il Morandini

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il Morandini, dizionario enciclopedico dei film e (a partire dall'edizione 2014[1]) delle serie televisive.

1leftarrow blue.svgVoce principale: Morando Morandini.

Citazioni[modifica]

Film[modifica]

  • Dramma carcerario in linea con la migliore tradizione hollywoodiana (claustrofobico, violento, garantista, liberale) con 2 novità: il tema della durata (il tempo che passa) e i connotati sociali del protagonista, direttore di banca, vittima di un errore giudiziario. Le mozartiane Nozze di Figaro in una sequenza d'antologia. (Le ali della libertà; 2000, p. 39)
  • Dal romanzo (1929) di Erich Maria Remarque: nel 1914, istigati da un loro insegnante, alcuni studenti tedeschi si arruolano volontari, ma presto al fronte scoprono che la guerra ha poco da spartire col coraggio, il dovere o l'etica. Nessuno ritornerà. Un classico del cinema pacifista, distribuito in Italia soltanto nel 1956. Fu uno dei primi "colossi" del cinema sonoro. La sua forza e soprattutto la sua fama derivano da una sagace fusione delle sue componenti: il realismo della regia, la spettacolarità delle scene di battaglia, il lirismo dei dialoghi. (All'ovest niente di nuovo; 2010, p. 49)
  • Vent'anni dopo I vitelloni F. Fellini torna in Romagna con un film della memoria e, soltanto parzialmente, della nostalgia. La parte fuori dal tempo è più felice di quella storica. Umorismo, buffoneria, divertimento, finezze, melanconia. (Amarcord; 2010, p. 59)
  • Un gustoso film d'avventure, originale nell'impostazione, nelle trovate e specialmente nel caleidoscopico grafismo. (Arabesque; 2000, p. 97)
  • Giallo deduttivo-geometrico di Agatha Christie, un enigma tra un cast di tutte star messo in scena con elegante ironia e raffinata bravura. (Assassinio sull'Orient Express; 2010, p. 122)
  • Coraggioso nella scelta tematica, discutibile nella sua poco critica esaltazione dell'individualismo e con qualche forzatura retorica, è una macchina narrativa perfettamente oliata che non perde un colpo sino al finale che scalda il cuore, inumidisce gli occhi e strappa l'applauso. Di suo P. Weir ci mette l'abituale misticismo e la sapiente guida nella recitazione dei ragazzi inesperti tra cui spicca R.S. Leonard sebbene solo E. Hawke abbia fatto carriera. (L'attimo fuggente; 2010, p. 130)
  • Film eccessivo nell'azione, nella violenza, nella grandiosità delle scenografie, negli effetti speciali (Oscar per Eric Brevig), nella visibilità, nell'ideologia. Suggestiva macchina narrativo-spettacolare con una vertiginosa struttura a scatole cinesi, imperniata sull'ambiguità tra realtà e apparenza, con alleggerimenti grotteschi e parentesi erotiche. (Atto di forza; 2000, p. 118)
  • Discontinuo fuoco d'artificio di trovate comiche. La sua debolezza deriva dal modello parodiato: Guerre stellari era già, se pur in modo latente, una parodia. (Balle spaziali; 2000, p. 138)
  • Attivo dal 1973, J. Woo aveva diretto una quindicina di Wuxiapian (film di cavalieri erranti) quando, grazie al famoso regista-produttore Tsui Hark, con questo film inaugurò nel cinema di Hong Kong il filone dei noir metropolitani iperrealisti e contribuì alla propria trasferta verso Hollywood, dove fu largamente imitato da Tarantino e soci. Nonostante i difetti di sceneggiatura il film ebbe un grande successo. Il suo tema centrale è ancora quello romantico dell'amicizia virile all'insegna dell'eroismo. La violenta frenesia ridondante dell'azione non nasconde le influenze occidentali nella poetica di Woo, teso a contaminare la lezione Hollywoodiana di Siegel e Peckinpah e quella europea di Melville e Leone. Coreografie di Tong Fei. (A Better Tomorrow; 2013, p. 191)
  • Commedia ferroviaria, degna del teatro di Eduardo De Filippo, sull'Italia di 3ª classe. Intorno a un grande Manfredi si muove una colorita folla di macchiette. Fa ridere, ma anche riflettere. (Café Express; 2013, p. 238)
  • Prodotto dalla Dreamworks di Spielberg e dalla Fox per 90 milioni di dollari (+ 50 per il lancio), fu girato in 2 riprese tra il 1999 e il 2000 per permettere a T. Hanks di perdere 20 chili che, nella finzione, perde sull'isola. Nell'intervallo Zemeckis diresse Le verità nascoste. Scritto da William Browles jr., è un film di mare e solitudine diviso in 3 parti. Nella 1a c'è la formidabile e paurosa sequenza dell'incidente aereo; nella 2a sull'atollo (80 minuti circa sui 135 complessivi) il momento più poetico è l'incontro notturno con la balena; la 3a è un tiremmolla sentimentale che si può perdere. Più di una inverosimiglianza nella parte centrale (nemmeno un insetto), ma i dialoghi del nuovo Robinson con il pallone (il suo specchio, non il suo servo) e la sua lotta per sopravvivere hanno un accento veritiero. Cast-away=naufrago. (Cast Away; 2010, p. 258)
  • Premiato con il Leone d'oro alla carriera, H. Miyazaki (che avrebbe dovuto limitarsi a produrre il film con il suo studio Ghibli) mescola fiaba nipponica, fantasmi d'Oriente e ambientazione da Mitteleuropa 800 in una delle più affascinanti avventure di animazione degli ultimi tempi, dove non mancano l'eterna lotta tra il Bene e il Male, la minaccia della guerra fuori dal tempo, ma anche la speranza nel futuro e il bisogno di fantasia e immaginazione. Da un romanzo di Diana Wynne Jones. (Il castello errante di Howl; 2010, p. 259)
