Habesha

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Donna habesha in vestito tradizionale eritreo

Citazioni sugli habesha o abissini.

Citazioni[modifica]

  • L'Abissino poi, benché povero e pezzente, e viva in casa sua con modicissimo pasto, trovandosi fuori del suo paese ed in casa altrui, diventa incontentabile; e se non gli si dà quel cibo che domanda, e cucinato a gusto suo, mormora senza discrezione. Egli inoltre, riputandosi superiore alla razza galla, quantunque non sia né meno ignorante, né meno barbaro, anzi forse più miserabile e più corrotto, tiene quella gente per selvaggia e schiava, e non ha per essi che disprezzo. Me quest'orgoglio degli Abissini può essere tollerabile trovandosi nel loro paese, si rende ridicolo ed insoffribile quando ne vogliano fare ostentazione nei paesi altrui. (Guglielmo Massaia)

Arnaldo Cipolla[modifica]

  • Gli abissini non possegono nulla di quello che forma la joie de vivre. Non sembrano mai lieti, sono dilaniati e decimati da una quantità di malattie che i selvaggi ignorano, hanno soppresso l'amore sopprimendo nella donna la sorgente della sensualità, hanno soppresso la danza, hanno delle chiese misteriose ed impenetrabili al volgo.
  • Gli abissini si riservano un solo mestiere per il quale dimostrano ottime attitudini ed una passione straordinaria: quello del commerciante girovago, del nagadi; il vero, l'instancabile viaggiatore del suo paese, occupazione che risponde del resto alla passione per la vita nomade diffusissima in Etiopia.
  • I giudizi abissini sono condotti con sottigliezza ed acume. L'amministrazione della giustizia forma del resto l'occupazione principalissma di tutti coloro che detendono un comando od una carica. Dopo la passione per le armi, credo che quella per i tribunali sia nell'anima abissina la più forte.
  • La mentalità abissina non fa distinzione fra il merito di sopprimere un nemico della patria e quello di abbattere un elefante. È gloria del medesimo genere, onorata dagli stessi segni esteriori in vita ed in morte, con l'anellino d'oro appeso all'orecchio a mò di pendente e con il fascio delle bacchette sulla fossa.

Ferdinando Martini[modifica]

  • Gli Abissini, in generale, hanno il pensiero breve: valentissimi nell'avviluppare matasse di raggiri da dipanarsi o tagliarsi il giorno dopo.
  • Gli Abissini magri tutti, di statura media e, se mai, piuttosto bassi che alti, non sono belli e neanche robusti; più belli nelle membra e più forti i Sudanesi. [...] Certo è che sono, per alcuni rispetti, mirabili. Possono fare, e per quelle strade, cinquanta, sessanta chilometri al giorno, e durare un mese senza stancarsi: circa cento in ventiquattro ore, con brevi riposi, li fecero accompagnandoci nel ritorno da Asmara e Massaua. E a dire che non si stancano si dice poco: quando più pare che debbano essere rifiniti, si mettono a correre, a fare, come dicono, la fantasia, vociando a squarcigola certe cantilene che ripetono infinite volte di seguito, infinite volte chinandosi e rialzandosi come per uno scatto. I motivi di quelle cantilene, ch'io riporto come mi furono trascritti, non valgono gran che: nella musica gli Abissini sono più indietro degli Arabi, e scusate se è poco.
  • Gli Abissini non sono una gente giovane di fede ingenua, che aspetti di snebbiarsi: sono un popolo vecchio e corrotto e perciò divoto negli atti, scrupoloso nelle pratiche religiose, ma senza affetto interiore; capacissimi di ribellarsi a chi tenti di offendere quelli scrupoli o di mutare quelle pratiche, incapaci e incuranti di trarre dalla fede insegnamenti alla vita. Popoli di credenti, sta bene: ma che vuol essere dispensato dall'osservare i comandamenti di Dio.
  • Se fosse vero che le cure adoperate nel costruire la casa, nel mantenerla netta e salubre sono altrettante prove del grado di civiltà a cui un popolo è giunto, indizi della sua maggior o minore elevatezza morale; se proprio ciò fosse vero, bisognerebbe dire che gli Abissini stanno nella scala degli esseri umani, sotto a' selvaggi medesimi: i selvaggi scavano una fossa attorno le loro capanne affinché l'acqua non vi penetri; gli Abissini non fanno nemmeno questo.

