James Rachels

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James Rachels (1941 – 2003), filosofo statunitense.

Diritto alla libertà?[modifica]

  • Al fine di dimostrare che gli animali possiedono diritti – e in particolare quello alla libertà – possiamo adottare il metodo seguente. Scegliamo dapprima di sottoporre a discussione un diritto sicuramente posseduto dagli uomini. Chiediamoci in seguito se esista tra uomini e animali una differenza così rilevante da giustificarci nel negare tale diritto agli animali attribuendolo al contempo agli uomini. Se la differenza non esiste, allora il diritto in questione è comune sia agli animali che agli uomini.
  • Ogni animale capace di soffrire fisicamente ha diritto a non essere torturato, e il motivo di ciò sta nel fatto che provare dolore è intrinsecamente male. Analogamente, se garantiamo agli uomini il diritto alla libertà semplicemente perché la consideriamo qualcosa di buono in sé di cui gli uomini sono capaci di godere, allora dobbiamo garantire lo stesso diritto ad ogni altro animale in grado di voler agire in un modo piuttosto che in un altro.
  • È noto che molti animali selvaggi non vivono affatto bene in cattività: strappati dall'ambiente naturale e rinchiusi negli zoo, dapprima sono esagitati e frustrati perché non riescono a svolgere le loro normali attività e, in seguito, divengono apatici e inattivi, vere e proprie ombre di se stessi. Certi diventano addirittura perversi e distruttivi.
  • Ogni creatura dotata di interessi ha almeno un diritto presunto a non vedere tali interessi lesi senza motivo. Gli animali che in cattività soffrono hanno interesse ad essere liberi, e quindi hanno almeno un presunto diritto alla libertà.
  • Forse gli animali non creano concetti astratti, ma mostrano dei desideri, e, secondo tutte le apparenze, tra i desideri delle scimmie reso vi è quello di non arrecare sofferenza ai propri simili; ne concludo quindi che esse provano davvero compassione.
  • Il mio più grosso debito di riconoscenza va a Peter Singer, che ha influenzato tutto il mio pensiero sulla moralità del nostro modo di trattare gli animali non umani.

Diritto alla vita per gli animali?[modifica]

  • La tortura è sbagliata perché provoca sofferenze. È la capacità di soffrire, e non il possesso di concetti sofisticati, che sta a fondamento dell'inaccettabilità della tortura. Ciò vale tanto per le persone che per i conigli; in entrambi i casi, la tortura è sbagliata a causa della sofferenza che procura. La caratteristica che qualifica gli umani come titolari del diritto di non essere torturati è, dunque, una caratteristica posseduta anche dai conigli, e da molti altri animali. Affermo perciò che, se gli umani hanno diritto di non essere torturati, lo stesso vale per gli altri animali.
  • La dottrina della sacralità della vita ha poco dalla sua, se la si interpreta esclusivamente in chiave di vita biologica. La mia tesi al riguardo è che un individuo ha diritto alla vita se ha una vita in senso biografico. In base a questo criterio, almeno alcuni animali non-umani avrebbero un diritto di questo genere. Le scimmie, per fare l'esempio più ovvio, hanno vite piuttosto complesse. Sono notevolmente intelligenti, formano famiglie, vivono in gruppi sociali e apparentemente esibiscono atteggiamenti rivolti sia al passato sia al futuro. Da un punto di vista emotivo e intellettuale le loro vite non sembrano complesse quanto quelle umane; tuttavia, più impariamo su di loro, più si fanno impressionanti le somiglianze tra noi e loro.
  • Siamo solo all'inizio della nostra esplorazione della ricchezza del mondo animale. Si consideri, per esempio, il polpo. È un mollusco – come le ostriche o le cozze – ma il suo sistema nervoso centrale – che sembra si sia sviluppato originariamente per il controllo delle ventose sui tentacoli – è il più complesso fra tutti gli invertebrati. Ha una tana, controlla un territorio e combatte contro i suoi simili, qualora tentino di invaderlo, mai però fino alla morte. Gli studiosi sostengono che manifesta emozioni come paura e ira attraverso il mutamento del colore della pelle (la sua abilità nel mutare colore gli consente anche di mimetizzarsi con l'ambiente circostante qualora siano nei paraggi i suoi nemici naturali). Nel corso delle sue attività di predazione non mostra emozioni, mentre ciò accade nelle lotte con i suoi simili.
  • Quando consideriamo i mammiferi con cui abbiamo più familiarità, reputiamo ragionevole pensare che siano dotati di una vita in senso biografico. Hanno emozioni, preoccupazioni, sistemi sociali e tutto il resto, benché, forse, non proprio allo stesso modo degli umani.

Bibliografia[modifica]

  • James Rachels, Diritto alla libertà?, in Aa. Vv., Diritti animali, obblighi umani, Gruppo Abele, Torino, 1987, pp. 205-221. ISBN 88-7670-097-8 [La traduzione riportata in Diritti animali, obblighi umani è tratta da Silvana Castiglione (a cura di), I diritti degli animali: prospettive bioetiche e giuridiche, il Mulino, Bologna, 1985]
  • James Rachels, Diritto alla vita per gli animali?, in Aa. Vv., Etica e animali, a cura di Luisella Battaglia, traduzione di Brunella Casalini, Liguori Editore, Napoli, 1998, pp. 211-226. ISBN 88-207-2686-6

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