  • 2° film di L. Pieraccioni che l'ha scritto, diretto e interpretato: simpatico, spesso salace, quasi mai scurrile, sorretto da un'affiatata recitazione di squadra, da un'intelligente scelta dei tempi comici, girato con garbo da un principiante cha ha visto i film giusti e ha imparato la lezione. A. Haber si conferma principe dei caratteristi italiani. Campione d'incassi della stagione 1996-97. (Il ciclone; 2010, p. 291)
  • La moda di questo genere è finita, ma – superata la balordaggine del soggetto e la rozzezza della regia – i film con Bruce Lee, questo Fred Astaire del kung-fu, offrono momenti gustosi, ricordando quasi il dinamismo spensierato del cinema muto. (Dalla Cina con furore; 2000, p. 331)
  • Poliziesco spettacolare e a tratti suggestivo ma Hill ha fatto di meglio. È stata la prima troupe americana autorizzata a fare riprese sulla piazza Rossa di Mosca. (Danko; 2000, p. 333)
  • Sopravvalutato, resta in ogni modo un robusto melodramma di guerra. (Da qui all'eternità; 2000, p. 335)
  • Il brivido si alterna al sorriso. (Destinazione... Terra!; 2000, p. 351)
  • È un poliziesco con un sottofondo intricato di fantascienza metafisica e risvolti da melodramma romantico. (Déjà vu - Corsa contro il tempo; 2010, p. 387)
  • Prodotta da M. Freeman (è costata pochissimo), uscita in sole 15 sale, ambientata in un sobborgo multietnico, è una deliziosa commedia di dialoghi – accusata in modo troppo semplicistico di retorica e moralismo – dove non succede nulla e si dicono tante cose. È un incontro tra due mondi, due sessi, due razze, due generazioni: due persone che riescono a comunicare per un giorno e si danno una mano, e ognuno dei due, alla fine, qualcosa ha imparato. Un po' melenso? Forse, ma averne! (10 cose di noi; 2010, p. 408)
  • Viaggio attraverso il disgusto, cinegiornale e affresco di una Roma raccontata come una Babilonia precristiana, affascinante e turpe. Una materia da giornale in rotocalco trasfigurata in epica. Uno spartiacque nel cinema italiano, un film-cerniera nell'itinerario felliniano con la sua costruzione ad affresco, a blocchi narrativi e retrospettivamente un film storico che interpreta con acutezza un momento nella storia d'Italia. Dopo lo scandalo ecclesiastico e politico, un successo mondiale. Lanciò, anche a livello internazionale, il termine "paparazzo". (La dolce vita; 2010, p. 424)
  • Su un sagace adattamento di Age & Scarpelli un film simpatico, agile nella regia "invisibile", apprezzabile nella descrizione ambientale e nella direzione degli attori [...]. (La donna della domenica; 2000, p. 384)
  • Continua a essere il film di SF più inquietante, adulto, stimolante e controverso che sia mai stato fatto, senza contare il suo fascino plastico-figurativo e sonoro-musicale. (2001: Odissea nello spazio; 2000, pp. 411-412)
  • Diretto dal realizzatore degli effetti speciali di 2001: odissea nello spazio, esordiente nella regia, (sceneggiato, tra gli altri, da Michael Cimino), è, pur con ingenuità e pesantezze didattiche, un buon esempio di cinema fantaecologico e apocalittico. Quasi un monologo per Dern, aiutato nel suo lavoro da simpatici robot. Bella colonna musicale di Peter Schickele. (2002: la seconda odissea; 2010, p. 461)
  • Una delle carte vincenti è la sceneggiatura di Ronn Bass (Oscar per Rain Man) e William Broyles Jr. Mescola con astuzia il vecchio romanticismo delle commedie giallo-rosa su coppie in conflitto (Tracy-Hepburn, Bogart-Bacall), la strepitosa e acrobatica inverosimiglianza di James Bond e il dispiego della tecnologia digitale negli effetti speciali. Governa con sagacia, come dice il titolo ("Intrappolamento"), il tema dell'ambiguità (chi dei due imbroglia l'altro?) e amministra con pudore la latente dimensione erotica e la stoica senilità dell'eroe. Connery, anche dei produttori, rivela la sua vera età soltanto nel finale dopo aver impregnato il personaggio di umorismo crepuscolare. Ex ballerina e cantante, C. Zeta-Jones non è soltanto bella. Deboli i personaggi di contorno. (Entrapment; 2010, p. 485)
  • Non manca nessuno dei classici ingredienti del genere biblico-avventuroso: sentimenti con le maiuscole, intrighi, danze lascive, duelli e donne scoperte. C'è anche uno sforzo di analisi psicologica. (Ester e il re; 2000, p. 443)
  • Sotto la scorza di un action movie si cela una commedia cerebrale, un film di idee che è anche un metafilm, una metafora del cinema. Il protagonista non vuole migliorare sé stesso né la realtà che l'ha deluso, ma adattarla ai suoi desideri. Dal romanzo (1996) di Chuck Palahniuk, sceneggiato da Jim Huhls, il 4° film del californiano Fincher conferma la sua perizia narrativa e la padronanza del mezzo, ma anche l'inclinazione a un nichilismo programmatico e a una perversa manipolazione dello spettatore. Dati i tempi, è divenuto, specialmente tra il pubblico giovane, un film di culto. (Fight Club; 2010, p. 538)
  • Tratto da un dramma teatrale di Thomas Job, è un melodramma a suspense con risvolti incestuosi al quale, per ragioni di censura, fu imposta una conclusione assurda. Efficacemente fosco, fosforescente con forza. (La fine della famiglia Quincy; 2000, p. 482)
