Javier Marías

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Javier Marías

Javier Marías Franco (1951 – vivente), scrittore spagnolo.

Citazioni di Javier Marías[modifica]

  • È il regno della contraddizione: non si possono mettere le mani addosso a un ragazzo per nessun motivo, per quanto commetta sciocchezze e non senta ragioni («è molto sensibile»), mentre invece lo si può rinchiudere dietro le sbarre per un certo periodo per rovinargli la vita definitivamente. [1]
  • Nelle cose minori bisogna saper essere ingiusti. (da Il tuo volto domani, 1. Febbre e lancia, traduzione di Glauco Felici, Enaudi ET Scrittori 1347)
  • Niente mi annoierebbe e mi dissuaderebbe quanto il sapere in anticipo, quando comincio un romanzo, ciò che questo sarà: quali personaggi lo popoleranno, quando e come appariranno o scompariranno, che cosa ne sarà delle loro vite o del frammento delle loro vite che racconterò. Tutto questo accade mentre il romanzo viene scritto, appartiene al regno dell'invenzione nel senso etimologico di scoperta, ritrovamento; e vi sono anche momenti in cui ci si ferma e si vedono aprirsi due possibilità di prosecuzione, totalmente opposte. Quando il libro è concluso [...], sembra impossibile che avrebbe potuto essere diverso da come è. (da L'uomo sentimentale, traduzione di G. Felici, Einaudi, 2000)
  • Sembra che ogni nuova generazione di giovani sia sempre più suscettibile e sempre più pusillanime e ogni nuova generazione di genitori sempre più disposta a proteggerla e a incoraggiare questa pusillanimità, in un crescendo senza fine. [1]
  • Sono troppi quelli che nascono ed è come se non fosse avvenuto e come se non fossero mai esistiti; sono così pochi quelli di cui si conserva memoria e ci sono tanti che muoiono presto come se il mondo non avesse la pazienza di assistere alla loro vite o avesse fretta di liberarsene. (da Nera schiena del tempo)

Incipit di alcune opere[modifica]

Nera schiena del tempo[modifica]

Credo di non aver confuso ancora mai la finzione con la realtà, anche se le ho mescolate in più di una circostanza come tutti quanti, non soltanto i romanzieri, non soltanto gli scrittori ma coloro che hanno raccontato qualcosa da quando è cominciato il nostro tempo conosciuto, e in questo tempo conosciuto nessuno ha fatto altro che raccontare e raccontare, o preparare e meditare il suo racconto, o ordirlo. Quindi, qualcuno racconta un aneddoto su quanto gli è successo e per il semplice fatto di raccontarlo lo sta già deformando o forzando, la lingua non può riprodurre i fatti e quindi non dovrebbe neppure tentare di farlo, ed ecco perciò che in alcuni processi, immagino – in quelli dei film, che sono quelli che conosco meglio –, si chiede a coloro che sono coinvolti una ricostruzione materiale o fisica dell'accaduto, si chiede di ripetere i gesti, i movimenti, i passi avvelenati che hanno percorso o come hanno pugnalato per diventare colpevoli, e di impugnare ancora una volta l'arma e di assestare il colpo a chi ha cessato di essere e non è più per causa loro, o in aria, perché non è sufficiente che lo dicano o lo raccontino con la massima precisione e con la massima imparzialità, bisogna vederlo e si richiede loro una imitazione, una rappresentazione o messa in scena, anche se adesso senza il pugnale in mano o senza il corpo in cui infiggerlo – sacco di farina, sacco di carne –, adesso a freddo e senza aggiungere un altro delitto né una nuova vittima, adesso soltanto come simulazione e ricordo, perché quello che non possono mai riprodurre è il tempo passato o perduto né resuscitare il morto che ormai è passato e si è perduto in quel tempo.

Domani nella battaglia pensa a me[modifica]

Nessuno pensa mai che potrebbe ritrovarsi con una morta tra le braccia e non rivedere mai più il viso di cui ricorda il nome. Nessuno pensa mai che qualcuno possa morire nel momento più inopportuno anche se questo capita di continuo, e crediamo che nessuno se non chi sia previsto dovrà morire accanto a noi. Molte volte si nascondono i fatti o le circostanze: i vivi e quello che muore — se ha il tempo di accorgersene — spesso provano vergogna per la forma della morte possibile e per le sue apparenze, e anche per la causa. Una indigestione di frutti di mare, una sigaretta accesa quando si sta per prendere sonno che dà fuoco alle lenzuola, o anche peggio, alla lana di una coperta; uno scivolone nella doccia — la nuca — e la porta del bagno chiusa a chiave, un fulmine divide in due un albero in un grande viale e quell'albero cadendo schiaccia o stacca la testa di un passante, forse uno straniero; morire con indosso soltanto i pedalini, o dal barbiere con un grande bavaglino, al postribolo o dal dentista; o mangiando il pesce e trafitto da una spina, morire strozzandosi come il bambino la cui madre non è lì a infilargli un dito in gola per salvarlo; morire rasati a metà, con una guancia coperta di schiuma e la barba diseguale fino alla fine dei tempi se nessuno rimedia e per pietà estetica non conclude il lavoro; per non citare i momenti più ignobili dell'esistenza, i più nascosti, di cui non si parla mai se non durante l'adolescenza, perché al di fuori di questa non ce n'è il pretesto, anche se c'è chi poi li sbandiera per apparire arguto senza riuscirci mai.

Explicit di Un cuore così bianco[modifica]

Luisa a volte canticchia nel bagno, mentre io la guardo prepararsi appoggiato sullo stipite di una porta che non è quella di camera nostra, come un bambino pigro o malato che guarda il mondo dal suo cuscino o senza oltrepassare la soglia, e da lì ascolto quel canto femminile tra i denti che non si fa per essere ascoltato né tantomeno interpretato o tradotto, quel canticchiare insignificante senza intenzioni né destinatario che si ascolta e si apprende e non si dimentica più. Quel canto comunque intonato e che non tace né si stempera dopo che è terminato, quando è seguito dal silenzio della vita adulta, o forse della vita maschile.

Citazioni su Javier Marías[modifica]

  • Un romanziere puro. Un grande amico. Da bambini leggevamo gli stessi libri: con una differenza, quelle storie lui voleva scriverle, e io viverle. (Arturo Pérez-Reverte)

Bibliografia[modifica]

  • Javier Marías, Domani nella battaglia pensa a me, trad. di Glauco Felici, Einaudi, 2000. ISBN 8806173103
  • Javier Marías, Nera schiena del tempo, traduzione di di Glauco Felici, Giulio Einaudi editore, 2000.

Note[modifica]

  1. a b da La pelle sottile dei nostri ragazzi e l'autorità che manca agli adulti, traduzione di Francesca Buffo, in Corriere della sera dell'11 ottobre 2009.

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