Jean-Claude Izzo

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Jean-Claude Izzo (1945 – 2000), scrittore francese.

Citazioni di Jean-Claude Izzo[modifica]

  • Di fronte al mare la felicità è un'idea semplice. (da Chourmo. Il cuore di Marsiglia)
  • Nella vita non dobbiamo accettare niente che sia contro la nostra felicità. (da Vivere stanca)
  • Le albe non sono che l'illusione della bellezza del mondo. (da Chourmo. Il cuore di Marsiglia)
  • Anche per perdere bisogna sapersi battere. (da "Casino Totale")

Casino Totale[modifica]

Incipit[modifica]

Aveva solo l'indirizzo, Rue des Pistoles, nel Vieux Quartier. Erano anni che non tornava a Marsiglia. Ora non aveva più scelta. Era il 2 giugno, pioveva. Nonostante la pioggia, il tassista rifiutò di inoltrarsi nei vicoli. Lo fece scendere davanti a Montée-des-Accoules. Un centinaio e più di scalini da salire e un dedalo di strade fino a rue des Pistoles. Il suolo era cosparso di sacchi di spazzatura sventrati e dalle strade saliva un odore acre, un misto di piscio, umidità e muffa. Unico grande cambiamento, il restauro del quartiere. Alcune case erano state demolite. Le facciate di altre ridipinte, in ocra e rosa, con persiane verdi e blu, all'italiana. Di rue des Pistoles, probabilmente una delle più strette, rimaneva solo una metà, il lato pari. L'altro era stato raso a suolo, così come le case di rue Rodillat. Al loro posto, un parcheggio. Fu la prima cosa che vide sbucando all'angolo di rue du Refuge. Qui, sembrava che i costruttori avessero fatto pausa. Le case erano luride, fatiscenti, divorate da una vegetazione merdosa.

Citazioni[modifica]