  • Peripezie e pericoli a catena. Divertimento di alta classe sotto il segno di una libera e leggera fantasia ariostesca. È l'avventura allo stato puro con episodi di straordinario fascino. (La fortezza nascosta; 2000, p. 496)
  • Parodia del romanzo (1897) di Bram Stoker di notevole impegno produttivo con qualche passaggio divertente. Gli autori sono passati in cineteca, le invenzioni buffe non mancano. (Fracchia contro Dracula; 2010, p. 565)
  • Prodotto da Carl Laemmle Jr. per la Universal, il film cancella quasi completamente le tracce della mediazione teatrale grazie alla sceneggiatura e soprattutto alla regia inventiva e figurativamente raffinata dell'inglese J. Whale. Oltre a lasciare il suo segno sul copione (è sua l'idea del mulino), scelse il compatriota B. Karloff per la parte del mostro e ne affidò il trucco a Jack Pierce. Il suo modo fluido di far muovere la cinepresa, insolito nel 1931 che valorizza le scenografie e i comportamenti dei personaggi e crea un'atmosfera di morbosa suggestione, impressionò il pubblico e sottrasse il film all'usura del tempo. Le sequenze da citare sono numerose: i funerali d'apertura; la nascita della "creatura" con il suo motivo ascensionale; l'incontro con la bambina; la folla dei contadini con le fiaccole; l'incendio conclusivo. Come nel romanzo di Mary Shelley, la colpa (il peccato) di Frankenstein non è di aver sfidato Dio nel creare la vita, ma nell'emularlo e nel competere con lui come padrone assoluto della "creatura". Lo dimostra la delicata sequenza in cui nella camera dove il suo creatore l'ha rinchiuso penetra un raggio di sole, accolto dal "mostro" con un mezzo sorriso. Immediatamente Frankenstein gli toglie la luce, ossia, simbolicamente, ogni conoscenza che non venga da lui. Il vero crimine di Frankenstein è contro la società. (Frankenstein; 2010, p. 568)
  • È il film che lanciò Bruce Lee a livello internazionale. Benché approssimativo sotto molti punti di vista, è importante perché a) segna una svolta nel cinema d'azione di Hong Kong in direzione del realismo, riportando l'attore e le sue esibizioni atletiche al centro del racconto; b) apre la strada ai film di kung fu degli anni '70 anche se nella maggior parte sono di qualità mediocre o pessima. (Il furore della Cina colpisce ancora; 2000, p. 521)
  • Se non lo si prende troppo sul serio, diverte. (Godzilla; 2012, p. 287)
  • Conclusione di amaro patetismo retrospettivo, ovvero: come arrivare alla verità attraverso la menzogna. Commedia agrodolce che diverte, commuove e fa pensare, grazie al personaggio della madre, meno comunista di quel che sembra. Il merito è della sceneggiatura di Bernd Lichtenberg che parte da uno spunto simile a quello di Underground di Kusturica. Al suo 3° lungometraggio per il cinema, Becker, anche cosceneggiatore, controlla il traffico, ma fa poco per evitare o coprire i passaggi cuciti col filo bianco. Grande successo in Germania. (Good Bye, Lenin!; 2013, p. 679)
  • Che strazio, però, quando i personaggi parlano. (La guerra dei mondi; 2000, p. 592)
  • Rispetto a Gattaca (1997), è un efficace esempio di SF d'azione, ricco di inseguimenti e sparatorie. Tra i 2 protagonisti, Bonnie & Clyde del futuro, il più incisivo è Timberlake. Tra le figure di contorno spicca Murphy nella parte di uno sbirro traditore delle sue origini sociali. Rarefatto, ossessivo e, a modo suo, dogmatico. Il neozelandese Niccol rimane un cineasta-autore da seguire. (In Time; 2013, p. 780)
  • Forse il film più psicanalitico di A. Hitchcock, e uno dei più incompresi e sottovalutati, uno dei suoi pochi insuccessi di pubblico. Divise anche la critica: i più lo considerano poco riuscito, nonostante la sua inquietante intensità (vicina a quella di Vertigo), i meno lo tengono per un capolavoro per il modo con cui in questa perversa storia d'amore si alternano fiamme romantiche, misteri contorti della psiche, sospetti polizieschi. Memorabile interpretazione di T. Hedren (1935), mentre quella di S. Connery (1930) soffre dell'irrisolta duplicità con cui è scritto il personaggio: il suo atteggiamento protettivo (anche per autocensura) prevale troppo sul feticismo sadico. (Marnie; 2000, pp. 770-771)
  • [...] è sicuramente il più costoso, probabilmente il più cupo, forse il più fantasioso cyber-action movie degli anni '90. Frutto di una disinvolta ibridazione tra il cinema d'arti marziali di Hong Kong, l'ideologia violenta del videogame, la fantascienza alla P.K. Dick e la grafica dei fumetti, è un giocattolone divertente a livello figurativo e scenografico e sul piano dell'azione: sdoppiamenti, combattimenti, effetti speciali a iosa. Nel resto è un pastrocchio saccente e misticheggiante. I suoi fautori, interessati e non, sostengono che bisogna vederlo tre volte: la prima per l'impatto emotivo, la seconda per capire la storia, la terza per coglierne i significati più profondi. (Matrix; 2000, p. 780)
  • È un proseguimento ideale dei Trinità (manca Bud Spencer) e per molti versi è meglio dei suoi "genitori": la contrapposizione Hill-Fonda è un'invenzione furbesca che tiene in piedi un western allegro e divertente. Ideato e prodotto da Sergio Leone. (Il mio nome è nessuno, 2000, p. 807)
