Peter Singer

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Peter Singer

Peter Albert David Singer (1946 – vivente), filosofo australiano.

Citazioni di Peter Singer[modifica]

  • L'analogia tra specismo e razzismo è valida sia in pratica che in teoria nel campo della sperimentazione. Lo spiccato specismo porta a dolorosi esperimenti su altre specie, con la scusa dei loro contributi alla conoscenza. [...] Lo spiccato razzismo ha portato a dolorosi esperimenti su altre razze, con la scusa dei loro contributi alla conoscenza.[1]
  • La gente ha abbastanza buon senso da capire che i "morti cerebrali" non sono veramente morti. La morte cerebrale non è altro che una comoda finzione. Fu proposta e accettata perché rendeva possibile il procacciamento di organi.[2]
  • Le forme di allevamento intensivo rappresentano una applicazione scientifica e tecnologica dell'atteggiamento secondo cui gli animali sono per noi dei semplici oggetti da usare. Per avere sulla tavola carne a un prezzo contenuto, la nostra società tollera metodi di allevamento che costringono animali dotati della capacità di sentire a vivere ammucchiati in condizioni intollerabili per l'intera durata della loro esistenza.[3]
  • Un animale può soffrire di più proprio a causa della sua limitata capacità di comprensione.[4]

Le sofferenze inflitte agli animali[modifica]

  • I segni del comportamento e il fatto di sapere che la struttura biologica degli animali è simile alla nostra costituiscono insieme la dimostrazione adeguata che gli animali soffrono. (p. 250)
  • Come noi possiamo comprendere il comportamento del piccolo dell'uomo alla luce del comportamento dell'uomo adulto, così possiamo comprendere il comportamento di altre specie alla luce del nostro (e qualche volta possiamo capire meglio il nostro stesso comportamento alla luce di quello di altre specie). (p. 250)
  • Se non c'è giustificazione morale all'ignorare la sofferenza quando è presente — ed essa è presente nelle altre specie — che cosa dire del nostro atteggiamento nei confronti di queste altre specie? Richard Ryder, un altro collaboratore di Animals, Men and Morals,[5] usa il termine speciesismspecismo») per definire la nostra convinzione di aver diritto a trattare i membri di altre specie in una maniera che non sarebbe ammessa per i membri della nostra stessa specie. Il termine [...] rende bene le analogie tra questo atteggiamento e il razzismo. Il non razzista farà bene a tenerle presenti quando è portato a difendere il comportamento umano nei confronti dei non umani. «Non dobbiamo preoccuparci della condizione della nostra stessa specie prima di occuparci delle altre?» si chiederà, magari, il non razzista. Se sostituiamo «razza» a «specie» vediamo che si tratta di una domanda che è meglio non porsi. «È adeguata, dal punto di vista della nutrizione, una dieta esclusivamente vegetariana?» è una domanda che richiama alla mente l'argomento del proprietario di schiavi secondo cui lui e tutta l'economia del Sud sarebbero andati in rovina senza il sostegno della manodopera schiava. C'è perfino un parallelo con gli scetticismi e i dubbi circa le sofferenze degli animali, perché secondo alcuni schiavisti c'era da dubitare che i negri soffrissero nella stessa misura dei bianchi. (p. 251)

Liberazione animale[modifica]