Pellegrino Matteucci[modifica]

  • Se gli Etiopi costituivano una razza di forte ed alta corporatura, se erano naturalmente audaci e violenti, se vigorosi ed intrepidi, gli Abissini d'oggi non sono fisicamente degeneri dagli antichi. In Africa non credo ci sia una razza più corretta di questa; sono Europei con tanto di guadagnato nella costituzione fisica, e con una diversità di colorito che offre tutte le gradazioni nella scala dei colori dal nero d'ebano al bronzo chiaro. Gli uomini d'ordinario sono alti di statura e ben portanti di persona; hanno il capo leggermente brachicefalo coperto di capelli neri e folti, rare volte lanuti; il volto non ha alcun indizio di prognatismo; il naso è aquilino, la bocca regolare, il petto è largo ed espanso, le spalle sono rotonde, le braccia muscolose, le mani piccole; le altre estremità del corpo in perfetto accordo colle linee generali, i piedi un poco piatti ma regolari perché mai soffrirono le angoscie della calzatura.
    Le donne, mi piace dirlo alle mie care lettrici, sono più belle e più perfette degli uomini; in esse non prevalgono le grandi stature; hanno il capo regolare, il volto rotondo senza ombra di angolosità; gli occhi neri, lucenti, grandi e procaci, il naso allungato leggermente aquilino con narici non dilatate; i denti di una bianchezza inappuntabile; le labbra non tumefatte ma sensibilmente rosee; il collo non lungo e non corto, degno del capo che gli sovrasta e del seno voluttuoso che gli sta sotto; le spalle piovono leggermente; ad esse fanno appendice braccia muscolose e rotonde con mani piccine e dta eleganti e fusellate: le altre parti del corpo, le estremità, armonizzano tutte per formare della donna Abissina una completa e splendida creazione. Fanciulle, sono estremamente seducenti; donne, sono procaci; vecchie, divengon verande. Se su quei volti voluttuosi, se su quei corpi leggiadri splendesse un raggio di civiltà, esse potrebbero ripetere con baldanza orientale il Nigra sum sed formosa.
  • Uomini e donne portano in egual modo rassettate le chiome e da ciò si deve la fisionomia effeminata che assumono certi Abissini quasi privi di barba. Raccolgono per lo più i capelli in piccolissime treccie strette strette che partono dalla fronte e dalle tempia e mettono capo in un nodo comune, oppure svolazzano pel collo; altra volta alcune di queste treccie sono legate tra loro in tutto il corso dalla fronte alla nuca, e prendono l'aspetto di una semiluna, che con la concavità poggia sulla volta cronica. I bambini portano i capelli rasi, salvo nel mezzo ove lasciano una ciocca ricca che scende svolazzante sul lato sinistro; le fanciulle come segno della loro verginità, non sempre troppo stimata, portano una rasura rotonda come quella dei nostri chierici, ma con diametri amplissimi. Per evitare l'influenza nociva dei raggi solari costumano di un genere i capelli con grasso che discende pel collo e per le spalle, dando alle carni una lucentezza speciale, e ciò, se è igenico, nuoce però all'estetica ed alla seduzione.
  • Uomini e donne, ricchi e poveri, vanno sempre a piedi nudi, così al tempio come alle feste, ed ho osservato alcune volte nelle case dei ricchi scarpe di argento e di oro massiccio, ma queste non erano che un emblema di ricchezza e di lusso.

Amédée Tardieu[modifica]

