Guido Menasci

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Guido Menasci (a destra) con Targioni-Tozzetti e Mascagni, nel 1893

Guido Menasci (1867 – 1925), librettista, letterato, giornalista e storico dell'arte italiano.

Gli angeli nell'arte[modifica]

  • [Sulla raffigurazione pittorica degli angeli] [...] bisogna giungere al Cavallini per trovare indizio di miglioramento di forme, d'attitudini. E come le vesti si adattano con maggiore verità a' contorni delle membra, così le carni, ora illanguidite, dovettero splender di colorito vivace. (cap. 2, p, 33)
  • Vi sono genii che prevedono le passioni future d'una gente e sono come un'alba; altri che ne impersonano tutte le credenze, tutte le aspirazioni, e sono un meriggio; altri, infine, le riassumono e le raccolgono quando stanno per declinare, sospinte lentamente da nuovi ideali, e sono come tramonti.
    L'Angelico è uno di questi genii; l'arte sua ha tutte le trasparenze e le delicatezze di un lungo tramonto autunnale fatto d'oro e di viola, di porpora e di rosa; un tramonto in cui – come vaniscono le tinte – si perdono anche le voci lontane dei campanili che mormoran l'Ave. (cap. 3, p. 59)
  • È tenerezza materna quella che splende in volto alle Madonne di Fra Filippo, e nei volti de' suoi angeletti paffuti e rosei brillano occhi vivaci che dicon piena la letizia di vivere. (cap. 3, p. 62)
  • Fra Filippo non diede forse tra i primi l'esempio di porre con le forme aeree [degli angeli] ritratti di gente terrena in queste scene della vita celeste? (cap. 3, p. 62)
  • Ben altri angeli vagheggia in Umbria Piero della Francesca, ben altri ferma nel volo rapido e maestoso Melozzo da Forlì che rimarrà insuperato nel rendere il rapimento delle celesti musiche!
    E in alto, in alto tra i fregi ampii e i cherubini ridenti e i profeti pensosi della Cappella in Loreto, Melozzo con arditezza di scorcio fa librare otto angeli meravigliosi che sembra si stacchino dal fondo. Quale varietà di forme di panneggi, di mosse, di colori, di slanci! Ognun d'essi reca un simbolo della Passione, e le loro abbondanti e folte capigliature svolazzano al vento e cingono oltre il nimbo, d'una corona vivace le lor piacenti fattezze. (cap. 3, p. 85)
  • Gli angeli suoi [del Perugino] son degni compagni di quelle Madonne tutte pie, tutte effuse di tenerezza che, modellate mollemente ma non senza vigore, vivono in un'atmosfera di luce limpida e fresca come quella delle giornate primaverili. Hanno gli angeli uno spirito di prontezza e una dolcezza di colori unita come ben si esprime il Vasari. (cap. 3, p. 87)
  • La tempra energica di Michelangelo male si presta a carezzare le figure degli angeli traendole fuori delicate ed aeree dal marmo, facendole viver su le ampie pareti dove gli affreschi creano mondi nuovi: e nel mondo nuovo dischiuso agli occhi meravigliati, nella Cappella Sistina gli araldi celesti di Michelangelo hanno un tipo ben diverso dal consueto.
    Sono giovinotti robusti, dalla fisionomia improntata a virile e quasi guerresca fierezza: ignudi, mostran valida muscolatura e in attitudini di sforzo, che non hanno grazia, ma ricordan quelle tutte vigoria degli atleti, o sorreggon Dio Padre tra le nuvole o accorrono recando gli strumenti della passione. Michelangelo ha tolto a queste creature l'ala vaporosa e leggera, l'ala lunga e bianca dal battito possente. (cap. 3, pp. 91-92)
  • Uguale popolarità [di quelli dipinti dal Beato Angelico] è toccata in sorte agli angeli musici di Melozzo da Forlì, nella sagrestia dei canonici in San Pietro. La critica d'arte li annovera tra le più belle figure del maestro; sono otto, vólti in atteggiamenti naturali, secondo lo strumento da cui debbono trarre l'incanto melodico. (cap. 4, p. 102)

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