  • Noi non «amavamo» gli animali: semplicemente volevamo che venissero trattati come gli esseri sensibili e indipendenti che sono, e non come mezzi per i fini umani – come era stato trattato il maiale la cui carne era adesso nei panini della nostra ospite. (p. 10)
  • Lo specismo – la parola non è elegante, ma non riesco a pensare a un termine migliore – è un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie. (p. 22)
  • Tracciare questo confine [la superiorità di una specie su un'altra] tramite caratteristiche come l'intelligenza o la razionalità significherebbe agire in modo arbitrario. Perché non scegliere allora il colore della pelle? (p. 24)
  • Le persone che sostengono la dottrina della «santità della vita» si oppongono all'aborto e all'eutanasia. Dato però che solitamente esse non si oppongono all'uccisione degli animali non umani, sarebbe forse più esatto denominarla dottrina della «santità della vita umana». L'idea che la vita umana, e solo la vita umana, sia inviolabile è una forma di specismo. (p. 33)
  • Quando è pronta per partorire, la scrofa viene spostata – ma soltanto per andare nel «recinto di figliatura». (Gli umani partoriscono, ma i maiali «figliano».) Qui la scrofa può essere ancor più strettamente limitata nei movimenti di quanto non lo fosse nel box. Un congegno soprannominato «la vergine di ferro», formato da un'intelaiatura di metallo che preclude la libertà di movimento, è stato introdotto e ampiamente adottato in molti paesi. Il preteso scopo è impedire alla scrofa di rotolare sui maialini e schiacciarli, ma questo si potrebbe ottenere anche ponendola in condizioni più naturali. (p. 139)
  • È stato detto che, se dovessimo uccidere personalmente per procurarci la carne, saremmo tutti vegetariani. (p. 162)
  • Molte persone che si oppongono alla crudeltà verso gli animali, si arrestano di fronte alla prospettiva di diventare vegetariane. È di tali persone che Oliver Goldsmith, il pensatore umanitario del diciottesimo secolo, scrisse: «Provano pietà, e mangiano gli oggetti della loro compassione». (p. 170)
  • Diventare vegetariano non è meramente un gesto simbolico. Non è neanche il tentativo di isolarsi dalle sgradevoli realtà del mondo, di mantenersi puro e senza responsabilità per la crudeltà e per la carneficina che ci circondano. Diventare vegetariano è il passo più concreto ed efficace che si può compiere per porre fine tanto all'inflizione di sofferenze agli animali non umani, quanto alla loro uccisione. (p. 172)
  • Noi diamo al vitello del cibo che noi stessi potremmo mangiare. [...] Occorrono dieci chili e mezzo di proteine somministrate a un vitello per produrre soltanto mezzo chilo di proteine animali per gli umani. [...] Se mettiamo a confronto il numero totale di calorie prodotte dagli alimenti vegetali con quello riferibile agli alimenti di origine animale, il paragone è di nuovo del tutto a favore dei vegetali. [...] Se gli americani riducessero il loro consumo di carne del solo 10% per un anno, si disimpegnerebbero almeno 12 milioni di tonnellate di cereali per il consumo umano – vale a dire una quantità bastante ad alimentare 60 milioni di persone. [...] Il cibo sprecato dalla produzione animale nei paesi ricchi sarebbe sufficiente, se adeguatamente distribuito, a porre fine tanto alla fame quanto alla malnutrizione in tutto il mondo. (pp. 176-177)
  • Mezzo chilo di bistecca proveniente da un manzo allevato in un feedlot costa due chili e mezzo di cereali, oltre 9 litri d'acqua, l'energia equivalente a quasi 4 litri di benzina e approssimativamente 16 chili di terreno superficiale eroso. Più di un terzo dell'America del Nord è occupato dai pascoli, più di metà delle terre coltivate degli Stati Uniti sono destinate alla produzione di mangime per il bestiame, e più di metà di tutta l'acqua consumata negli Stati Uniti va al bestiame d'allevamento. [...] Un chilo di carne richiede cinquanta volta più acqua di una quantità di grano corrispondente. [...] Le richieste della produzione animale stanno prosciugando le vaste riserve d'acqua sotterranee da cui dipendono tante delle regioni più aride dell'America, dell'Australia e di altri paesi (pp. 178-179)
  • Sarà però la dissipazione delle foreste a rivelarsi la più grande delle follie causate dalla domanda di carne. Storicamente, la ricerca di terra da pascolo per gli animali è stato il motivo dominante del disboscamento. Lo è ancora oggi. [...] Nel corso degli ultimi venticinque anni, quasi la metà delle foreste pluviali tropicali del Centro America è stata distrutta, in gran parte per fornire carne di manzo all'America del Nord. (p. 180)
  • Stiamo letteralmente giocando d'azzardo con il futuro del nostro pianeta – per amore degli hamburger. (p. 181)
  • Solo coloro che antepongono la fede religiosa alle convinzioni fondate sul ragionamento e sulle prove possono ancora sostenere che la specie umana sia la specie prediletta dell'intero universo, o che gli altri animali siano stati creati per provvederci di cibo, o che abbiamo una divina autorità su di essi nonché il divino permesso di ucciderli. (p. 215)
  • È interessante notare come molti bambini da principio si rifiutano di mangiare la carne degli animali, e accettano di farlo soltanto a seguito degli strenui sforzi dei genitori, che erroneamente pensano sia necessario alla salute. [...] Noi mangiamo carne molto prima di essere in grado di comprendere che ciò che abbiamo nel piatto è il corpo senza vita di un animale. [...] Nello stesso tempo i bambini hanno un naturale amore per gli animali e la nostra società li incoraggia ad essere affettuosi con i cani e i gatti, e con tenere bestioline di pezza. [...] Il bambino ha due atteggiamenti contrastanti che coesistono, accuratamente divisi in modo che la contraddizione interna raramente causi problemi. [...] L'affetto del bambino viene diretto verso animali che non si mangiano: i cani, i gatti e i pochi altri animali che un bambino che vive in una città o nei sobborghi ha più possibilità di vedere. I suoi teneri giocattoli di pezza tendono ad essere orsacchiotti o leoni più che maiali o mucche. (p. 222)
  • Raramente ci soffermiamo a riflettere che l'animale che uccide con meno ragioni per farlo è l'animale umano. Consideriamo feroci i leoni e i lupi perché uccidono; ma essi devono uccidere, o morire di fame. Noi uccidiamo gli altri animali per divertimento, per soddisfare la nostra curiosità, per adornare il nostro corpo, per compiacere il nostro palato. (p. 230)
  • Si dice spesso, come obiezione al vegetarianesimo, che poiché gli altri animali uccidono per mangiare, noi possiamo fare altrettanto. Tale analogia era già stata superata nel 1785, quando William Paley la confutò sottolineando come, mentre gli umani sono in grado di vivere senza uccidere, gli altri animali non abbiano altra scelta se vogliono sopravvivere. [...] È strano come gli umani, che normalmente si considerano tanto superiori agli altri animali, impieghino, qualora sembri sostenere le loro preferenze dietetiche, un argomento che implica che dovremmo volgerci agli altri animali per riceverne ispirazione ed insegnamento morali. (pp. 232-233)
  • È soltanto quando pensiamo agli esseri umani come a nulla più che un piccolo sottogruppo di tutti gli esseri che abitano il nostro pianeta, che possiamo renderci conto che, elevando la nostra specie, abbassiamo al contempo lo status relativo di tutte le altre. (p. 247)

