pegli] Ove principia il monte e finisce il giardino si ascende per molti scaglioni, sempre tra i cedri, le statue ed i profumi, ed eccoti aperta inanzi la scena del più bell'orido che mente imaginare opure occhio veder possi mai. Un foltissimo bosco, parte declinante, parte sull'erto, folto, opaco, praticabile pei bei sentieri tortuosi e non afettatamente tirati a cordone, incanta per varietà e non annoia per simetria: ove forma un piano tra tronco e foglia si scuopre dell'acqua ed il mormorio d'un ruscello assicura che pur vi scorre. (p. 407)
  • [Su Palazzo Doria a Pegli] Ero in estasi, ero attonito ed il mio cuore sentiva e quiete e diletto quale un si fatto luogo inspirar doveva. Perchè se gli orti d'Alcinoo ancor verdeggiano ne' versi d'Omero, non sono questi celebrati da un Algarotti o dal buon Frugoni? Milton gli descrisse non conoscendoli nel descrivere come comparve, il primo mattino dell'esistenza di Eva, il Paradiso agli occhi della sorpresa madre degli uomini. (p. 407)

Bibliografia[modifica]

  • Franco Venturi, Il viaggio a Genova di Giambattista Biffi nel 1774, in Miscellanea di storia ligure, vol. I, Università di Genova, Genova, 1958

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