Paolo Volponi

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Paolo Volponi

Paolo Volponi (1924 – 1994), politico, scrittore e poeta italiano.

Citazioni di Paolo Volponi[modifica]

  • Il capitalismo ha avuto vari collassi, varie crisi, perché è così, è ingordo, avido, mangia troppo, molto più di quello che può digerire e poi sta male, e naturalmente fa pagare agli altri sempre le sue sofferenze. (da Scritti dal margine)
  • Io amo molto Fermo, [...] la sorella carnale di Urbino, più bionda, più pingue e di carattere più aperto e dolce.[1]
  • Mi piace chiamarmi Volponi e penso all'eroismo della volpe che, presa in trappola, si morde la zampa pur di scappare. Io sono così, non riesco a rimanere chiuso in trappola e mi strappo la gamba pur di scappare.[2]

Corporale[modifica]

  • L'essere liberi è un risultato costante e quindi richiede un continuo allenamento ed anche una continua concentrazione.
  • La natura è noiosa; il ciclo contadino è così vecchio, così religioso: morire e risorgere, la più banale ruota della vita.
  • La solitudine di chiunque non cerchi di negare se stesso è da matto.
  • Non è solo colui che rifiuta le regole e il branco purché si batta
  • Tutto è più profondo e ricco di significati quando non si è al sicuro.

Incipit di La macchina mondiale[modifica]

Il mio pensiero e la mia materia, le lacerazioni che si producono all'interno, nel tracciato della mia macchina e nell'accensione dei diversi commutatori, mi tengono anche vicino alle cose e ai fatti che camminano intorno a me, nella mia casa e nella mia campagna e in questo pezzo di terra marchigiana dalla parte dell'Appennino, che viene chiamato la parrocchia di San Savino. Qui intorno le cose vanno molto piano oppure fuggono rapidissime, ignoranti quanto accidentali; e non hanno ordine, come ancora non hanno ordine queste colline e questi scoscesi, i fossi ed i calanchi che da San Savino vanno verso Frontone o Monlione o l'Acquaviva; anche se i filari, le strade, il fumo dei camini e i riflessi dei vetri delle finestre compongono spesso tutti insieme, specie la domenica, una rete che può sembrare il disegno di un progetto meccanico, cioè il tentativo di una perfezione e di una felicità.

Citazioni su Paolo Volponi[modifica]

  • [Su Il pianeta irritabile] Capovolgendo totalmente il messaggio "storico" della fantascienza, Volponi non vuole ammonire o mettere in guardia i suoi lettori contro le conseguenze della dissipazione ecologica e il fatale approssimarsi della catastrofe; al contrario, sembra assaporarne in anticipo le delizie, abbandonandosi con i sensi e la fantasia a una sorta di dilagante, contagiosa ilarità. (Giovanni Raboni)
  • [Su Il lanciatore di giavellotto] Certamente il fascismo è una chiave di lettura fondamentale del libro, certamente l'adolescenza ne è l'altra, ma è come se dal connubio di queste due coincidenze "temporali" – l'età del fascismo e l'età dell'adolescenza – scaturisse una terza componente, o che sia la terza a far scattare il cortocircuito tragico delle altre due: una terza non completamente definibile ma la cui aura è infine quella di una nevrosi estrema, che in quanto estrema rende estreme le sue violenze "storiche". Essa ha origine su un terreno più lontano e più antico dell'epoca del romanzo e forse della stessa storia. Su un terreno di tragedia, e di mito, nell'angoscia del nato di donna di fronte alla donna, al sesso, al rapporto con la donna. (Goffredo Fofi)
  • [Su Le mosche del capitale] Dopo Aracoeli della Morante (1982) non leggevo pagine narrative italiane con tanta partecipazione e ammirazione. Le due opere sono diversissime per modo di vedere il mondo e per uso del linguaggio. Quello è ultimativo e tragico; questo è drammatico, quindi non ultimativo. Hanno però in comune la certezza che il centro della realtà e verità abiti le buie viscere, dov'è il nodo tra fantasmi della mente e materia biologica. Nella Morante per una capitolazione catastrofica ed estatica, in Volponi per una aggressiva rivendicazione della corporeità di oppressi e di entità non umane diretta contro il delirio verbale del potere, inteso come laido ronzio di mosche. L'uno e l'altro raccontano una sconfitta e rovina, prima collettive e storiche che personali: il decennio settanta. (Franco Fortini)
  • [Su Memoriale] La fabbrica, l'industria come tale, sussiste più che altro come fatto descrittivo; è una scenografia che Volponi ha scelto per la conoscenza diretta che ne ha, ma non ne affronta la realtà problematica. Saluggia Albino dell’operaio ha semplicemente la tuta e poco più. (Giovanni Giudici)

Note[modifica]

  1. Da una lettera del 1976 allegata a una pubblicazione fuori commercio di 14 disegni su Fermo di Giuseppe Pende; citato in Corriere News, n. 16/2004, 13 agosto 2004, p. 21.
  2. Dall'intervista di Emanuele Zinato, Quello che sarà domani non ha una forma già prestabilita, Urbino, 4 gennaio 1994, in Scritti dal margine, Manni Editori, 1995.

Bibliografia[modifica]

  • Paolo Volponi, Corporale, Einaudi, 1974.
  • Paolo Volponi, La macchina mondiale, prefazione di Enzo Siciliano, Club degli Editori, Milano, 1969.

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