Citazioni su Liberazione animale[modifica]

  • Liberazione animale, il libro più importante degli ultimi decenni nel filone animalista. Impossibile prescinderne. Vi è esposta una riflessione densissima su tutte le implicazioni morali poste dalla pretesa umana di disporre della vita degli animali, pretesa che per Singer non ha alcun fondamento etico. [...] Liberazione animale, uscito nel 1975 e continuamente ristampato, ha segnato uno spartiacque, aprendo la stagione dell'animalismo contemporaneo, che oggi comprende un filone – l'antispecismo – che a Singer deve molto, ma che è andato ben oltre le sue concezioni utilitariste. (Lorenzo Guadagnucci)

Citazioni su Peter Singer[modifica]

  • Qualcuno, a un convegno sulla sperimentazione animale, chiese spiritosamente al pensatore australiano Peter Singer, professore di filosofia e direttore del Centro di bioetica dell'Università di Melbourne: «Perché i maiali dovrebbero avere dei diritti e la lattuga no?»
    Singer usò gli stessi argomenti con cui ha conferito autorevolezza al movimento animalista negli ultimi anni: «Perché gli animali soffrono, sia fisicamente se gli si fa del male, sia psicologicamente se gli vengono negati alcuni diritti "naturali": il loro habitat, la loro vita sociale, la loro prole». Problemi che la lattuga non ha... (Umberto Veronesi)

Note[modifica]

  1. Citato in de Mori, p. 121.
  2. Citato in Stefano Lorenzetto, Quei dubbi sulla morte censurati da 40 anni, il Giornale.it, 4 settembre 2008.
  3. Da Etica pratica, traduzione di Giampaolo Ferranti, Liguori, Napoli, 1989, p. 63. ISBN 88-207-1688-7
  4. Citato in de Mori, p. 69.
  5. Le sofferenze inflitte agli animali è una recensione di Singer al libro Animals, Men and Morals (1973), che costituisce una raccolta di articoli di vari autori contro le crudeltà verso gli animali.

Bibliografia[modifica]

  • Barbara de Mori, Che cos'è la bioetica animale, Carocci, Roma, 2007. ISBN 978-88-430-4079-7
  • Peter Singer, Le sofferenze inflitte agli animali (The sufferings of the Animals), in Comunità, edizione 170, 1973.
  • Peter Singer, Liberazione animale (Animal Liberation), traduzione di Enza Ferreri, a cura di Paola Cavalieri, Il Saggiatore, Milano, 2009. ISBN 88-56-50180-5 (Anteprima su Google Libri)

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