  • È il 1° techno-thriller che fa perno su Internet, in forma di incubo e in cadenze di racconto da inseguimento. Assurdo a livello logico, sul piano emotivo è una sagra del già visto, del banale, del prevedibile. In questo veicolo per la Bullock che ha grinta, grazia e sessappiglio, soltanto il contesto informatico è interessante. (The Net - Intrappolata nella rete; 2010, p. 983)
  • [Su Steven Seagal] Al suo confronto, in termini di recitazione, Chuck Norris sembra Laurence Olivier. (Nico; 2000, p. 870)
  • È, in una certa misura, il patto di Faust aggiornato alla moderna tecnologia. L'idea originale è di un romanzo di David Ely, sapientemente sceneggiato da Lewis John Carlino. Come con la fantapolitica di Va' e uccidi (1962), Frankenheimer è a suo agio con la fantasociologia; gli dà una mano con un suggestivo bianconero il vecchio James Wong Howe, operatore di merito. Finale allucinante, attaccare le cinture. (Operazione diabolica; 2000, p. 921)
  • [...] uno dei più foschi e appenati [film] di Bergman. Il ricorso all'espediente dei fantasmi è giocato sulle corde di una ironia romantica che, nelle intenzioni dell'autore, è uno strumento per far sì che lo spettatore non s'identifichi nei personaggi, ma mantenga un distacco critico. (L'ora del lupo; 2000, p. 923)
  • Un Ben Hur del cinema d'avanguardia. Il tentativo di un autoritratto in forma fantastica. Il diario di bordo di un autore. Il rapporto su un ingorgo esistenziale. Un film sulla confusione e sul disordine della vita. Uno dei massimi contributi a quel rinnovamento dei modi espressivi e alla rottura della drammaturgia tradizionale che ebbero luogo nel cinema a cavallo tra gli anni '50 e '60, rinnovamento che Fellini aveva già cominciato con "La Dolce Vita". Personaggi memorabili e sequenze d'antologia. Il suo vero contenuto è la fitta trama dei rapporti di Guido (Mastroianni, qui più che mai alter ego di Fellini) con la moglie e l'amante, con l'ambiente di lavoro e gli estranei, con i Guru della Chiesa e della Critica, col passato e l'avvenire, con sé stesso. "L'enfer c'est les autres", aveva detto Sartre. Fellini ribalta l'affermazione: la vita – e il cinema – sono gli altri, i vivi e i morti, gli esseri reali e le creature della fantasia. Bisogna accettarli tutti con amore, gratitudine, solidarietà. ( ; 2010, p. 1060)
  • Suspense, bizzarria, sorprese ed effetti speciali primitivi ma efficaci. (Il pianeta proibito; 2000, p. 986)
  • Campione d'incassi a sorpresa della stagione 2003-04 davanti a Natale in India con grande gaudio di L. Pieraccioni (anche produttore e sceneggiatore con Giovanni Veronesi), della Medusa e degli esercenti tutti. Caso più unico che raro di comico fiorentino alla camomilla, Pieraccioni, minacciato dai 40 anni, raggiunge qui il limite di una tisana calmante ed emolliente (Il paradiso all'improvviso; 2010, p. 1075)
  • Qualificato con l'iperbole del "film più brutto della storia del cinema" e, perciò, diventato oggetto di culto. Il che non gli impedisce di essere assai divertente, almeno per chi sa apprezzarne lo spudorato dilettantismo, le strampalate scenografie, i dialoghi tremendi, l'assurda logica narrativa. (Plan 9 from Outer Space, 2000, p. 1003)
  • [...] s'affida specialmente agli effetti speciali di Ray Harryhausen, geniale artigiano dei trucchi. Lento e verboso nella 1ª parte, ha i suoi momenti più vispi quando il bestione attacca il faro dove uno scienziato (C. Kellaway) s'immerge nel mare con una batisfera alla sua ricerca e quando, come King Kong, irrompe in Manhattan. Un must per i patiti della SF. (Il risveglio del dinosauro; 2000, p. 1123)
  • Remake del film di Dino Risi del 1974 alla cui origine c'era il romanzo di Giovanni Arpino Il buio e il miele (1969). La differenza fondamentale tra i due film è che il giovane nella commedia amara di Risi era subordinato al protagonista, mentre qui è diventato coprotagonista. Solo nel gran finale le due vicende si mescolano, il che spiega la lunghezza del film, che tra le sue virtù non ha la leggerezza ed eccede nella ruffianeria demagogica degli effetti sentimentali. Due pezzi di bravura: la folle corsa su una Ferrari rossa guidata dal cieco attraverso un quartiere periferico e il tango che il grande A. Pacino (efficacemente doppiato da G. Giannini) danza con una giovane sconosciuta. (Scent of a Woman - Profumo di donna; 2010, p. 1315)
  • G. Van Sant, dopo Will Hunting, dirige su richiesta di S. Connery produttore un'altra storia di formazione, scritta da Mike Rich e vagamente ispirata a J. D. Salinger e al mito nordamericano del "grande romanzo del secolo", ma anche ai canoni yankee dell'agonismo e della fiducia in sé stessi. In altalena tra stereotipi hollywoodiani e finezza di annotazioni, melodramma e ironia, il film si affida al talento naturale dell'esordiente R. Brown e al mestiere collaudato di un Connery sotto le righe. (Scoprendo Forrester; 2010, p. 1322)
  • Un film che rispecchia scrupolosamente la formula narrativa-rappresentativa industriale, cioè un cinema che privilegia la narrazione, il significato, l'attore senza tempi morti. (I segreti di Filadelfia; 2000, p. 1187)
  • Intelligente poliziesco d'azione con stile da western, critica alla polizia corrotta e preciso disegno psicologico dei due personaggi principali, permeato da una vena sentimentale sincera, sceneggiato con cura, diretto da un mestierante del genere (suoi tutti gli Arma letale) e montato con ritmo e giusta suspense. Ma la cosa migliore è B. Willis nei panni di un poliziotto stanco, malinconico, che si sente un fallito e ritrova dignità e autostima nel difendere a ogni costo un uomo, anche se si tratta "solo" di un delinquentello nero e petulante. (Solo due ore; 2010, p. 1396)
