Il giardino dei Finzi Contini (film)

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Il giardino dei Finzi Contini

Immagine 1972 - Colonial Theater Ad - 12 May MC - Allentown PA.jpg.
Titolo originale

Il giardino dei Finzi-Contini

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1970
Genere drammatico, sentimentale
Regia Vittorio De Sica
Soggetto dal romanzo di Giorgio Bassani
Sceneggiatura Vittorio Bonicelli, Ugo Pirro
Produttore Arthur Cohn, Gianni Hecht Lucari
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Note
  • Vincitore di 1 premi Oscar (1972):
  • Miglior film straniero

Il giardino dei Finzi Contini film italiano del 1970, con Lino Capolicchio, Dominique Sanda, Fabio Testi e Helmut Berger, regia Vittorio De Sica.

Frasi[modifica]

  • [Ferrara] La trovo una città viva. C'è tanta gente interessante. Soprattutto nel proletariato nel cosiddetto ceto operaio. La borghesia non credo molto, mi sa che più o meno sia tutta quanta fascista. Tranne voi ebrei, si capisce. (Giampiero)
  • Lo so a cosa pensi… pensi che mi manca la gioia di vivere. Ma chi… chi me la può dare? (Alberto)
  • Da bambini si è sempre un po' prigionieri dei grandi. (Micol)
  • Chi sapesse, chi intendesse | che cosa vuol dire Uno? | Uno è Dio che in cielo sta. | Chi sapesse, chi intendette | che cosa vuol dire Due? | Tue Tavole di Mosè. | Uno fu, Uno è. | Uno sempre e Uno sarà. | Chi sapesse, chi intendesse | che cosa vuol dire Tre? | Tre padri nostri sono | Abramo, Isacco e Giacobbe. | Due tavole di Mosè. | Uno fu, Uno è. | Uno sempre e Uno sarà. | Uno è Dio che in cielo sta. (cantano intorno al tavolo la famiglia di Giorgio)
  • L'amore è roba per gente decisa a sopraffarsi a vicenda. Ma noi così come siamo, simili in tutto come due gocce d'acqua, potremo mai sopraffarci? Io e te? Noi due? Sbranarci? No. Fare l'amore con te sarebbe come farlo con un fratello. Ecco con Alberto. Io e te non siamo della gente normale. Però noi due più che il possesso delle cose, quello che conta, è come dire… bisogna ricordarsi delle cose, le memorie delle cose. (Micol)
  • Nella vita, se uno vuol capire, capire veramente come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, meglio morire da giovani, quando uno ha tanto tempo davanti sé, per tirarsi su e resuscitare. Capire da vecchi è molto più brutto, sai? Come si fa? Non c'è mica il tempo per ricominciare da zero. E la nostra generazione ne ha prese talmente tante di cantonate, sai? (Padre di Giorgio)

Dialoghi[modifica]

  • Giampiero: Ma tu non esci mai da qui?
    Alberto: No, io non esco mai, e poi per andare dove? Se uno potesse scegliersi le facce che deve incontrare per la strada allora sì ma io invece ogni volta che sono uscito mi sono sentito spiato, invidiato.
    Giampiero: Invece qui le facce le scegli te.
  • Alberto: Però è stato bello oggi.
    Micol: Sì, sì ma in fondo era più bello quando eravamo soli.
  • Padre di Giorgio: Devi ammetterlo, non è che le cose qui da noi vadano poi tanto male. D'accordo, niente matrimoni misti. Ma questo d'altronde non è che… niente nomi sul libro del telefono. Niente scuole, e questo sì, lo ammetto, è grave. Niente servizio militare e anche questo è grave, se permetti. Niente annunci funebri sui giornali. Adesso, niente donne di servizio. Ma per il resto, devi riconoscerlo, uno può vivere, circolare, sedere. Insomma, un cittadino.
    Giorgio: Di serie C.
    Padre di Giorgio: Di serie C, se vuoi, ma sempre un cittadino che può godere dei diritti fondamentali.
    Giorgio: Quali? Ce ne sono sempre stati pochi di diritti. E pochi per tutti. Quello che si può dire è che non siamo stati i primi ad essere perseguitati. Ecco, questo sì. Ma siamo stati zitti, quando non toccava a noi.
  • Micol: Innanzitutto, lei è troppo sincero. E quindi, inevitabilmente… come dire…
    Giampiero: Maleducato.
  • Direttore della biblioteca: Sentite, io… Abbiate pazienza, ma io…
    Giorgio: Eh lo so, lei ha famiglia. Tutta l'Italia ha famiglia…
  • Ernesto: Ma vuoi proprio tornare?
    Giorgio: Sì, sono legato a troppe cose. Non posso portarle tutte dietro.

Explicit[modifica]

  • Micol: Dove ci porteranno?
    Padre di Giorgio: E chi lo sa. Preghiamo Dio che ci lascino insieme almeno noi. Eh, Micol. Noi di Ferrara.

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