  • Marsiglia non è una città per turisti. Non c'è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c'è da vedere si lascia vedere. E allora è troppo tardi, si è già in pieno dramma. Un dramma atipico dove l'eroe è la morte. A Marsiglia, anche per perdere bisogna sapersi battere.
  • Eravamo diventati uomini. Disillusi e cinici. Un po' amari, anche. Non avevamo niente. Neanche il diploma. Nessun futuro. Solo la vita. Ma la vita senza futuro era meno di niente.
  • L'onore qui è fondamentale. "Non hai onore". Era l'insulto peggiore. Si poteva uccidere per l'onore. L'amante di tua moglie, colui che ha "sporcato" tua madre, o il tizio che ha fatto un torto a tua sorella.
  • A Marsiglia, si chiacchiera. Il rap è solo questo. Chiacchiere, niente di più. I cugini della Giamaica avevano trovato qui dei fratelli. E chiacchieravano come al bar. Di Parigi, dello Stato centrale, delle periferie scalcinate, degli autobus notturni. La vita, i problemi. Il mondo visto da Marsiglia.
  • Scendere rue d'Aubagne, a qualsiasi ora del giorno, è come viaggiare. Un susseguirsi di negozi, ristoranti, come tanti scali. Italia, Grecia, Turchia, Libano, Madagascar, La Réunion, Thailandia, Vietnam, Africa, Marocco, Tunisia, Algeria.
  • Marsiglia è stata contagiata dalla coglionaggine parigina. Sogna di essere capitale. Capitale del Sud. Dimenticando che quel che la rendeva una capitale era il porto. Incrocio di tutte le mescolanze umane. Da secoli. Da quando Protis ha posato il piede sulla spiaggia. E sposato la bella Gyptis, principessa ligure.
  • Non mi piace rispondere alle domande che mi toccano intimamente. Le risposte sono spesso ambigue e si possono prestare a ogni interpretazione. Anche se si tratta di una persona vicina.
  • Avevo amato le donne con le quali ero vissuto. Tutte. E con passione. Anche loro mi avevano amato. Ma sicuramente con maggior sincerità. Mi avevano dato un po' di tempo della loro vita. Il tempo è una cosa essenziale nella vita delle donne. Per loro, è reale. Per gli uomini, relativo. Mi avevano dato molto. E io, cosa avevo regalato? Tenerezza. Piacere. Felicità sul momento. Su questo, sapevo cavarmela. Ma dopo?
  • Per pescare, bisogna avere la mente sgombra. Come a biliardo. Si guarda la palla. Ci si concentra sulla traiettoria che le si vuole far fare, e poi si imprime alla stecca la forza che si desidera. Con sicurezza e determinazione. A pesca, si lancia la lenza, poi ci si concentra sul galleggiante. Non si lancia la lenza così a caso. Un pescatore si riconosce dal lancio. Lanciare denota l'arte della pesca. L'esca attaccata all'amo deve impregnarsi di mare, dei suoi riflessi. Sapere che il pesce è lì sotto non basta. L'amo deve arrivare in acqua con la leggerezza di una mosca. L'abbocco, lo si deve intuire. Per uncinare il pesce nell'attimo in cui morde.
  • [...]Era la mia regola, in barca non portavo nessuno. Era la mia isola.
  • Per la prima volta, misi in conto che capire non mi sarebbe probabilmente bastato. Capire significa aprire una porta, ma raramente si sa cosa c'è dietro.
  • Le belle giornate esistono solo al mattino presto. Avrei dovuto saperlo. Le albe non sono che l'illusione della bellezza del mondo. Quando il mondo apre gli occhi, la realtà riprende i suoi diritti. E riappare il merdaio.
  • Non avevo mai chiesto nulla. Neppure se era felice. Eravamo complici, ma estranei. Ci fidavamo l'uno dell'altro. Ci rispettavamo. E questo solo importava. Per lui come per me. Perché è così difficile darsi un amico dopo i quarant'anni? Perché non abbiamo più sogni, ma solo rimpianti?
  • [...] «Cosa vuoi sapere? Se sono innamorato di una prostituta? È la fantasia di ogni uomo. Amare una puttana. Strapparla al suo magnaccia. Essere il suo magnaccia. Averla solo per sé. Donna oggett...». Mi sentii stanco.
  • La sensualità delle vite disperate. Solo i poeti possono parlare così. Ma la poesia non ha mai dato risposte. Testimonia, e basta. La disperazione. E le vite disperate.
  • Essere pugile non significa soltanto colpire, ma, prima di tutto, imparare a ricevere i colpi. A incassare. A fare in modo che quei colpi facciano meno male possibile. La vita non è altro che un succedersi di round. Incassare, incassare. Tenere duro, non cedere. E colpire al posto giusto, nel momento giusto.
  • «Non sopporterei di essere amato da una donna che non ha niente da perdere. Amare, è questo, la possibilità di perdere.»
  • La giustizia di Dio è cieca, lo sanno tutti.
  • Non mi piacciono le partenze. E neppure i ritorni. Desideravo solo che le cose succedessero, così come dovevano succedere.
  • Marsiglia, porta d'Oriente. Altro luogo. Avventura, sogno. I Marsigliesi non amano i viaggi. Tutti li credono marinai, avventurieri, con padri e nonni che hanno fatto il giro del mondo, almeno una volta. Al massimo, sono stati fino a Niolo, o a Cap Croisette. Nelle famiglie borghesi, il mare era proibito ai bambini. Il porto permetteva gli affari, ma il mare era sporco. Da lì veniva il vizio. E la peste. Appena arrivava le bella stagione ci si spostava a vivere all'interno. Aix e la sua campagna, i mas e le bastide. Il mare veniva lasciato ai poveri.
  • Avevo ascoltato abbastanza da esserne nauseato per secoli. Fortunatamente sarei morto prima!
  • Questa era la storia di Marsiglia. La sua eternità. Un'utopia. L'unica utopia del mondo. Un luogo dove chiunque, di qualsiasi colore, poteva scendere da una barca o da un treno, con la valigia in mano, senza un soldo in tasca, e mescolarsi al flusso degli altri. Una città dove, appena posato il piede a terra, quella persona poteva dire: «Ci sono. È casa mia»
  • Non era West Side Story. Latini contro americani. Ogni banda aveva la sua parte di italiani, spagnoli, armeni, portoghesi, arabi, africani, vietnamiti. Si faceva a botte per il sorriso di una ragazza, non per il colore della pelle. Questo creava amicizie, non odio.
  • «Quando hai sofferto troppo, contando i soldi, non riesci più a vedere nulla della vita. Pensi solo a cambiarla. Un'ossessione [...]»
  • [...] Cosa avevo da giocarmi? Quattro donne. Babette, l'amicizia trovata, Leila, un appuntamento mancato. Marie-Lou, una promessa fatta. Lole, persa, e attesa. Fiori, picche, quadri, cuori.
  • Il mondo si stava rimettendo in ordine. Le nostre vite. Tutto quel che avevamo perso, sbagliato, dimenticato, trovava finalmente un senso. Con un solo bacio. Quel bacio.
  • Pensai di nuovo a Marie-Lou. Alla notte trascorsa con lei a ballare. Il piacere provato mi aveva riportato indietro di anni. All'epoca in cui ogni pretesto era buono per passare le notti in bianco. Ero invecchiato una mattina, tornando a casa. E non sapevo come.
  • Più tardi, sulla spiaggia, mi aveva fatto qualche domanda sulla mia vita, sulle donne della mia vita. Non ho mai saputo parlare delle donne che ho amato. Volevo preservare quegli amori che erano in me. Raccontarli, significava rievocare litigi, lacrime, porte sbattute. E le notti che seguono, con le lenzuola spiegazzate come il cuore. E non volevo. Volevo che i miei amori continuassero a vivere. Con la bellezza del primo sguardo. La passione della prima volta. La tenerezza del primo risveglio. Avevo risposto a vanvera, più vagamente possibile.