  • Uno dei capolavori della commedia italiana del "boom". La società di quel periodo è resa con un'euforia rara, un'ammirevole sapienza nel passare dall'agro al dolce, dal comico al grave. Il pubblico lo capì meglio dei critici. (Il sorpasso; 2000, p. 1248)
  • Investigazione interiore, thriller psicologico. Famosa la scena del bicchiere di latte. Epilogo insoddisfacente (anche per Hitchcock) diverso da quello del romanzo [...]. (Il sospetto; 2000, p. 1249)
  • Scurrile, politicamente sfacciato sino all'assurdo (e all'irresponsabilità), è una miscela sgangherata di pulp, Kitsch, satirica trasgressione, simpatia e cattivo gusto. (South Park; 2000, p. 1254)
  • È un film sonoro, ma senza una parola di dialogo. Sul piano formale è tutt'altro che disprezzabile e riesce a raggiungere una innegabile tensione drammatica in più di una sequenza. R. Milland è bravissimo nella sua interpretazione di nevrotico. Scritto da R. Rouse con Clarence Greene, ha i limiti di ogni narrazione imperniata su una scommessa stilistica. Al risultato concorre la suggestiva ambientazione realistica negli esterni di Washington e New York. (La spia; 2000, p. 1261)
  • Soltanto per minori di 12 anni videodipendenti. (Super Mario Bros; 2000, p. 1302)
  • Muccino realizza un film sul fascino dell'american dream di cui lui stesso sembra l'incarnazione. Ma nonostante le promesse di mantenere uno sguardo ruvido per fotografare con realismo le due facce di un paese tanto generoso quanto inesorabile, il regista scade nello stucchevole e nel sentimentale in un susseguirsi imperterrito di scene madri verso le lacrime più facili. Forza del film è l'interpretazione concitata del protagonista, nominato all'Oscar. I duetti con il (vero) figlio Jaden riciclano la lezione de La vita è bella, come nella scena dei bagni in metropolitana. (La ricerca della felicità; 2010, p. 1252)
  • È un film curioso e insensato, suggestivo e inattendibile, ben fatto e poco interessante. Poco importa se il ritratto corrisponda o no a quello del vero Ruby. Il personaggio c'è, D. Aiello gli dà credibilità e spessore fin quando non esce dai binari. Gli sta quasi alla pari il personaggio fittizio della bionda spogliarellista Candy Cane della quale S. Fenn rende bene l'impasto di tenerezza e calcolo, di perversione e ingenuità. (Ruby - Il terzo uomo di Dallas; 2000, p. 1148)
  • Rifacimento di La chienne (1931) di Jean Renoir che era tratto da una pièce di George de la Fouchardière, ma F. Lang, aiutato da un'ottima sceneggiatura di Dudley Nichols, ne ha cavato qualcosa di originale: una storia psicologica con un magico sottofondo da incubo. (La strada scarlatta; 2000, p. 1287)
  • Pretenzioso nel voler essere un'analisi dell'inconscio femminile, è un fantasy adrenalinico, più videogioco che film, che nel giro di meno di mezz'ora diventa ripetitivo, esageratamente estetizzante (scenografie di Rick Carter e costumi di Michael Wilkinson), troppo concentrato sull'erotismo delle giovani interpreti costrette in personaggi privi di spessore, retorico nel finale. (Sucker Punch; 2013, p. 1539)
  • Ultimo film inglese di Hitchcock che non riuscì mai ad amarlo. Macchinoso, un po' enfatico, teatraleggiante, un po' stupido, ma è pur sempre un tenebroso incontro con i mostri della mente e del sogno. (La taverna della Giamaica; 2000, p. 1316)
  • Enorme successo di pubblico per questo film d'avventure girato come un lungo spot pubblicitario da Tony Scott (fratello del più celebre Ridley). Ad majorem gloriam dell'epoca di Ronald Reagan. E di Tom Cruise. (Top Gun; 2013, p. 1602)
  • Tron (frammento di elettronica) è una divertente variante pirotecnica di Guerre stellari. Prodotto dalla Disney. Film-computer, e non soltanto film sul computer, tra riferimenti scientifici che non sono affatto scientifici, ha la sua brava morale americanamente ottimistica. È il 1° film sulla realtà virtuale. (Tron; 2000, p. 1381)
  • [Nel film] sono messi in fila tutti gli stereotipi della commedia sentimentale per smontarli e frantumarli con una spudorata buffoneria che sghignazza sulle regole del "politicamente corretto" e del buon costume. Sono passate agli onori della cronaca, se non della storia, le gag del gel e quella antica (ma qui per la prima volta dotata del controcampo in passato sempre negato) del pene chiuso di scatto nella cerniera dei pantaloni. Critici e spettatori divisi in due fazioni: chi lo prende per un umorismo sopra le righe, ma intelligente e liberatorio e chi lo respinge come un esempio di trivialità goliardica [...]. (Tutti pazzi per Mary; 2000, p. 1390)
  • Unico film fantastico nella carriera di Hitchcock, comincia in cadenze di commedia mondana e termina nei toni di un'allegoria apocalittica, basata sulle 3 unità della tragedia classica (luogo, tempo, azione). Inquietante, non soltanto impressionante. (Gli uccelli; 2000, p. 1393)
  • Un piccolo classico della SF al cinema. Il suo discorso di rispetto per gli alieni lo distingue dall'isteria di quel periodo di guerra fredda. Bravi attori, solida sceneggiatura, pochi trucchi, molta sobrietà. (Ultimatum alla Terra; 2000, p. 1400)
