Il disordine (film 1962)

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Il disordine

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Renato Salvatori in una scena del film

Titolo originale

Il disordine

Paese Francia, Italia
Anno 1962
Genere drammatico
Regia Franco Brusati
Soggetto Franco Brusati
Sceneggiatura Franco Brusati, Francesco Ghedini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il disordine, film italo-francese del 1962, regia di Franco Brusati.

Frasi[modifica]

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  • Non ho mai immaginato di poter andare con un altro, mai, mai, mai, mai. Del resto è giusto: anche un uomo, un uomo vero, ama solo una volta nella vita, no? (Madre di Carlo)
  • Spesso i parenti non vengono per curare il malato, ma la loro coscienza, e il malato se ne accorge. (Infermiera)
  • Anche in mutande, un signore è sempre un signore. (Andrea)

Dialoghi[modifica]

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  • Giuseppe: Non lasciarmi solo.
    Mario: Eh diavolo, di che ha paura? Mica è tanto deserta, sa, la sua casa.
    Giuseppe: Ho paura di morire.
    Mario: Un prete?
    Giuseppe: Io non sono un prete. Mi hanno buttato fuori prima che prendessi gli ordini. Dicevano che ero troppo orgoglioso, imprudente e orgoglioso, io!
    Mario: Ma la tonaca, allora? Perché continua...
    Giuseppe: Perché ho ragione! E lo dimostrerò! Qui, in casa mia, dove non si pongono condizioni... alla pietà! Eh certo, in Africa era più facile, laggiù bastava dare, per sconfiggere idoli e stregoni, ma qui... qui tutto si complica, qui non serve più una zuppa o un'aspirina, qui è l'anima che ti mettono in mano!

Citazioni su Il disordine[modifica]

  • Aperto alle influenze culturali più varie del suo tempo, Brusati si discosta volutamente dai canoni e dalle convenzioni del realismo il cui moralismo gli è indifferente ed estraneo. Sceglie i suoi personaggi alle due estremità della scala sociale dove è più facile cogliere i segni della disgregazione, scelta che gli permette una deformazione cara al suo gusto figurativo, ma che limita il significato di quel che racconta. (il Morandini)
  • Curioso ma irrisolto ritratto del disfacimento morale di una classe sociale, troppo «estremo» per non sembrare contraddittorio. La povertà affettiva della ricca famiglia milanese, la non confessata ambiguità di chi (Milian) in fondo non è che un mantenuto, l'ambigua generosità del falso prete non riescono mai a trasformarsi in elementi di analisi di quella disgregazione sociale a cui fa riferimento il titolo, rimanendo episodi fini a se stessi anche per l'oggettiva inconsistenza dell'antagonista proletario (Salvatori), la cui unica caratteristica sembra essere l'invidia della ricchezza. (Il Mereghetti)

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