Chourmo Il cuore di Marsiglia[modifica]

Incipit[modifica]

Dall'alto dei gradini della stazione Saint-Charles, Guitou, come lo chiamava ancora sua madre, contemplava Marsiglia. "La grande città". Sua madre ci era nata, ma non gliel'aveva mai fatta vedere. Malgrado le promesse. Adesso era lì. Solo. Come un adulto. E tra due ore, avrebbe rivisto Naima. Per questo era venuto. Con le mani infilate nelle tasche dei jeans e una Camel tra le labbra, scese lentamente la scalinata. Di fronte alla città.

Citazioni[modifica]

  • Chourmo, in provenzale, significa la ciurma, i rematori della galera. A Marsiglia, le galere, le conoscevamo bene. Per finirci dentro non c'era bisogno, come due secoli fa, di aver ucciso il padre o la madre. No, oggi bastava essere giovane, immigrato o non. Il fan-club dei Massilia Sound System, il gruppo di raggamuffin più scatenato che ci sia, aveva ripreso quell'espressione. Da allora, il chourmo era diventato un gruppo di incontro e supporto di fan. [...] Ma non era questo lo scopo del chourmo. Lo scopo era che la gente si incontrasse. Si "immischiasse" come si dice a Marsiglia. Degli affari degli altri e viceversa. Esisteva uno spirito chourmo. Non eri di un quartiere o di una cité. Eri chourmo. Nella stessa galera, a remare! Per uscirne fuori. Insieme. Restafada!
  • Non credeva in Dio, ma era superstizioso, come tutti i figli di italiani.
  • Non c'è nulla di più piacevole, quando si ha tempo da perdere, che farsi uno spunti, la mattina, di fronte al mare.
  • [...] come molti marsigliesi, i racconti di viaggi mi incantavano più dei viaggi stessi. Non mi ci vedevo a prendere un aereo per Città del Messico, Saigon o Buenos Aires. Facevo parte di una generazione per cui i viaggi avevano un significato preciso. Quello dei piroscafi, dei cargo. Della navigazione. Dei tempi imposti dal mare. Dei porti. Della passerella posata sulla banchina, e l'ebbrezza dei nuovi odori, dei visi sconosciuti.
  • «Il mio sangue è italiano. Noi italiani non siamo arabi.»
    «Il sud non è Italia. È il paese dei vagabondi. Sai come dicono in Piemonte? Mau-Mau. Un'espressione per indicare gli arabi, gli zingari e tutti gli italiani da Roma in giù. Cazzo! [...]»
  • Qui, le cose non sono peggio che altrove. Né meglio. Cemento in un paesaggio convulso, roccioso e calcareo. E la città, laggiù a sinistra. Lontano. Qui si è lontani da tutto. Salvo dalla miseria. (citando La Bigotte)
  • Quando non si ha niente, avere il mare – il Mediterraneo – è molto. Come un tozzo di pane per chi ha fame.
  • Quelle cités non erano un luogo dove potersi amare. Tutti i ragazzi che ci erano nati e che c'erano cresciuti lo sapevano. Qui non c'è vita, è la fine. E l'amore ha bisogno di sogno e di futuro. Il mare, invece di scaldargli il cuore come ai loro genitori, li spingeva ad andarsene.
  • Interrogare il passato non serve a niente. È al futuro che bisogna fare le domande. Senza futuro, il presente è solo disordine.
  • [...] per migliaia di ragazzi della cités, la galera è il grande salto. Quando escono trovano davvero il peggio. Il meglio se lo lasciano alle spalle. L'hanno divorato, ed è già pane vecchio.
  • Ma neppure le parole sono il mio forte. Mi confondono. Non so parlare. Di quello che ho dentro, voglio dire. Le chiacchiere, le so fare benissimo, come tutti i marsigliesi.
  • L'esistenza è fatta così, di incroci. Scegli se andare a sinistra o a destra e ti trovi su una strada diversa da quella che avevi sperato di imboccare.
  • Il pastis e la kémia – olive nere e verdi, cetrioli e sottaceti – facevano parte dell'arte di vivere marsigliese. Un'epoca in cui la gente sapeva ancora parlare e aveva ancora cose da dirsi.
  • Un po' di verità, pensai, non fa male a nessuno. Non ai morti, in ogni caso.
  • La bottarga è una specialità di Martigues. [...] Bisogna, infatti, estrarre i due grappoli di uova, senza strappare la membrana che li protegge, salarli, schiacciarli e farli seccare. Per la preparazione ci vuole almeno una settimana.
  • Il tempo, quando si resta fermi, passa a una velocità folle.