  • Global colossal etno-epico da 140 milioni di dollari con ambizioni storiche, filosofiche e artistiche che all'atto pratico vengono sacrificate sull'altare del dio mercato. Al suo attivo il potente romanticismo della vicenda (J. Logan, M. Herskovitz, E. Zwick), le grandiose scene di battaglia – su tutte l'emozionante carica dei samurai a cavallo che sbucano come fantasmi dalla nebbia in mezzo al bosco –, la documentata ricostruzione degli ambienti (Lilly Kilvert) e dei costumi (Ngila Dickson), l'intensa interpretazione di Watanabe nei panni dell' "ultimo samurai", che sprona Cruise a dare il meglio di sé. Infestato, però, da stereotipi hollywoodiani e cadute nella soap opera, come il ridicolo incontro finale con l'imperatore e l'happy end sentimentale. (L'ultimo samurai; 2013, p. 1670)
  • Costato 50 milioni di dollari a Joel Silver (Matrix) che l'ha prodotto per la Warner, questo colosso di fantapolitica ha i suoi veri autori nei fratelli Wachovski (Matrix) che l'hanno coprodotto e sceneggiato dal romanzo a fumetti di Alan Moore e David Lloyd, delegandone la regia all'ex aiuto regista McTeigue. [...] È una silloge di Robin Hood, Zorro, Fantasma dell'Opera, che protegge, ama, rigenera la giovane Evey, trasformandola in complice ed erede sino alla vittoria finale. La componente ideologica non è da prendere troppo sul serio, ma nemmeno da trascurare: le fonti indirette sono britanniche in letteratura (Il mondo nuovo di Huxley, 1984 di Orwell) e in musica (Sex Pistols). Struttura narrativa compatta, ineccepibili i contributi tecnici (fotografia, scene, costumi, colonna sonora, effetti speciali). La maschera del protagonista rimanda alle sembianze di Guy Fawkes (1570-1606) che doveva essere l'esecutore del cosiddetto Gunpowder Plot (Congiura delle polveri) del 5-11-1605, organizzato da un gruppo di altolocati cattolici per distruggere la sede del parlamento e il re Giacomo I Stuart e fomentare un'insurrezione popolare. Memorabile sequenza finale di Londra invasa da migliaia di insorti con la maschera di V prima dell'ultima esplosione. (V per Vendetta; 2010, p. 1679)
  • Per più di un'ora è divertente, credibile, vispo come una commedia dei tempi d'oro. Avvince e convince meno quando assume il ritmo di un thriller d'inseguimento. La morale è di un sano pacifismo. (Wargames - Giochi di guerra; 2000, p. 1498)
  • Farsa macabra mal combinata e mal recitata, con la presunzione di far della critica sociale. Inspiegabile successo di pubblico, tale da generare un seguito. (Weekend con il morto; 2010, p. 1684)
  • Immedicabile volgarità di fondo a ritmo demenziale e recitazione agitata. Sceneggiatore dell'altro, R. Klane ha fatto la regia. Il cambio di mano è inavvertibile. (Weekend con il morto 2; 2000, p. 1499)

Serie televisive[modifica]

  • Ideatore della serie è J.J. Abrams, padre del ben più noto Lost, che anche in questo caso riesce, puntata dopo puntata, a tenere lo spettatore incollato allo schermo, grazie a trame e sottotrame ricche di idee e situazioni. Spiccano nel cast l'ancora semisconosciuta Jennifer Garner e un ottimo Victor Garber. (Alias, 2013, p. 1807)
  • La serie nasce da una costola di Buffy l'ammazzavampiri, giunta con successo a cavallo del 2000 alla terza stagione. Benché parte del cast e la produzione siano le stesse, è un prodotto televisivo più cupo e dark, cui mancano quei guizzi geniali che caratterizzavano la serie madre, non riuscendo quindi a imporsi come cult dei primi 2000 al pari di quanto è avvenuto per la famosa cacciatrice di vampiri. (Angel, 2013, p. 1808)
  • Irriverente e scorretto, in pieno stile AMC, una delle reti televisive USA più all'avanguardia di oggi. (Breaking Bad, 2016, p. 1712)
  • Nato dalla mente televisiva di Josh Schwartz, già ideatore di prodotti di culto tra i giovani come The O.C. e Gossip Girl, è un perfetto cocktail di azione e comicità, definizione di personaggi completi e tanta spontaneità per uno dei telefilm più particolari degli ultimi anni. Difficile da catalogare. (Chuck; 2013, p. 1811)
  • La serie parte da un flashback nell'anno in cui è avvenuto il crimine e si muove poi avanti e indietro nel tempo in maniera quasi totalmente libera. Ottima fotografia dalle luci particolari ma incredibilmente efficaci per le scene del passato, bella colonna musicale con alcune delle canzoni più celebri del periodo. È la prima serie esterna al format CSI a comparire in un crossover con CSI: NY. (Cold Case - Delitti irrisolti; 2013, p. 1812)
  • La serie è infestata da dialoghi assurdi e situazioni improbabili e mette a dura prova i nervi di uno spettatore normale, eppure resta una pietra miliare dell'evoluzione del teen drama ed è stata ispiratrice di buona parte delle serie per i più giovani. (Dawson's Creek; 2013, p. 1813)
  • Conclusasi all'8ª stagione, ha conquistato l'America e il mondo con una certa dose di suspense e una comicità un pó cinica. Si vocifera che la fama improvvisa che ha investito le attrici abbia creato una spirale di gelosie e rivalità tra di loro che rendevano il set pressocché invivibile. (Desperate Housewives; 2013, p. 1813)
  • Liberamente ispirato a Sherlock Holmes, Dr. House si presenta come il più originale dei telefilm medici, e le vicende ospedaliere riescono a equilibrarsi con le storie personali. (Dr. House - Medical Division; 2013, p. 1815)
