Giovanni Giudici

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Giovanni Giudici

Giovanni Giudici (1924 – 2011), giornalista e poeta italiano.

Citazioni di Giovanni Giudici[modifica]

  • [Su Marco Pola] Carissimo Pola, mi scusi davvero se con tanto ritardo Le scrivo per ringraziarLa del bellissimo libro Gli uccelli. Del quale non ho apprezzato semplicemente la raffinata veste grafica, ma soprattutto i versi: certo il lettore trova necessariamente delle preferenze tra i vari «capitoli» – ma quel conta (mi sembra) è l'impegno del Poeta su un tema costruito che (ancora mi sembra) è il risultato di un'attenzione distribuita nel tempo e non di una scelta (per di così) esterna. Basterebbero, del resto, a testimoniare di questa autenticità non pochi momenti ella Sua precedente Opera. Qui si aggiunge, in buona parte delle poesie, una delicatezza (e una garbatissima ironia) di favola, che non mancherà (non avrà mancato) di catturare la simpatia dei lettori.[1]
  • Con Montale ero molto reverenziale. Non ero di quelli che si vantavano di dare del tu a Montale. Lui mi dava del tu, ma io gli ho sempre dato del lei. Poi gli feci anche delle interviste e lui mi regalò un quadretto, dicendomi che era l'unico quadretto rotondo che avesse fatto. Non è che sia un granché, ma è pur sempre un Montale. (da Fortezza)
  • [Su Memoriale di Paolo Volponi] La fabbrica, l'industria come tale, sussiste più che altro come fatto descrittivo; è una scenografia che Volponi ha scelto per la conoscenza diretta che ne ha, ma non ne affronta la realtà problematica. Saluggia Albino dell’operaio ha semplicemente la tuta e poco più. (da Comunità, maggio 1962)
  • Quando lavoravo all'Olivetti avevo in omaggio un'agenda. Ci scarabocchiavo sopra appunti, abbozzi, idee. Quando mi mettevo a scrivere, anche in quelle pagine poteva nascondersi la poesia. Erano un buon punto di partenza. (da Fortezza)
  • Stringi amicizia col direttore delle poste. | Mi impegno sul mio onore di non toccarti | Se dovessi scoprire per avventura | Nella busta te in miniatura. || Nulla è impossibile al direttore delle poste. | Viaggerai di ritorno con le risposte. | Resterai quanto basta per leggerle e riscrivermi. | I rapporti epistolari saranno meno monotoni. (da Il direttore delle poste, in Autobiologia)
  • Tu – non foglia che cresce | ma crescersi di foglia. | Tu – non mare che splende | ma splendersi del mare. | Tu – amore nell'amare. || Ciao, Sublime. | Ciao, Essere Umano semplicemente. || E io che passeggio con te. | Io che posso prenderti per mano. | Io che mi brucio di te | nel corpo, nella mente. (da Ciao, Sublime, in O beatrice)

La vita in versi[modifica]

  • C'è più onore in tradire che in esser fedeli a metà. (Una sera come tante)
  • Inoltre metti in versi che morire | è possibile a tutti più che nascere | e in ogni caso l'essere è più del dire. (La vita in versi)
  • La mia colpa sociale è di non ridere, | di non commuovermi al momento giusto. (Dal cuore del miracolo)
  • Metti in versi la vita, trascrivi | fedelmente, senza tacere | particolare alcuno, l'evidenza dei vivi. || Ma non dimenticare che vedere non è | sapere, né potere, bensì ridicolo | un altro voler essere che te. || Nel sotto e nel soprammondo s'allacciano | complicità di visceri, saettando occhiate | d'accordi. E gli astanti s'affacciano || al limbo delle intermedie balaustre: | applaudono, compiangono entrambi i sensi | del sublime – l'infame, l'illustre. || Inoltre metti in versi che morire | è possibile a tutti più che nascere | e in ogni caso l'essere è più del dire. (La vita in versi)

Bibliografia[modifica]

  • Giovanni Giudici, Autobiologia, Mondadori, Milano, 1969.
  • Giovanni Giudici, Fortezza, Mondadori, Milano, 1990.
  • Giovanni Giudici, La vita in versi, Mondadori, Milano, 1965.
  • Giovanni Giudici, O beatrice, Mondadori, Milano, 1972.

Altri progetti[modifica]

  • Da Lettera a Marco Pola, Milano, 22 gennaio 1978; in Poesia dialettale e poesia in lingua del Novecento Intorno all'opera di Marco Pola, a cura di Anna Dolfi, All'insegna del Pesce d'oro, Milano, 1994, p. 191. ISBN 88-444-1270-5