  • «[...] Le persone che abbiamo amato non muoiono mai. Viviamo con loro. Sempre... Vedi, è come questa città, vive di tutti quelli che ci hanno vissuto. Tutti ci hanno sudato, faticato, sperato. Mio padre e mia madre sono ancora vivi in queste strade.»
    «Una città di esiliati»
    «Si, è così. Questa città sarà sempre e soltanto l'ultimo scalo del mondo. Il suo futuro appartiene a coloro che arrivano. Mai a quelli che partono.»
    «Oh! E chi resta, allora»
    «Sono come chi sta in mare, Felix. Non si sa mai se sono morti o vivi»
  • La schifezza del mondo andava più velocemente di noi. Potevamo dimenticarla, negarla, ma tanto ci avrebbe raggiunti, sempre.
  • Ebbi un conato di vomito. Corsi in fondo alla terrazza e vomitai sugli scogli. Un'onda si infranse, divorando il mio rifiuto del mondo. La sua disumanità e la sua inutile violenza. Guardai la schiuma bianca lambire gli anfratti dello scoglio prima di ritirarsi. Mi faceva male lo stomaco. Il corpo cercava la bile. Ma non avevo più nulla da vomitare. Solo un'immensa tristezza.
  • Le vittime più visibili sono quelle degli attentati. Altre cadono, senza che il nesso sia evidente.
  • Al terzo pastis, gli avevo detto che rifiutavo l'idea che la Storia fosse l'unica forma di destino.
  • Dal cielo al mare, era un'infinita varietà di blu. Per il turista, quello che viene dal nord, dall'est o dall'ovest, il blu è sempre blu. Solo dopo, quando ci si sofferma a guardare il cielo e il mare, ad accarezzare con gli occhi il paesaggio, se ne scoprono altre tonalità: il blu grigio, il blu notte e il blu mare, il blu scuro, il blu lavanda. O il blu melanzana, nelle sere di temporale. Il blu verde. Il blu rame del tramonto, prima del mistral. O quel blu così pallido, quasi bianco.
  • Un altro capitolo della mia vita, da aggiungere, anche questo, alla lista già lunga delle perdite.
  • Un immigrato è qualcuno che non ha perso niente, perché lì dove viveva non aveva niente. La sua unica motivazione è sopravvivere un po' meglio di prima.
  • Sì, aveva tentato di sedurmi, così come aveva fatto con Hocine Draoui. Sì, potevo essere utile. Preferivo continuare a pensare che mi aveva desiderato, senza secondi fini. Il mio orgoglio maschile ne usciva vittorioso. Non era latino per niente!
  • «Sei un tipo strano, Montale. Mi fai pensare a una clessidra. Quando la sabbia è scesa, c'è sempre qualcuno che viene a girarla. Cuc ti ha fatto un bell'effetto!»
  • Pensavo spesso al credo di Serge:"‎"Dove c'è rivolta, c'è rabbia. Dove c'è rabbia, c'è vita." Era bello.
  • Ne dubitavo. Ma non potevo esserne sicuro. Avevo letto da qualche parte, probabilmente in un romanzo da due soldi, che "gli uomini sono guidati dalla parte cieca che è in loro". È così, e cosi andiamo avanti. Alla cieca. La scelta è solo un'illusione. L'inganno che la vita ti offre per rendere la pillola meno amara. Non è lo scegliere che determina le cose, ma la nostra disponibilità verso gli altri. (p. 329)
  • Avevo fumato diverse sigarette, guardando il mare, prima di decidermi a muovermi. Sapevo cosa avrei fatto, e in quale ordine, ma mi sentivo pesante. Come il piombo. Un piccolo soldato di piombo. In attesa che una mano lo toccasse per mettersi in moto. E la mano era il destino. La vita, la morte. Non si sfugge a quel dito che si posa su di noi. Chiunque siamo. Nel bene e nel male. Il male mi era ormai più familiare.
  • Accesi una sigaretta e chiusi gli occhi. Sentii immediatamente la dolcezza del sole sul viso. Era bello. Credevo solo a questi momenti di felicità. Alle briciole dell'abbondanza. Avremo solo quello che riusciremo a mietere, qui e là. Questo mondo non aveva più sogni. E neppure più speranza.
  • Un colpo apoplettico. Una voglia di piangere. "Quando sei sull'orlo delle lacrime" mi aveva detto mia madre, "se sai fermarti in tempo, saranno gli altri a piangere". Mi accarezzava la testa. Dovevo avere undici o dodici anni. Era a letto, incapace di muoversi. Sapevo che sarebbe morta presto. Anche io, credo. Ma non avevo capito il senso di quelle parole. Ero troppo giovane. La morte, la sofferenza, il dolore, non erano reali. Avevo trascorso una parte della mia vita a piangere l'altra a rifiutare di farlo. E mi ero fatto fregare alla grande. Dal dolore, dalla sofferenza. Dalla morte.