  • Accolta inizialmente con grandi critiche, la serie è tra le più longeve e seguite di sempre, imponendosi come un'ottima risposta europea all'egemonia dei serial USA. In patria ha battuto ogni record di longevità (per una serie TV). Unico paese dove la serie non ha spopolato rimangono (stranamente) gli Stati Uniti. (L'ispettore Derrick; 2013, p. 1819)
  • Ideata e scritta principalmente dall'attore e scrittore Julian Fellowes, andata in onda per la prima volta nel 2010, la serie è riuscita facilmente nella scalata al successo. È sicuramente il prodotto anglo-americano di maggior successo, ha ottenuto nel 2012 il primato di serie con il numero più alto di nomination agli Emmy Awards nella storia del premio. È attualmente uno degli show più diffusi in tutto il mondo. Per la tenuta di Downtown Abbey, vera e propria protagonista, è stato utilizzato l'Highclere Castle, nello Hampshire. Maggie Smith, nei panni della capostipite e tradizionalista Violet, è indimenticabile. (Downton Abbey; 2016, p. 1723)
  • La CBS propone un genere di difficile gestione e temi che tendono al tragico, ma le sceneggiature coinvolgenti e ben bilanciate rendono la serie piacevole e scorrevole, mantenendola a ottimi livelli fino alla sua conclusione nel 2010. (Ghost Whisperer - Presenze; 2013, p. 1816)
  • La serie è diventata un vero e proprio cult per i giovani della cosiddetta iPod generation e, tra segreti, misteri, tormentate storie d'amore e personaggi rigorosamente di bell'aspetto, ha saputo farsi strada nel difficile mondo degli ascolti per ben 6 stagioni ospitando svariate guest star del mondo della TV e della musica. (Gossip Girl; 2013, p. 1817)
  • La serie nasce come uno dei 4 spin-off della serie Arcibaldo ed è riuscita col tempo a sovrastare il successo dello show d'origine mantenendosi al top della fama per 11 stagioni e segnando la storia della TV a cavallo tra gli anni '70 e '80. Le tematiche politiche sono trattate sempre senza aggressività o pesantezza, anche in episodi il cui tema centrale coinvolge questioni delicate di gravità non indifferente, quali il razzismo, il suicidio o l'analfabetismo. (I Jefferson; 2013, p. 1819)
  • Tra i più famosi polizieschi degli ultimi anni, seguito da svariati spin-off (l'ultimo di questi ambientato a Los Angeles), la serie è in grado di fornire una visione a 360° del sistema giuridico-investigativo USA, senza lasciare nulla di non detto o inconcluso. (Law & Order - I due volti della giustizia; 2013, p. 1819)
  • La risposta femminile a Queer as Folk introduce a un mondo abbastanza sconosciuto, guidando lo spettatore nella vita dei personaggi, con alternanza di comicità e tragedia. Comunque in profondità. (The L Word; 2013, p. 1820)
  • Nonostante le svariate incongruenze riscontrabili nel corso delle varie stagioni e l'assurdità degli episodi vissuti da MacGyver, le sue imprese, come avvenne anche con Chuck Norris, sono diventate oggetto di innumerevoli battute e freddure, e questa è una delle serie che ha avuto più presa sulla gioventù degli anni '80 in tutto il mondo. (MacGyver; 2013, p. 1820)
  • Straordinaria ricostruzione di un paese contraddittorio, dalle scene e dai costumi di una perfezione unica, ai dettagli comportamentali, alle abitudini e ai pensieri di personaggi meravigliosamente delineati di questi Stati Uniti ormai perduti. Vincitore di svariati Emmy Award e Golden Globe. (Mad Men; 2016, p. 1740)
  • I baffi e i magnifici occhiali a goccia di Tom Selleck, cult degli anni '80, sono poi divenuti simbolo dell'intera decade. (Magnum, P.I.; 2013, p. 1820)
  • Una serie di successo che ha saputo conquistare migliaia di fans nel mondo grazie ai suoi personaggi un pò bizzarri ma indimenticabili e alla genuinità ironica e brillante nel raccontare i rapporti umani più importanti della vita, che spesso sono i più complicati. (Una mamma per amica; 2013, p. 1820)
  • Un raro esempio di show poliziesco dai risvolti sovrannaturali che, portando sullo schermo un personaggio realmente esistito, ha saputo conquistare una folta parte di audience americana che, normalmente, non si avvicina al poliziesco. Ottimo equilibrio tra le premonizioni, le indagini e la vita famigliare. (Medium; 2013, p. 1821)
  • Prodotta dai fratelli Ridley e Tony Scott, sempre molto attivi sul versante della produzione televisiva, la serie ha fatto incetta di premi nel tempo, tra cui il Premio Carl Sagan, conferito per "la comprensione pubblica della scienza". Nell'arco di 6 stagioni molti ruoli secondari sono stati affidati a star di successo del mondo televisivo. (Numb3rs; 2013, p. 1823)
  • Un teen drama incredibilmente longevo che ha saputo trovare la chiave per rinnovarsi costantemente anno dopo anno. In particolare si è rivelata una scelta giusta il salto temporale di 4 anni nel futuro operato nella 5ª stagione, che ha permesso agli autori di mantenere lo stesso cast e gli stessi personaggi cresciuti senza arrampicarsi sui vetri con spiegazioni. (One Tree Hill; 2013, p. 1823)
  • Un magistrale prodotto TV per un genere che raramente ha trovato realizzazioni di questo livello sul piccolo schermo. Tensione continua. Per onorarla in maniera originale, i produttori decisero di finirla col botto e, anziché sviluppare una conclusione canonica, girarono uno speciale di 2 ore intitolato Prison Break: The Final Break. (Prison Break; 2013, p. 1824)
