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Giuseppe Bergomi

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Giuseppe Bergomi nel 2008

Giuseppe Bergomi, detto Beppe (1963 – vivente), ex calciatore, allenatore di calcio e opinionista sportivo italiano.

Citazioni di Giuseppe Bergomi[modifica]

Citazioni in ordine temporale.

  • Tutti hanno sempre riconosciuto le sue qualità anche a livello internazionale, me ne sono reso conto durante gli ultimi Mondiali. Fifa e Uefa lo stimavano molto, come era giusto che fosse. Giacinto ha scoperto di essere malato dopo un intervento al menisco. Mi sono sempre informato sulle sue condizioni, ho parlato spesso con Riccardo Ferri che giocava con lui a tennis. Nelle ultime settimane la situazione era peggiorata terribilmente... Quando scompare qualcuno, si dice sempre che è morta una persona splendida. In questo caso, è veramente così.[1]
  • [Su José Mourinho] Personalmente [lo] apprezzo molto perché è un personaggio di rottura di cui il calcio ha bisogno.[2]
  • [Su Javier Zanetti] Primissimo allenamento, facciamo possesso palla. Lui non la perde mai, gli resta sempre incollata al piede. Quel giorno pensai che avrebbe fatto la storia dell'Inter.[3]
  • Per ottenere determinati obiettivi non devi passare per determinati sotterfugi. Questa è una cosa che ho sempre cercato di inculcare nei giovani. Alcune sostanze che adesso sono doping, nel 1979-80 quando ho iniziato io, si potevano prendere. A volte sono anche preoccupato per quello che ho preso o che mi hanno dato. Oggi le società sono cresciute e danno un livello di informazione elevato. Poi penso che un giocatore debba sempre chiedere al suo medico.[4]

Cuore Bergomi: "Brucia lo Scudetto '98. Amo l'Inter, Facchetti provò..."

Dall'intervista a I Signori del Calcio, Sky; citato in Alessandro Cavasinni, fcinternews.it, 8 febbraio 2012.

  • A livello sportivo, il Mondiale 1990 resta una ferita aperta: eravamo fortissimi e avessimo giocato a Roma, saremmo andati in finale. Sono convinto che poi avremmo vinto anche contro la Germania, peccato. Non me ne vogliano gli amici napoletani, ma Maradona fu bravissimo e al San Paolo trovammo un clima particolare: applausi, ma anche fischi perché quell'Italia di Vicini era soprattutto formata da interisti e milanisti. Poi brucia tanto lo Scudetto del '98. L'Inter lo meritava e non vincemmo per episodi. [...] ci furono tante cose che portarono a sbottare nel match di Torino con la Juve, quello del rigore su Ronaldo. Vedere un vero signore come Simoni agire così, fa male. Era una catena di fatti, non solo quella giornata. Io, ad esempio, ero squalificato. Ricordo che con l'Udinese, prima della Juve, ero diffidato, ma giocai perché si doveva vincere. Al primo fallo fui ammonito... Oggi ci ripenso e dico: per fortuna non c'ero contro la Juve. Non so quali reazioni avrei avuto.
  • Marini e Muraro mi aiutarono tantissimo da giovane. Sono cresciuto con Ferri. I più forti? Ronaldo e Matthaeus, e se devo sceglierne uno dico il tedesco per la mentalità vincente. Ma quello che ho visto fare a Ronaldo, non l'ho visto fare a nessuno.
  • [Sulla carriera da opinionista sportivo] Quando ho deciso di fare questa carriera ero consapevole dei rischi. Commenti la tua squadra del cuore, perché solo io so i sentimenti che provo per l'Inter, ma dinanzi c'è un'altra italiana, per cui se c'è da criticare lo devi fare. Ma una critica deve essere sempre costruttiva.
  • Tornare? È molto complicato. Io non ho mai chiesto nulla, mi accontenterei anche di allenare i pulcini... L'unico che ha provato a riportarmi all'Inter è stato Facchetti ma per motivi diversi non se ne fece nulla. Per questo lo ringrazierò per sempre.

Beppe Bergomi: "La mia vita in nerazzurro"

Intervista di Filippo Nassetti, panorama.it, 18 marzo 2016.

  • [Su Carlo Muraro] [...] mi scorazzava ad Appiano Gentile per l'allenamento. Non avevo ancora la patente e lui, premuroso, mi aspettava fuori dalla fermata della metropolitana. Gran giocatore Muraro, velocissimo, capace di vedere la porta come pochi, fu un po' schiacciato da Altobelli e Beccalossi, il tandem di Brescia. Alla fine Bersellini chiedeva a lui di sacrificarsi e rientrare a coprire.
  • Giocare al Bernabeu era veramente complicato, eri bersagliato, arrivava di tutto. [...] dagli spalti arrivavano biglie, bulloni, bottiglie... a quei tempi al Real si permetteva veramente di tutto.
  • L'anno dopo il mondiale [1982] non è stato facile, tutti da me si aspettavano prestazioni da campione del mondo, poi facevo il militare e mi allenavo con meno regolarità. Ho faticato un po'.
  • [Sull'Italia al campionato mondiale di calcio 1986] Molti hanno scritto che Bearzot ha peccato di generosità, per eccessiva riconoscenza verso i reduci di Spagna. È una chiave di lettura, ma non sono d'accordo. Eravamo una buona squadra, avevamo Spillo [Altobelli] in grandi condizioni, in squadra c'erano gli inserimenti di Bagni, De Napoli, Vierchowod, Vialli. Molto più semplicemente credo che abbiamo incontrato un avversario più forte.

Citazioni su Giuseppe Bergomi[modifica]

  • Se nell'82 mi sembrava normale che un giovane si allenasse con tanto impegno, mi ha stupito nel '98 ritrovarlo tale e quale: palestra, corsa, lavoro e poi ancora lavoro, sempre in silenzio. Lì ho capito davvero di che pasta era fatto. (Cesare Maldini)

Note[modifica]

  1. Citato in Mazzola: "Compagno meraviglioso sempre pronto a lottare", repubblica.it, 4 settembre 2006.
  2. Citato in Livia Taglioli, Bergomi: "Lampo Inter Vince la qualità nerazzurra", gazzetta.it, 21 novembre 2008.
  3. Citato in Nicola Cecere, Il calcio di Javier Zanetti ai raggi X, Milano, La Gazzetta dello Sport, 2011.
  4. Da un intervento alla Radiotelevisione Svizzera in occasione dell'Expo 2015, Milano; citato in Giuseppe Bergomi e i farmaci che prendeva da calciatore, ilpost.it, 16 settembre 2015.

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