Il sole dei morenti[modifica]

Incipit[modifica]

L'inverno Titì se lo portava dentro. In quell'istante, gli sembrò perfino che il freddo fosse più pungente nel suo corpo che fuori, per strada. Forse per questo non batteva più i denti, aveva pensato. Ormai non era che un unico blocco di ghiaccio, come l'acqua nei canaletti lungo i marciapiedi.

Citazioni[modifica]

  • "...nella sua mente (di Rico) fu un cielo azzurro. Un cielo da mistral. Pensò all'amore. A quello che era stato l'amore. Al piacere di amare. Alla tenerezza dei giorni. Alla delicatezza degli attimi. A tutto quello che voleva dire la felicità condivisa. a quella leggerezza sempre necessaria, indispensabile, delle parole, dei gesti, dei pensieri...".
  • "Solo quando il mondo ti crolla addosso scopri l'orrore. Che nel mondo esiste l'orrore. Perché sei sbattuto in un'altra vita e incontri gente di cui non avevi nemmeno immaginato l'esistenza, né il dolore".
  • Si può odiare continuando ad amare.
  • "Non ce la faccio più a chiedere l'elemosina. Mi dà il volta stomaco" "Sai, Rico: quando un uomo non ce la fa più chiede l'elemosina, una donna invece si vende. Pensaci bene: l'umiliazione che tu puoi provare non è niente di fronte a quello che devono sentire le donne. Farsi chiavare per vivere, noi non possiamo nemmeno immaginarci che inferno deve essere"

Marinai Perduti[modifica]

Incipit[modifica]

Marsiglia quel mattino aveva colori del mare del Nord. Diamantis trangugiò in fretta un Nescafé nella sala comune deserta. Poi scese sul ponte fischiettando Besame mucho, il motivo che più spesso gli tornava in mente. Anche l'unico che sapesse fischiare. Tirò fuori una Camel da un pacchetto stropicciato, l'accese e si appoggiò al parapetto. A Diamantis quel tempo non spiaceva. Non quel giorno lì, per lo meno. Si era svegliato con un umore già impiastrato di grigio.

Citazioni[modifica]

  • Lentamente Melina gli fece dimenticare la paura e gli insegnò di nuovo l'amore. Era una donna forte, con i piedi per terra, realista. Volitiva. Ed era anche un amante meravigliosa. Lo amava. Si può amare una volta sola nella vita, diceva lei, tutto il resto sono aneddoti.
  • Mentre finiva la birra al banco del Sammaritaine, aveva deciso di non andare da Mariette. C'era qualcosa che glielo impediva. Forse non era ancora pronto per andare a letto con una donna vera. Una donna che si aspettava qualcosa da un uomo, da lui. Qualcosa di diverso da una bella scopata. Mariette traboccava d'amore. Lui non poteva ricevere niente senza dare qualcosa in cambio. Amare era questo. Uno scambio fra due esseri.
  • Non saeva ancora cosa avrebbe potuto offrirle. A lei o a un'altra. Aveva solo ferite e ricordi, la solitudine, e il mare che lo assorbiva completamente. Mariette meritava qualcosa di meglio. E l'avrebbe trovato.