  • [Addison Montgomery] Uno dei personaggi più riusciti nati dalla penna di Shonda Rhimes, secondo molti la donna più potente della TV americana, abbandona la serie d'origine Grey's Anatomy guadagnandosi uno show tutto suo, dove può mostrare per 6 stagioni le mille sfaccettature di una donna che potrebbe avere tutto, ma alla fine sembra sempre uscire perdente dalla vita. (Private Practice; 2013, p. 1825)
  • Dopo il successo ottenuto al cinema e sulla carta stampata, ecco la serializzazione del più celebre dei supereroi, Superman, mostratoci qua nella sua vita da adolescente spaventato dai propri poteri, prima di diventare il paladino della giustizia ed eroe dell'umanità che tutti conosciamo. (Smallville; 2013, p. 1828)
  • Un ottimo prodotto che è stato, giustamente, indicato come l'opera di cultura pop più importante degli ultimi 25 anni. Una curiosità: gli attori che impersonano i mafiosi hanno tutti origine italiana. Singolare e ancora inspiegata la freddezza dell'accoglienza in Italia, unico paese dove gli ascolti della serie non hanno raggiunto i record mirabolanti come nel resto del mondo. (I Soprano; 2013, p. 1828)
  • Tra le prime e più celebri serie TV italiane che, ispirandosi alle tendenze d'oltreoceano, mostrano un mondo di giovani pensato per i giovani. Nonostante l'alto audience, la maggior parte dei protagonisti non ha avuto fortuna negli anni successivi. (I ragazzi della 3ª C; 2013, p. 1825)
  • Esilaranti le visioni mentali del simpatico J.D. dal cuore d'oro. L'ultima stagione, nella quale alcuni membri del cast hanno raggiunto il ruolo di mentori di nuove leve dell'ospedale, rappresenta una delle peggiori scelte di mercato televisive che, pur di sfruttare la fama della serie fino all'ultimo, ha gettato al vento 8 anni di grande qualità per un prodotto finale scadente e banale. (Scrubs - Medici ai primi ferri; 2013, p. 1826)
  • La serie, i cui episodi sono spesso incentrati su problemi della vita di tutti i giorni e sulle difficoltà che si affrontano crescendo, era molto impostata sull'etica cristiana protestante e oscurata dal bigottismo della società americana. Al punto di aver fatto gradualmente sparire dalla scena una delle sue protagoniste, la sorella maggiore Mary, perché l'interprete Jessica Biel aveva posato in costume sulla copertina di alcune riviste. Ironia della sorte, la Biel è l'unico membro del cast ad aver avuto fortuna nella sua carriera, divenendo una star di livello internazionale. (Settimo cielo; 2013, p. 1827)
  • Serie di punta della Warner Bros che per 8 anni ha stuzzicato l'immaginazione di ragazzine e bambine nei primi anni 2000. (Streghe; 2013, p. 1829)
  • Nemmeno il terribile e oltraggioso adattamento italiano della serie (nell'originale Francesca Cacace è Fran Fine, giovane ebrea dalla famiglia ingombrante) è stato in grado di rovinare la comicità spontanea e innocente di questa serie, caposaldo tra le sitcom dei dorati anni '90. (La tata; 2013, p. 1829)
  • La serie, ottima nella riproduzione del passato al pari di quanto lo era stata Happy days, ha anche lanciato un'intera nuova generazione di attori che è riuscita facilmente a farsi strada al termine delle riprese. (That '70s Show; 2013, p. 1829)
  • Remake statunitense di Yo soy Betty, la fea, telenovela colombiana di successo. Lo show, che ricorda molto nei primi episodi il film Il diavolo veste Prada, è leggero e piacevole nel suo guardare con ironia al contraddittorio e un pó perverso mondo della moda, fatto di apparenza e nessuna sostanza. (Ugly Betty; 2013, p. 1830)
  • Buon prodotto televisivo la cui forza risiede nei 2 protagonisti e nel disegno del rapporto che li unisce, contraddittorio ma incredibilmente genuino e affettuoso. A interpretare il giovane truffatore Neal è uno dei volti considerati più affascinanti dello star system, quello del fino ad allora sconosciuto Matt Bomer. (White Collar; 2016, p. 1771)
  • Un cult, capostipite nel suo genere e grande maestro di mistero e tensione. (X-Files; 2013, p. 1832)

Note[modifica]

  1. Tale edizione è indicata per le citazioni con l'anno di pubblicazione, il 2013, ed anche per le altre edizioni è indicato tra parentesi tonde, accanto alle citazioni, l'anno di pubblicazione e non del titolo.

Bibliografia[modifica]

  • Laura, Luisa e Morando Morandini, il Morandini: dizionario dei film 2001, con la collaborazione di Sandro Mogni e Saverio Mauro Tassi, Zanichelli, Bologna, 2000. ISBN 88-08-03105-5
  • Laura, Luisa e Morando Morandini, il Morandini 2011: dizionario dei film, con la collaborazione di Mauro Tassi, Zanichelli, Bologna, 2010. ISBN 978-88-082-2722-5
  • Laura, Luisa e Morando Morandini, il Morandini 2014: dizionario dei film e delle serie televisive, Zanichelli, Bologna, 2013. ISBN 978-88-083-4476-2
  • Laura, Luisa e Morando Morandini, il Morandini 2017: dizionario dei film e delle serie televisive, Zanichelli, Bologna, 2016. ISBN 978-88-08-75703-6
  • Luisa Morandini (a cura di), il Morandini, MYmovies.it: dizionario dei film di fantascienza e di animazione, Zanichelli, Bologna, 2012. ISBN 978-88-08-29480-7

Voci correlate[modifica]

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