  • Gli Abissini che in tempo di turbolenza e d'anarchia spogliano senza scrupolo i viaggiatori e talvolta anzi saccheggiano interi villaggi, stimano tuttavia che il furto sia tra le azioni più vergognose; e siccome d'altra parte è tra essi punito in modo severissimo, rari ne sono gli esempi. Una virtù comune fra loro e che può far loro perdonare molti difetti si è l'ospitalità: giammai un viaggiatore si dà pensiero dell'alloggio; quando la sera giunge in un villaggio, gli si schiva sino la briga di domandare ricovero; la prima persona che lo incontra, l'invita ad andarne in casa sua, e per quel giorno la famiglia dell'ospite diventa sua.
  • Gli Abissini sono ottimi cavalieri; la leggerezza delle loro vesti riesce perfettamente favorevole a un esercizio che richiede sopra ogni altra cosa la libera disposizione dei movimenti. Armati di leggiere scudo e d'una giavelina, colla testa coperta da una specie d'elmo, maneggiano l'armi con destrezza e sono sempre perfettamente padroni della montura.
  • L'esistenza del purgatorio non è dagli Abissini ammessa; tengono che l'anima scenda all'inferno tosto che abbia cessato d'avvivare il corpo, e che di tempo in tempo l'arcangelo Michele vada a prendere, per ammetterli nel paradiso, quelli che le loro buone azioni, durante la loro vita terrestre, oppure, dopo la morte, le espiazioni dei parenti e de'sacerdoti, resero degni della clemenza celeste.

Giuseppe Vigoni[modifica]

  • Abbiamo oggi, è vero, l'esempio di un popolo che in pochi anni abbracciò tutto quanto trovò di bene nella civiltà europea, svestendosi, con raro esempio di abnegazione, da tutti i pregiudizii inveterati dalle antiche usanze del sistema fuedale che da secoli lo reggeva. Ma l'Abissinese non farà certo quanto fece il Giapponese, per quanto la tradizione dell'antica civiltà non gli dovrebbe essere che stimolo, mentre nel Giapponese la sostituzione di un'altra alla civiltà propria dovette forse essere se non un inciampo, certo un ritardo al suo progredire.
  • Il soldato abissinese ha un modo curiosissimo di battersi: al momento della mischia si sbarazza generalmente di tutto quanto porta con sè, spesso anche del fucile, preferendo l'arma bianca: colla spada al fianco, una o due lance nella destra e lo scudo nella sinistra, difendendosi con questo, quasi strisciando e passando da una pietra all'altra, da un albero all'altro, facendo difesa al proprio corpo di tutto quanto incontra, si porta fino a venti o venticinque metri dal nemico. Coglie allora il momento opportuno, si alza, getta con tutta forza le proprie lance, che in questo è maestro, e approfittando del momento di confusione che questo nuvolo di lance produce nelle file ordinate del nemico, in due salti gli è addosso e colla sciabola lo assale a grandi fendenti.
  • Io ritengo il carattere abissinese incapace di adattarsi a qualsiasi civiltà, e lo vedemmo infatti dimenticare tutta l'antica, e restare completamente indifferente alle invasioni portoghesi e al contatto dei tanti viaggiatori europei. È come una pietra che anche lasciata dei secoli in fondo a un lago, non ne assorbirà mai goccia d'acqua. E a conferma di questa mia supposizione ho il fatto che tre Abissinesi che ho consociuti, che vissero per degli anni in Europa o in India, ritornarono in Abissinia per diventarvi più Abissinesi di prima. Niente ispirò loro la civiltà, neppure un poco di attività e di amore alla pulizia, e quasi indifferenti restarono a tutto quello che hanno visto. Strano poi come della civiltà che ebbero, conservarono qualcosa per tradizione nel modo di reggersi, nei sentimenti e in qualche arredo sacro e d'ornamento, nulla affatto di quello che serve alla vita giornaliera.
  • Per carattere l'Abissinese querela facilmente, ma, quantunquè sempre armato, difficilmente viene al punto di far uso serio delle sue armi. Quando uno s'intesta a sostenere un argomento, o lancia un'offesa ad un compagno, la parte avversaria non ricorre a mezzi troppo energici in sua difesa, ma fa un nodo sullo scemma e battendovi un pugno esclama: scommetto tanto che non puoi provarmi la verità di quanto sostieni, Yohannes imut: per la morte di Giovanni. Se l'altro disfa il nodoo, è segno di ritrattazione, se lo lascia è accettata la scommessa, e il patto è sacro.
  • Se metterete l'Abissinese in condizioni da gustare qualche frutto della civilizzazione e da trovarla quasi necessaria alla sua esistenza, e finanziariamente lo porrete in condizione da potersela procurare, forse vi asseconderà; ma se volete imporviglisi o costringerlo al più piccolo sacrificio, resterà sempre qual'è, cioè presuntuoso e indifferente alla civilizzazione, e quindi oppositore costante di chi cerca di portarvela.

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