Solea[modifica]

Incipit[modifica]

La sua vita era laggiù, a Marsiglia. Laggiù, dietro quelle montagne che, stasera, il sole al tramonto colorava di un rosso vivo. "Domani ci sarà vento" pensò Babette. Da quando, quindici giorni prima, era arrivata a Le Castellas, un villaggio delle Cévennes, alla fine della giornata saliva sul crinale. Percorrendo il sentiero dove Bruno portava le capre. Qui, aveva pensato il mattino del suo arrivo, nulla cambia. Tutto muore e rinasce. Anche se ci sono più villaggi morenti che vivi. Sempre, prima o poi, un uomo reinventa i gesti più antichi. E tutto ricomincia. I sentieri, coperti della sterpaglia, ritrovano la loro ragione di esistere. «È questa, la memoria della montagna» aveva detto Bruno, servendole una gran tazza di caffè. Aveva conosciuto Bruno nel 1988. Il giornale aveva affidato a Babette la sua prima inchiesta importante. Vent'anni dopo il Maggio '68, che fine hanno fatto i militanti? Giovane filosofo, anarchico, Bruno si era battuto sulle barricate del Quartiere latino, a Parigi. Corri compagno, il vecchio mondo ti insegue era stato il suo unico slogan.

Citazioni[modifica]

  • Il vecchio mondo li aveva raggiunti. I soldi diventavano sogno e morale. L'unica gioia della vita. Il vecchio mondo dava il via a una nuova era, la miseria umana.
  • [...] malgrado tutto, il sole è più bello sul mare, non più bello ma più vero...
  • L'amicizia che aleggiava qui, tra i vapori dell'anice, si comunicava con un sguardo. Quello dell'esilio dei nostri padri. Ed era rassicurante. Non avevamo niente da perdere, avevamo già perso tutto.
  • Non conoscevo il deserto, ma conoscevo il mare. Mi sembrava fossero la stessa cosa.
  • «La solea» mi aveva spiegato lei una sera, «è la colonna vertebrale del canto flamenco»
  • [...] ti amo per fedeltà a una storia d'amore che non è mai esistita, e ti amo per verità di una storia d'amore che si costruisce su mille gioie quotidiane.
  • Ricordo di essermi chiesto perché le cose succedono sempre così in fretta. Le storie d'amore. Vorremmo che accadessero in un altro momento, quando siamo al massimo della forma, quando ci sentiamo pronti per l'altro. Un'altra. Un altro. Mi ero detto che in fondo nella vita non si controlla niente.
  • L'unico vero regalo che ogni giorno la vita mi offriva era lì davanti a me. Il mare, il cielo. A perdita d'occhio. Con quella luce uguale a nessun'altra che nasceva dall'uno e dall'altro.
  • [...] Lì dove il mare diventa più scuro. Più denso. Mi ero detto che la soluzione a tutte le contraddizioni dell'esistenza era lì, in quel mare. Il mio Mediterraneo.
  • Mi rassicurava un po' sentir dire, finalmente, che la sicurezza non è un'ideologia. Solo la consapevolzza della realtà sociale.
  • Chissà cosa mi aveva raccontato per ridurmi in un tale stato? Come poteva una donna introdursi con tanta faciltà nel cuore di un uomo, soltanto con sguardi e sorrisi? Era possibile accarezzare il cuore senza aver mai neppure sfiorato la pelle? Questo significa sedurre. Intrufolarsi nel cuore dell'altro, farlo vibrare, legarlo a sé.

Bibliografia[modifica]

  • Jean-Claude Izzo, Casino Totale, traduzione di B. Ferri, editore E/O, 1999. ISBN 8876414010
  • Jean-Claude Izzo, Chourmo. Il cuore di Marsiglia, traduzione di B. Ferri, editore E/O, 2000. ISBN 9788876414190
  • Jean-Claude Izzo, Il sole dei morenti, traduzione di F. Doriguzzi, editore E/O, 2011. ISBN 9788876417801
  • Jean-Claude Izzo, Marinai Perduti, traduzione di F. Doriguzzi, editore E/O, 2011. ISBN 9788876417900
  • Jean-Claude Izzo, Solea, traduzione di B. Ferri, editore E/O, 2000. ISBN 9788876414695
  • Jean-Claude Izzo, Vivere stanca, traduzione di F. Doriguzzi, editore E/O, 2007. ISBN 9788876417726

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