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Gran Premio del Giappone 1976

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Il tracciato del Fuji nella configurazione adottata per il Gran Premio del Giappone 1976

Citazioni sul Gran Premio del Giappone 1976.

  • [Parlando di Niki Lauda, «è arrivato al Fuji in testa alla classifica iridata con la Ferrari, ma poi c'è stato quello strano ritiro che è passato alla storia come il... coraggio di avere paura, durante un GP del Giappone partito sotto un diluvio universale...»] Al Fuji Niki si era fermato dopo pochi giri fidandosi delle parole di Bernie Ecclestone e dell'accordo che aveva raggiunto con Emerson Fittipaldi, allora rappresentante della GPDA [l'associazione dei piloti], che i piloti top si sarebbero ritirati via via perché pioveva a dirotto da ore e la pista non drenava più l'acqua, ma avevano garantito che sarebbero partiti nella gara, visto che Bernie per la prima volta aveva comprato i diritti per la diretta TV in Eurovisione. Peccato che James Hunt subì le minacce di Teddy Meyer [il team manager McLaren], che gli disse che non avrebbe avuto scampo se si fosse fermato. Non avrebbe ricevuto alcun soldo e la sua carriera sarebbe stata messa a rischio. Non feci in tempo ad avvisare Lauda di quello che stava succedendo, per cui Niki si attenne al patto che aveva siglato con gli altri piloti e si fermò. [...] È stato un errore mio non convincerlo a stare in pista ancora qualche giro, giusto per capire quali intenzioni avesse James. Anche perché poi l'uragano si placò e sapete come poi è andata a finire... Niki era un uomo tutto di un pezzo: non me la sono sentita di costringerlo a continuare il GP perché solo qualche mese prima l'avevo visto in fin di vita al Nurburgring e, quindi, ho ritenuto che la vita fosse più importante di un titolo mondiale, per quanto importante come quello di F1... (Daniele Audetto)
  • Il Fuji resta a tutti gli effetti location e sinonimo della sconfitta più amara in tutta la storia del Cavallino Rampante. Ovvero l'esito dello shootout del mondiale 1976 datato 24 ottobre [...] tra Niki Lauda con la Ferrari 312 T2, reduce dai traumi del rogo del Nurburgring [...], e il britannico James Hunt, al volante della McLaren M23. Il resto è noto [...], con Niki Lauda che si ferma e rinuncia a proseguire la gara, disorientato dall'uragano iniziale, mentre il biondo rivale britannico non vince la battaglia ma si aggiudica la guerra, ghermendo i punti necessari per fare suo l'agognato titolo mondiale per un'incollatura. Lasciando il Drake e l'Italisportiva tutta nello sgomento. La corsa era partita alle cinque di mattina ora italiana, trasmessa dalla Rai in diretta [...]. Con uno share del 100%, milioni di sportivi tricolori vissero la più cocente delle delusioni, con un rovescio foriero, da lì a poco, di infinite polemiche sulla legittimità del cosiddetto coraggio d'avere paura mostrato dallo stesso Lauda. Una storiaccia che, alimentata e dilatata, porterà come esito finale al divorzio ricco di polemiche e recriminazioni tra il Drake e l'austriaco, il quale, dopo aver rivinto il mondiale e saldato il conto, a fine 1977 saluterà la compagnia, sbattendo la porta. [...] Di fatto segnando la fine dell'epoca felice della rinascita Rossa, inaugurata nel 1974, con l'arrivo del giovane Montezemolo artefice del rilancio e del lancio di Clay Regazzoni e dello stesso Lauda. (Mario Donnini)
  • Il ritiro del diluvio nel Fuji non fu solo un episodio da dibattito. Fu l'esaltazione di una identità: perché quando Forghieri, per salvarne l'immagine, gli disse che si sarebbe preso lui la colpa, inventando un guasto tecnico, beh, Lauda rispose che no, grazie, lui si era fermato perché aveva paura di morire e tutti lo dovevano sapere. (Leo Turrini)
  • Lauda arrivò alla gara decisiva al Fuji, in Giappone, in grande tensione. Il giorno della corsa c'era un diluvio, la pista era quasi impraticabile, gli avversari avevano capito la debolezza psicologica di Niki in quel frangente e lo spiazzarono. Prima decisero di non correre, poi all'ultimo istante presero il via perché i loro team manager li minacciarono altrimenti di non pagare loro l'ingaggio. Niki rimase sconcertato perché ormai era entrato nell'ordine di idee che non si sarebbe corso. Poi salì in machina e partì lo stesso, ma dopo un giro si ritirò perché non riteneva ci fossero le condizioni per guidare. Pensava che anche gli altri facessero lo stesso e invece loro andarono avanti. E perse il mondiale. Io resto sempre dell'idea che ci fu un mezzo complotto fra tutto l'entourage inglese per fregare Niki e la Ferrari che erano invisi ai britannici approfittando della sua debolezza psicologica di quei giorni. Guarda caso Hunt, che aveva fatto una pessima gara quel giorno guidando male nelle retrovie, proprio negli ultimi quattro giri superò quattro macchine e riuscì così ad assicurarsi in extremis i punti indispensabili per vincere il titolo. Ho sempre avuto il sospetto che quei sorpassi gli furono agevolati perché a molti team faceva più comodo che a vincere fosse lui e non Lauda e la Ferrari. [...] Quando Niki si ritirò, io mi rendevo conto del suo stato d'animo, della delusione e della sensazione di vuoto che provava per come era stato l'epilogo della corsa. Perciò, per proteggerlo, gli proposi di raccontare una scusa. Gli dissi: Niki, diciamo che c'è stata una infiltrazione d'acqua dovuta alla pioggia e che perciò la centralina non faceva funzionare bene il motore e che ti sei fermato per quello. Ma lui mi guardò e rispose: No, diciamo la verità. È giusto che ci metta io la faccia. Perché sono io che sono venuto meno al mio impegno di pilota. (Mauro Forghieri)

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